Previdenza, spunta l’ipotesi quota 100

13/01/2004


  Economia
13.01.2004
Previdenza, spunta l’ipotesi quota 100
Consentirebbe un risparmio dello 0,5 per cento del pil, ma eleverebbe l’età di quiescenza

Raul Wittenberg

ROMA A quota 100 potrebbe attestarsi il fronte di avanzamento del
governo, nel confronto sulla previdenza con i sindacati. Si tratta delle
pensioni di anzianità, e nel gergo la quota indica la somma fra l’età anagrafica e l’anzianità contributiva richieste per ritirarsi prima dell’età pensionabile. Attualmente i requisiti sono i 57 anni di età e 35 di contributi. Ovvero, quota 92. L’emendamento alla delega previdenziale inchioda il pensionamento anticipato sui 40 anni di contributi dal 2008, con l’obiettivo di risparmiare lo 0,7% del prodotto interno lordo sulla maggiore spesa del secondo decennio
del 2000 per l’accentuarsi dello squilibrio demografico (la gobba). Per riaprire il dialogo con i sindacati, il governo potrebbe accontentarsi di un risparmio dello 0,5% in tempi più brevi. E i tecnici stanno calcolando che fissare quota 100 per l’accesso alla pensione di anzianità porterebbe a questo risultato. In tal modo non si impone un
requisito rigido come i 40 anni e basta, ma si offre al lavoratore la
scelta, ad esempio fra 58 anni di età e 42 di contributi, oppure 62 anni coniugati con 38 di versamenti, o 60 più 40.
Questa è solo una delle ipotesi in gioco nella partita tra governo e
forze sociali, ma anche nella maggioranza. Dove Alleanza Nazionale
sembra voler sottrarre il monopolio delle pensioni alla Lega e al ministro del’Economia Giulio Tremonti. In particolare prenderebbe piede il caledario suggerito dal leader della Cisl Pezzotta, per cui si farebbe qualche intervento (sui fondi pensione?) subito, più gli incentivi per ritardare il pensionamento. E solo nel 2005, alla scadenza decennale fissata dalla legge per la verifica della riforma Dini, negoziare gli interventi da calibrare sulle esigenze che quella verifica avrà evidenziato. Naturalmente questi ragionamenti presuppongono che il governo intenda veramente proseguire nel dialogo con i sindacati, essendo nei sospetti degli osservatori anche la possibilità di una rottura definitiva per rimandare tutto a dopo le elezioni europee e amministrative; oppure per andare avanti con la legge delega invariata scontando un aspro conflitto sociale a ridosso del voto. L’operazione sulle pensioni di anzianità, sia pure con la quota 100 frutterebbe di più se venisse spalmata in anticipo rispetto al 2008, ma avrebbe un elevato costo in termini elettorali. Infatti oggi circa un milione di lavoratori sa che fino al 2008 non gli succede nulla, bloccarli prima avrebbe conseguenze pesanti.
Riguardo alle altre ipotesi, non necessariamente alternative,c’è la sterilizzazione della decontribuzione, che verrebbe rimandata alle calende greche in attesa di risorse per i contributi figurativi. E c’è la caduta dell’obbligo erga omnes di consegnare la liquidazione ad un fondo integrativo, accettando una forma di silenzio-assenso del lavoratore titolare del Tfr. Ma qui si apre il contenzioso con la Confindustria: il vicepresidente Guidalberto Guidi ha già detto no ad una soluzione «che preveda un trasferimento del Tfr ai fondi pensione senza una corrispondente riduzione dei contributi».
A questo ostacolo deve aver pensato il rivale di Tremonti, il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri (legato ad An), con la proposta di cartolarizzare almeno lo stock del Tfr (la somma di tutte le liquidazioni accantonate in Italia che i lavoratori non hanno ancora prelevato), una cifra enorme che viaggia sui 100 miliardi di euro. Sempre con il consenso del lavoratore, i soldi resterebbero alle imprese, il fondo pensioni potrebbe scontare il credito presso le banche e incamerare l’anticipo da investire nei mercati. Sarebbe prevista anche la garanzia di un rendimento minimo equivalente a quello del Tfr. Parallelamente, anche i sindacati lavorano su progetti per l’utilizzo del Tfr nei fondi pensione.