Prezzi alti, la protesta dei consumatori

14/09/2004


            martedì 14 settembre 2004

            Prezzi alti, la protesta dei consumatori
            In un anno gli italiani hanno speso il 6,2% in più.
            Giovedì sciopero della spesa

            Laura Matteucci

            MILANO La spesa degli italiani è aumentata del 6,2% in un solo anno, oltre 1.600 euro in più da luglio 2003 a luglio 2004. Prezzi alle stelle soprattutto per servizi bancari, spese sanitarie e trasporti. Di più: dal 2002 ad oggi, 50 miliardi di euro sono stati inghiottiti dai rincari. È l’Intesa dei consumatori a denunciare ancora una volta l’emergenza carovita, ad accusare il governo che a fronte dei rincari «ha fatto da spettatore o ha addirittura favorito la speculazione», mentre piovono le adesioni allo sciopero della spesa (il quarto) promosso per il 16, giovedì prossimo. Con l’obiettivo di superare il 70% di «scioperanti». L’invito dell’Intesa è ad astenersi dagli acquisti così come dall’uso dell’auto per protesta contro i rialzi della benzina.

            Anche la Cgil (che aderisce allo sciopero) punta il dito contro il governo: «Le responsabilità del governo sono corpose – spiega il segretario confederale Marigia Maulucci – l’abbandono della politica di tutti i redditi, il carattere non più progressivo e redistributivo della politica fiscale che si intende attuare, l’assenza di qualsiasi misura di contenimento dell’inflazione e di controllo di prezzi e tariffe, hanno comportato un peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati e una pesante ipoteca sulle possibilità di ripresa economia e produttiva». «Rafforzare i consumi e sostenere la domanda – continua Maulucci – è fattore di crescita». Quello che occorre sono «politiche mirate in questa direzione, quali la restituzione del fiscal drag e la fiscalizzazione degli oneri sociali per i bassi salari, così come serve una differente politica delle entrate per favorire gli investimenti in settori strategici».


            Le stesse richieste sono alla base della piattaforma che le associazioni dell’Intesa hanno presentato ieri a Gianfranco Fini, in un incontro voluto – per la prima volta – dallo stesso vicepremier. Prova, come sottolinea Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, «di una maggiore attenzione verso questi temi: ma ovviamente adesso bisogna vedere i fatti». L’Intesa chiede misure immediate ma anche interventi strutturali per consentire una generalizzata diminuzione dei prezzi: da un «serio piano energetico alla modernizzazione della rete elettrica e della rete carburanti, con l’apertura del mercato alla grande distribuzione». «Bloccare i prezzi non basta – dice Trefiletti – bisogna ridurli, come è stato fatto in Francia». In più, chiedono saldi liberalizzati, la diminuzione dell’accisa sul carburante, l’omogeneizazione dell’Iva sul gas al 10% (oggi c’è chi paga il 10% e chi invece paga esattamente il doppio), la restitutzione del fiscal drag e un bonus fiscale di mille euro per i redditi inferiori ai 20mila euro. I rincari, spiegano le associazioni, hanno portato a galla fenomeni «preoccupanti» come il progressivo indebitamento delle famiglie, evidente nell’impennata del credito al consumo, o la cosiddetta «sindrome della quarta settimana che ha colpito gli italiani, che non riescono più ad arrivare alla fine del mese».


            Da qui il cambiamento delle abitudini di spesa, peggiorate dal 2001 ad oggi per l’85% degli italiani, costretti a rinunciare, secondo un sondaggio dell’Intesa, innanzitutto ai gioielli (40%), ma anche ai viaggi (circa il 30%), alle calzature (40%), ai libri (27%), ai cd (25%) e al cinema (20%). Il pessimismo è diffuso (solo il 13% si dichiara ottimista) e ci si prepara a nuove rinunce (32% prodotti tecnologici, 20% viaggi) nel 2005.


            Negli ultimi tre anni abbiamo registrato un impoverimento continuo, dice per l’Intesa il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti: «Dal gennaio 2002 sono stati trasferiti 51-52 miliardi di euro, pari al 4% del pil, dalle nostre tasche a chi ha determinato i prezzi in modo indisturbato, con un governo che ha fatto da spettatore o ha addirittura favorito la speculazione».
            Del resto, il rialzo dei prezzi non sembra dare tregua: i consumatori hanno infatti calcolato tra l’inizio e la fine dell’estate rincari che in alcune città arrivano in media fino al 15%. Solo in pochissimi casi i prezzi sono rimasti inalterati.