Prezzi da paura, si risparmia anche sul cibo

14/03/2005
    domenica 13 marzo 2005

    Indagine del Censis: pesano alimentari, medicinali, tariffe, trasporti. Per cultura, benessere e viaggi si spende meno che nel resto d’Europa
    Prezzi da paura, si risparmia anche sul cibo
    Oltre il 96% degli italiani teme il carovita. In negozio e a tavola cambiano le abitudini

      Laura Matteucci

        MILANO Tra aumenti reali e (motivate) paure, il carovita continuerà ad affliggere gli italiani anche nei prossimi mesi, costringendoli a modificare abitudini e stili di vita. La quasi totalità, il 96,3%, teme per il prossimo futuro spinte inflazionistiche, già a partire dai beni necessari, alimentari e spese per la salute. Quasi il 93% denuncia gli aumenti delle tariffe legate alle utenze domestiche (luce, gas), e dei trasporti pubblici. E quasi il 62% dichiara di aver dovuto modificare, negli ultimi anni, le proprie spese alimentari in modo da risparmiare. mentre percentuali ben più contenute si rilevano in altri Paesi europei (Francia 12,6%, Inghilterra 27,5%).

          Perchè il problema del caro-prezzi, sofferto un po’ ovunque in Europa, in Italia assume connotazioni più dirompenti.

            Anticipazioni dall’indagine Censis-Confcommercio su «Scenari, simboli e luoghi del consumo», che verrà diffusa integralmente al Forum di Cernobbio il 18 marzo: gli italiani restano pessimisti sul futuro, solo il 7,9% prevede un aumento della propria capacità di spesa, e in cima alla lista degli acquisti ormai restano soprattutto quelli necessari, dai medicinali alla scuola.
            Tanto che gli italiani risultano, tra i popoli europei, quello che spenderà meno nel corso dell’anno per il benessere personale, per il tempo libero e la cultura e per i viaggi, rispetto a spagnoli, tedeschi, francesi ed inglesi.

              Il carovita, dai prezzi di largo consumo alle tariffe, preoccupa oltre il 96% degli italiani e 6 su 10 hanno cambiato anche le abitudini alimentari per risparmiare. Del resto, nel corso del 2004, l’incremento dei prezzi di molti prodotti di largo consumo, rileva la ricerca, è stato percepito dal 95% degli italiani, praticamente la totalità. Percentuali un po’ più basse nel resto d’Europa: 83% in Spagna, 81,6% in Germania, 80,1% in Francia e 57,5% in Inghilterra.
              E se la paura dell’inflazione è comune anche ad altri Paesi d’Europa, in Italia sembra però più accentuata. Non si rinuncia comunque a cercare quel «vivere altrimenti», che spinge a comprare prodotti naturali e di qualità e a preferire piatti etnici.

                Gli italiani, si diceva, non vedono a breve termine la possibilità di aumentare la loro capacità di spesa. Solo il 7,9% prevede infatti un incremento dei propri redditi nel corso del 2005, a differenza del 50% dei francesi e del 51,8% dei tedeschi. In Italia prevale la «prudenza» (come rilevano gli analisti dell’inchiesta Censis-Confcommercio), e anche in altri Paesi europei, come Regno Unito e Spagna, che sembrano mostrare un più contenuta possibilità di crescita rispetto a Francia e Germania, comunque «le performances appaiono migliori di ciò che si riscontra in Italia».

                  Il reddito non aumenta, in compenso le spese si moltiplicano. Il 37,2% degli italiani prevede di dover incrementare le proprie uscite nel corso del 2005. Si tratta della percentuale più elevata in Europa dopo quella della Francia (44,8%), e oltretutto i maggiori esborsi previsti dagli italiani riguardano «le spese incomprimibili», come quelle per medicine o scuola. Il 30% degli intervistati in Italia prevede di aumentare le proprie spese per medicinali e cure mediche, «la percentuale più elevata» tra i Paesi europei coinvolti nell’indagine. Elevata anche la percentuale di persone convinta di dover sborsare sempre di più per l’istruzione (25%). «Viceversa – evidenzia l’indagine – in Italia meno persone prevedono di incrementare le spese per il benessere personale, per il tempo libero e la cultura e per i viaggi, rispetto a ciò che si riscontra in Spagna, Germania, Francia e Inghilterra».

                    Le difficoltà economiche non impediscono però agli italiani di coltivare «il desiderio di vivere altrimenti», di perseguire «stili di vita improntati al salutismo e all’idea del benessere». Si spiega così il fatto che il 43% degli intervistati acquista frutta da agricoltura biologica, il 41% compra prodotti eno-gastronomici tipici e di qualità, il 31% ricorre a prodotti cosmetici naturali. Non manca poi un 21% che ama e mangia cibi etnici.