Previdenza, un pensionato su tre ha meno di 65 anni

22/04/2003





    domenica 20 aprile 2002

        L’AZIENDA ITALIA / Meno export, ma l’occupazione sale più che nell’Ue. Interventi per il welfare cresciuti del 6%
        Previdenza, un pensionato su tre ha meno di 65 anni

        ROMA – Un Paese quasi fermo. Con un prodotto interno lordo in crescita di appena lo 0,4%, «in rallentamento rispetto al 2001». In frenata pure l’occupazione, anche se con un aumento dell’1,1% e andata meglio della media europea. Restano i nodi strutturali, dalla spesa per le pensioni al divario Nord-Sud, dal debito pubblico alle infrastrutture. Questa la fotografia dell’Italia contenuta nella «Relazione generale sulla situazione economica del Paese nel 2002». Un Paese meno competitivo, dove un pensionato su tre ha meno di 65 anni. E dove per il 2003 è atteso un gettito fiscale di 330,8 miliardi di euro, in aumento del 3,3%, anche grazie all’effetto dei condoni.

        CALA L’EXPORT – Il volume delle merci esportate è sceso dell’1% mentre nel 2001 era salito dell’1,1%. I principali concorrenti continuano invece a conquistare quote di mercato. Nel 2002 Germania, Francia e Spagna hanno aumentato le proprie esportazioni (anche se meno del 2001) rispettivamente del 2,7, dell’1,8 e dell’1,4%. Pesante il bilancio dell’interscambio con l’Unione europea: ha segnato un deficit di 4,4 miliardi di euro, circa il doppio del 2001.

        LA BOLLETTA PETROLIFERA – Nel 2002 è aumentata la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di petrolio, di gas e di altre fonti energetiche. Il nostro Paese ha infatti comprato all’estero l’84,4% del suo fabbisogno contro l’83,7% del 2001. Il costo della bolletta energetica è stato di 26.445 miliardi di euro, pari al 2,1% del prodotto interno lordo. L’Italia ha importato oltre 109 milioni di tonnellate di petrolio. L’approvvigionamento è diversificato tra le aree del pianeta. Il 31,7% del totale viene dal Medio Oriente, soprattutto Arabia Saudita, Iran e Siria. Dall’Iraq abbiamo importato solo 2,7 milioni di tonnellate di greggio, contro i 3,9 milioni del 2001 e gli 8,2 milioni del 2000. La guerra era nell’aria.

        AUMENTA LA SPESA SOCIALE – Per il Welfare si è speso il 6% in più del 2001: 317,5 miliardi di euro, dei quali 220 per la previdenza (»5,4%), 73,6 per la sanità (»5,1%) e 23,7 per l’assistenza (»14,4%). Il problema delle pensioni è quello dell’eccessivo numero di rendite più che del loro importo. Nel 2001 (ultimi dati disponibili) c’erano quasi 16 milioni e mezzo di pensionati. Uno su tre con meno di 65 anni. Dei quali più di 5 milioni 100 mila aveva tra 40 e 64 anni e il resto meno di 40 anni (il 3,4% del totale). L’importo medio annuo delle pensioni nel 2001 è stato di 11.095 euro, contro i 10.609 del 2000. Il 31,7% dei pensionati ha ricevuto un assegno mensile inferiore a 500 euro e il 32,6% compreso tra 500 e mille euro. Quindi, quasi il 65% ha avuto meno di mille euro. Il 20% ha preso tra mille e 1.500 euro, il 9,2% tra 1.500 e 2.000 euro e il 6,1% più di 2.000 euro.

        COSTO DEL LAVORO – Le retribuzioni sono sotto controllo. Quelle contrattuali sono cresciute in media del 2,6% in linea con l’inflazione. Ma esiste una giungla di aliquote contributive che gonfia la differenza tra salario lordo e netto. Teoricamente le aliquote sono altissime per i lavoratori dipendenti. Nelle imprese con più di 50 addetti il 42,27 della retribuzione lorda degli operai se ne va in contributi. Ma esiste anche una miriade di sgravi a vario titolo per un costo a carico dello Stato di 7,8 miliardi di euro.

    Enrico Marro