Previdenza, nella delega l’aumento dell’età

07/11/2002





            7 novembre 2002

            ITALIA-POLITICA


            Previdenza, nella delega l’aumento dell’età

            Maroni: la prossima settimana vedrò sindacati e aziende – Allarme Istat: nel 2001 spesa boom (+4,8%)


            ROMA – Un emendamento alla delega previdenziale da presentare alla Camera per favorire l’innalzamento dell’età pensionabile. Con l’obiettivo di attuare la riforma entro la prima metà del 2003. È la strada che intende percorrere il ministro Roberto Maroni. Anche perché il titolare del Welfare considera insufficiente il meccanismo per incentivare il rinvio dei pensionamenti messo a punto quasi un anno fa: lo strumento individuato «è frutto di una serie di compromessi tra le parti sociali e pertanto è inefficace». Al ministero stanno già lavorando. Ma la decisione definitiva sui correttivi da introdurre sarà presa d’intesa con le parti sociali. Che il ministro comincerà a vedere la prossima settimana, come ha annunciato ieri in un’audizione alla Bicamerale di controllo sugli enti previdenziali. I sindacati però sono già sul piede di guerra. Intanto l’Istat lancia un nuovo allarme: nel 2002 la spesa pensionistica si è impennata del 4,8 per cento.
            Riapre il tavolo sulla previdenza.
            «Vediamo – afferma Maroni – se c’è lo spazio per rafforzare la delega nella parte che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile. Credo sia utile una discussione. La prossima settimana comincerò a incontrare le parti sociali». Quanto alle osservazioni del direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, secondo cui se cambia la delega si riapre tutta la discussione sulla riforma, Maroni si limita a replicare che «invece di lanciarsi in discussioni intempestive sarebbe meglio cominciare a discutere». E annuncia che il nuovo round partirà proprio con Confindustria. Ma la Cgil attacca Maroni e definisce un «esproprio» il conferimento del Tfr ai fondi pensione. Critiche arrivano anche da Uil e Ugl.
            Allo studio nuovi incentivi.
            In attesa del nuovo confronto al Welfare si sta già lavorando a una griglia di possibili correttivi. Due le opzioni, peraltro ancora grezze, allo studio: rafforzare gli incentivi consentendo a chi decide di rinviare il pensionamento di restare in attività senza l’obbligatorio assenso del datore; rendere più strutturale la liberalizzazione dell’età pensionabile sopprimendo la differente soglia di riferimento tra uomini e donne (65 e 60 anni) per gli assegni di vecchiaia. Maroni continua a escludere il ricorso a disincentivi. Una misura che però è vista con favore da alcuni settori della maggioranza, a cominciare dai centristi, e che quindi non può essere considerata del tutto accantonata. E, se fosse necessario fare cassa, potrebbe rispuntare anche un blocco temporaneo delle "anzianità".
            Maroni: uso del Tfr e decontribuzione punti fermi.
            Per il ministro due punti della delega restano fermi: lo smobilizzo obbligatorio del Tfr maturando e la decontribuzione per i neo-assunti. L’uso obbligatorio del Tfr – sostiene Maroni – è l’unica soluzione per lo sviluppo della previdenza integrativa. Il ministro dice poi di «non condividere il catastrofismo sulle conseguenze della decontribuzione da 3 a 5 punti sui conti dell’Inps»: questo meccanismo aumentando il tasso di occupazione consentirebbe di far affluire più denaro nelle casse dell’Inps.
            Allarme rosso per i fondi speciali Inps.
            Il ministro considera giustificato l’allarme sui fondi speciali Inps: «Tra dieci anni il disavanzo raggiungerà i 16 miliardi €. In confronto il deficit dell’Inpdai (che sarà fuso nell’Inps ndr) è poca cosa».
            L’Istat: nel 2001 spesa cresciuta del 4,8 per cento.
            Dall’annuario statistico 2002 dell’Istat (si vedano gli articoli a pag. 19) emerge che nel 2001 la spesa pensionistica ha continuato a correre attestandosi a 182.125 € con una crescita del 4,8% rispetto al 2000. Lo scorso anno sono state erogate 22,2 milioni di pensioni (lo 0,8% in più sul 2000) per un importo medio di 8.200 € ad assegno mensile. La quota maggiore della spesa è stata assorbita dai trattamenti di vecchiaia, invalidità e superstiti (18,2 milioni di pensioni per 166.467 €). La massima concentrazione di assegni si è registrata in Lombardia (2,8 milioni) e in Piemonte (1,6 milioni).
            Marco Rogari