Prezzi, la trincea dei commercianti

10/09/2007
    domenica 9 settembre 2007

    Pagina 2- Economia

    Prezzi, la trincea dei commercianti

    «Ci penalizzano i supermercati». Barilla: «Costretti ai rincari dall’aumento delle materie prime»

      di Massimo Palladino / Roma

      LA FILIERA dei prezzi la invocano tutti, ma intanto a rimetterci sono le famiglie. Per questo il 12 settembre il ministro PierLuigi Bersani e il suo collega di governo Paolo De Castro, ministro delle Politiche Agricole, hanno convocato le principali strutture della grande distribuzione, gli esercenti e le organizzazioni dei consumatori. «Bisogna stare attenti alle speculazioni» ha detto ieri De Castro, ma intanto la guerra dei numeri continua. Secondo i consumatori, i rincari sono opera di grossisti e commercianti. Un esempio secondo Adusbef, Federconsumatori, Adoc che hanno promosso lo sciopero della pasta per il 13 settembre, è quello dei pomodori. «Dall’agricoltore al grossista – dicono i consumatori – il prezzo è di 15 centesimi, ma sul bancone li troviamo a oltre un euro al chilo». A replicare è Marco Venturi, presidente di Confesercenti che non ci sta: «Apprezziamo la convocazione di Bersani e De Castro, almeno sarà un momento per sciogliere qualche nodo». La tesi di Confesercenti: «La grande distribuzione è un elemento penalizzante per gli agricoltori, hanno un peso contrattuale enorme e poi possono dettare i prezzi». Un altro elemento distorcente sono gli eccessivi passaggi intermedi che incidono sul prezzo finale. Semplificando: tra il contadino e il commerciante al minuto, i prezzi si gonfiano perché ci sono troppi grossisti nella filiera. Secondo una simulazione di Confesercenti, «quando il prodotto arriva al commerciante il prezzo è già formato tra il 70 e 80%». Comunque sia, per Venturi un modo per capire quanto costano i vari passaggi ci sarebbe anzi c’era: «Riteniamo necessario che alcuni Osservatori importanti come l’Ismea tornino a fornire come faceva ed ora non fa “misteriosamente” più, raffronti reali sui prezzi in grado di stabilire senza ombra di dubbio le reali tendenze del mercato». Infine per Confesercenti c’è anche da valutare l’impatto dei mercati internazionali. L’aumento del costo dei cereali è dovuto a una richiesta maggiore dei paesi in via di sviluppo ma anche all’uso come bio combustibili. Una tesi affermata ieri da Guido Barilla, numero uno dell’omonima azienda: «Aumenteremo i prezzi, siamo costretti a farlo dal rincaro delle materie prime che pesano per il 60% sulla produzione della pasta. L’eco fuel va di moda a discapito del settore alimentare. Non tutti ci pensano ma ci saranno impatti seri, aumentano i prezzi ma diminuirà anche la qualità media della produzione».

      Sul caos prezzi interviene anche la Coldiretti secondo la quale occorre favorire, sull’esempio di quanto avviene nel resto d’Europa, l’apertura di mercati gestiti direttamente dagli imprenditori agricoli: «Ciò permetterà di ridurre le intermediazioni, combattere la moltiplicazione dei prezzi, assicurarsi prodotti di qualità e di limitare l’ inquinamento ambientale. Ciò comporta inoltre un risparmio dal 20 al 30 per cento, ferme restando le superiori garanzie di freschezza e genuinità dei prodotti». E intanto ieri alla Borsa di Chicago (il mercato agricolo), il grano e in genere i cereali hanno registrato prezzi in crescita. Esultano gli investitori, un po’ meno i consumatori.