Prezzi e salari, ora il governo è pronto al confronto

01/09/2003




lunedì 1 settembre 2003
Prezzi e salari, ora il governo è pronto al confronto

Pezzotta replica a Epifani: prima della mobilitazione vediamo le proposte. Oggi vertice sulle pensioni, Lega più morbida
      ROMA – La chiamata alle armi per una campagna d’autunno contro i prezzi per difendere i salari, fatta dal numero uno della Cgil Guglielmo Epifani, lascia abbastanza indifferente il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. «Vedremo punto per punto – smorza Pezzotta – sulla mobilitazione al buio non ci stiamo anche perché, nel caso delle pensioni per esempio, bisogna aspettare cosa ci metterà sotto il naso il governo». E l’esecutivo, come spiega il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, nell’intervista accanto, sulla politica dei redditi è pronto al confronto. Anche sulla previdenza siamo allo snodo: proprio oggi, alle 13.30, si terrà dopo diversi rinvii il primo vertice di governo sulla riforma delle pensioni. Faccia a faccia si troveranno i ministri dell’Economia, Giulio Tremonti, del Welfare Roberto Maroni, delle Politiche comunitarie Rocco Buttiglione e delle Politiche agricole Giovanni Alemanno. Sul tavolo la proposta di Maroni di introdurre il superincentivo del 32,7% per convincere i lavoratori a rinviare la pensione insieme a un nutrito cocktail di modifiche che oggi dovrebbe prendere forma. Ma soprattutto gli eventuali «disincentivi» proposti dallo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. La Lega Nord, da sempre contraria a penalizzare le pensioni d’anzianità, avrebbe assunto una posizione più dialogante.

      EPIFANI E PEZZOTTA - Alemanno sembra accogliere la richiesta del sindacalista Cgil. «La prossima Finanziaria – ha detto il ministro – non può non avere un capitolo dedicato alla politica dei redditi». Piccata invece la reazione di Pezzotta che non ha raccolto il sotteso invito a procedere insieme lanciato da Epifani. «Ci sono tra noi ancora troppe questioni aperte – afferma il leader del secondo sindacato italiano – non possiamo dimenticare quello che è avvenuto dopo la firma del Patto per l’Italia quando andavano in giro coi cartelli accusandoci di esserci venduti per un piatto di lenticchie». Ferite, anche personali, ancora aperte che Pezzotta spera vengano ricucite. Il terreno più paludoso è quello dell’unità sindacale. «Non ne vedo gli estremi – spiega ancora Pezzotta – ormai abbiamo strategie diverse, esiste un pluralismo sindacale fattuale che ha prodotto contratti diversi, cosa mai successa prima». E sul pericolo prezzi e indebolimento dei salari Pezzotta è chiaro: «Sono concetti che la Cisl esprime da tempo, alla fine Epifani ha parlato sugli stessi temi su cui ha taciuto».

      UN EURO, MILLE LIRE – Per l’imprenditore Mario Carraro, ex presidente degli industriali del Veneto, «Epifani fa naturalmente il suo mestiere ma i salari sono l’ultima cosa che va toccata perché in ballo c’è la competitività del Paese». Sui prezzi, invece, l’allarme è corretto. «Possibile – dice l’imprenditore – che non sia ancora stato prodotto un dato ufficiale sul costo della vita dall’ingresso dell’euro?» Condivide le parole del presidente di Confindustria Antonio D’Amato – secondo il quale ormai molti commercianti "cambiano" un euro per mille lire – e si chiede come sia possibile che il governo non sia ancora intervenuto.

      NIENTE BLOCCHI - Per il viceministro alle Attività produttive Adolfo Urso «riproporre l’accordo del 1993 pensando al blocco delle tariffe non ha senso perché da allora il mondo è cambiato: i monopoli non esistono più, ci sono le Authority che stabiliscono i listini e su tutto dominano i vincoli europei». Certo qualcosa sui prezzi si può fare, ammette Urso, che propone di introdurre «meccanismi di trasparenza per la formazione dei listini, una maggior diffusione della grande distribuzione nel rispetto del negozio al dettaglio». E poi anche tavoli e osservatori dei prezzi aperti a tutti.

      ACCUSE DI DEMAGOGIA – Meno diplomatico il responsabile economico di Forza Italia Luigi Casero. «Le parole di Epifani – ha affermato – dimostrano la solita demagogia della Cgil che mischia in modo strumentale l’aumento delle pensioni minime a 500 euro con eventuali tagli che invece nessuno vuol fare perché si parla solo di aumentare l’età pensionabile». E anche sui prezzi per Casero le cose non stanno come le ha dipinte Epifani. «Usa un aspetto sicuramente vero come l’aumento indiscriminato di alcuni listini per attaccare tutta la politica economica del governo».

      CRITICHE DALL’OPPOSIZIONE – Ma il problema del forte aumento del costo della vita c’è, il governo lo ha sottovalutato e ora «di fronte alla rivolta balbetta». Enrico Letta, ex ministro dell’Ulivo e responsabile economico della Margherita, condivide anche l’analisi di Guglielmo Epifani di puntare sullo sviluppo del Paese «ma senza aumentare il deficit perché, senza le una tantum, siamo già oltre il 4%». Letta ricorda alcune mosse sbagliate del governo come la «Legge Tremonti, fatta per lo sviluppo, e che invece è costata 4 miliardi di euro per consentire, tra l’altro, ai commercialisti di cambiare la macchina». Sul fronte del partito unico della sinistra, il commento arriva da Tiziano Treu incaricato dall’Ulivo di seguire il capitolo «lavoro». «Capisco la cautela di Epifani – ha affermato l’ex ministro – perché se nascesse davvero un grande partito progressista per la Cgil cambierebbero i rapporti di forza».

Roberto Bagnoli