Prezzi, la Finanza è già al lavoro

18/02/2004


18 Febbraio 2004

INCONTRO TRA TREMONTI E BILLE’

Prezzi, la Finanza è già al lavoro
Multe a quota 500

Alessandro Barbera
ROMA
Il nuovo programma di monitoraggio dei prezzi lanciato dal ministero dell’Economia partirà

ai primi di marzo, ma la Guardia di Finanza nel frattempo non è rimasta con le mani in mano: tra novembre e febbraio, fanno sapere le stesse Fiamme Gialle, sono stati effettuati 12.472 controlli in tutto il territorio nazionale, grazie ai quali sono state irrogate 503 sanzioni per irregolarità varie relative all’esposizione dei prezzi di vendita. Nel frattempo di tasse e prezzi ieri hanno discusso a via XX Settembre il ministro Giulio Tremonti e il presidente di ConfCommercio Sergio Billé. L’obiettivo dell’incontro, riportano fonti del Tesoro, era quello di definire nuovi vertici tecnici per i prossimi giorni.
Il lavoro della Gdf si è svolto in due fasi: tra novembre e dicembre è stato fatto il monitoraggio di alcune categorie del commercio e della ristorazione e si è conclusa con 10.192 negozi «monitorati» e 382 sanzioni; a gennaio e febbraio i controlli hanno riguardato la correttezza nei saldi ed hanno portato a 121 multe su un totale di 2.280 interventi. Il solo comando provinciale di Napoli ha rilevato 117 violazioni su 343 controlli.
Le irregolarità riscontrate hanno riguardato soprattutto l’esposizione dei prezzi di vendita: «La Guardia di Finanza non può entrare nel merito dei rincari, visto che si tratta di prezzi applicati in un libero mercato», sottolinea il portavoce Carlo Ricozzi. Le rilevazioni dei finanzieri avranno comunque valore «preventivo» e serviranno soprattutto ad adeguare le statistiche per l’elaborazione degli «studi di settore», lo strumento con il quale il fisco calcola le imposte di buona parte delle categorie del commercio, dell’artigianato e dei servizi. L’attività richiesta da Tremonti – spiega la Gdf – non è dunque repressiva e si aggiunge alla normale attività di contrasto all’evasione. «Certo – ammette Ricozzi – siamo abituati a fornire i dati sull’attività di repressione. La prevenzione, invece, non è quantificabile ma c’è. Quando facciamo un controllo ad un’azienda, questo determina ricadute positive nei comportamenti anche di clienti e fornitori. Se andiamo in un negozio per rilevare i prezzi, non c’è dubbio che anche per tutti gli esercenti della zona c’è una maggiore attenzione al rispetto delle regole».
La nuova direttiva del ministro è arrivata sul tavolo del comando generale della Guardia di Finanza a fine gennaio. Le disposizioni ora saranno fornite ai reparti regionali prima della fine di febbraio insieme alle indicazioni più strettamente operative che si stanno mettendo a punto. Tremonti ha chiesto di investire in queste indagini il lavoro di circa mille uomini.

«I controlli saranno effettuati dalle normali pattuglie che dedicheranno alla vigilanza sul carovita una parte delle loro attività». Per il momento sono in corso una serie di riunioni alle quali partecipano anche funzionari del ministero delle attività produttive e dirigenti della società che cura degli studi di settore.
La prima operazione ha riguardato alcune categorie specifiche indicate dai ministeri delle Attività Produttive e dell’Economia. Fra questi negozi al dettaglio, ma anche in tutti i comparti della ristorazione: pizzerie, ristoranti, gelaterie e bar. Oltre ad aver riscontrato irregolarità nei cartellini i finanzieri hanno concentrato la propria attenzione su alcuni prodotti rilevando non solo i prezzi applicati ma anche, tramite le fatture, i costi pagati ai grossisti per l’acquisto del bene messo in vendita. «Questo sarà utile quando torneremo a controllare, ad esempio, i prezzi delle zucchine» spiega Ricozzi. Potremo scoprire se sono aumentati alla vendita mentre il negoziante li ha pagati lo stesso prezzo. Ma anche il contrario».

Il presidente di Adiconsum Paolo Landi non è contrario a controlli della Guardia di Finanza contro le speculazioni, perchè, dice «è un deterrente positivo». Ma, aggiunge, «le indagini non devono riguardare solo chi non ha aderito al concordato fiscale perché in questo caso esse diverrebbero un’arma non contro chi ha speculato bensì contro i commercianti che hanno dichiarato redditi veritieri».