“Prezzi 2″«Ma in Italia è impossibile troppe le piccole botteghe»

18/06/2004


      18 giugno 2004
      Pagina 33 – Economia
       
       
      IL CASO
      Commercianti scettici sul taglio dei listini. Il sottosegretario Magri: la grande distribuzione pesa ancora poco
      «Ma in Italia è impossibile troppe le piccole botteghe»
      Le aperture dei giganti Coop e Carrefour "Però il governo deve chiamarci…"
      LUISA GRION

      ROMA – Bello e impossibile. Difficile pensare che in Italia si possa raggiungere un risultato simile a quello francese. A parole l´idea piace quasi a tutti, ma nei fatti sembra che da noi – un taglio del genere – non si possa proprio fare.
      I piccoli commercianti non lo vogliono, la grande distribuzione apre spiragli, ma a patto che anche l´industria e la produzione facciano la loro parte. Il governo ammette che sarebbe una buona cosa, ma che – vista la struttura del mercato italiano – qui una cosa del genere sarebbe fantascienza. I consumatori ne sarebbero felici, ma premettono che bisognerebbe prima arrivare ad una riduzione delle tariffe. Insomma , sull´esempio francese, in realtà si resta «freddini».
      L´unico «no» chiaro e tondo arriva dai piccoli negozianti. «La tentazione colbertista del ministro Sarkozy potrà forse funzionare in Francia – dicono alla Confcommercio – dove noi quel che occorre è un po´ di concertazione: fisco, politica dei redditi, tariffe». Simile la posizione di Confesercenti. «Se il governo e gli enti locali si accordano per una pari riduzione delle imposte si può fare – dice il presidente Venturi – Comunque l´operazione francese mi sembra più che altro di facciata. Il governo ha perso le elezioni e cerca di recuperare consensi». Più disponibile la grande distribuzione. «Noi, senza aspettare accordi, abbiamo già fatto operazioni di contenimento dei prezzi, ma pensiamo che far di più sia possibile – dice Aldo Soldi, presidente della Coop nazionale – Se il governo ci chiamerà saremo disponibili, ma anche industria e produzione dovranno fare la loro parte». Ancor di più si sbilancia Roberto Masi, direttore degli ipermercati Carrefour in Italia (uno dei grandi gruppi che in Francia ha siglato l´intesa): «Spero proprio che anche qui si possa raggiungere un risultato del genere, il mercato e i consumi ne hanno estremo bisogno. Ma la distribuzione, in Italia, non è matura, troppi protagonisti».
      Che la frammentazione del settore rappresenti, in questi casi, uno scoglio lo pensa anche Gianluigi Magri, sottosegretario all´Economia. «Pluado all´iniziativa, ma sottolineo che si tratta di un caso di autoregolazione, la legge europea non permette interventi diretti dei governi sui prezzi – commenta – Va detto però che la realtà francese è molto diversa rispetto a quella italiana. Là la grande distribuzione è più potente, forte, organizzata rispetto alla nostra. Qui il sistema è diverso e diverse sono le soluzioni che si possono trovare: qualcosa si può fare – certo – penso ad esempio ad un concordato o ad incentivi accordati in seguito al contenimento dei prezzi». Alla Attività Produttive dicono che passi avanti sono stati fatti anche in Italia: «L´azione della Guardia di Finanza, il ruolo dell´Osservatorio sui prezzi, l´impegno della grande distribuzione hanno prodotto un evidente rallentamento dei listini» dice Daniela Primicerio, direttore generale. In questa direzione dovrebbe andare anche il decreto firmato da Marzano che istituisce un Fondo di garanzia per credito al consumo di 16 milioni di euro destinati alle famiglie con reddito fino a 15 mila euro l´anno. Strade alternative che però poco hanno a che fare con l´esempio francese. Sul fatto che possa essere adottato anche dall´Italia è poco ottimista anche la Federconsumatori. «Senza un taglio delle tariffe i commercianti non lo accetterebbero mai – dice Trefiletti -Però le cose da fare sono tante: comincerei da benzina e assicurazioni».