Previdenza: «Nel 2010 Inps vicino al crack»

01/02/2001

loghino.gif (3272 byte)




Giovedì 1 Febbraio 2001
italia – politica
—pag—8



ARGOMENTO. Previdenza
. Allarme della Corte dei conti: nei prossimi dieci anni la spesa crescerà di 100mila mld e il deficit dell’istituto toccherà i 385mila mld.
«Nel 2010 Inps vicino al crack».
Il disavanzo annuale a 53mila miliardi. «Il Governo non può ignorare l’emergenza, indifferibili misure strutturali»

ROMA Un disavanzo d’esercizio di oltre 53mila miliardi e un deficit patrimoniale di quasi 385mila miliardi: già nel 2010 l’Inps rischia di trovarsi a un passo dal baratro. Le previsioni della Corte dei conti, che sono contenute in un poderoso allegato alla relazione sulla gestione finanziaria dell’ente nel biennio ’98-’99, parlano chiaro: la spesa pensionistica dell’Istituto (al lordo della componente assistenziale, ma al netto del fondo dei lavoratori parasubordinati e di alcune gestioni minori) salirà nel 2010 a quota 306.469 miliardi: quasi 100mila in più dei 213.515 miliardi del 2000, con una crescita media annuale, in termini nominali, del 3,7 per cento. Di qui l’esplicito invito a correggere al più presto l’attuale sistema pensionistico: i magistrati contabili ribadiscono «l’esigenza, sempre più indifferibile, dell’adozione di misure atte ad incidere sulle cause strutturali dei disavanzi del sistema previdenziale».

Un invito accompagnato anche da un’accusa al Governo: il crack che rischia di accusare il fondo dei lavoratori dipendenti, soprattutto a causa dell’assorbimento delle gestioni speciali (trasporti, elettrici e telefonici), con un disavanzo d’esercizio destinato a salire nel 2010 a quasi 43mila miliardi, «non può essere ignorato dai ministeri vigilanti e dall’Esecutivo, che sono chiamati ad assumere i necessari interventi correttivi».

La riforma, insomma, va fatta subito. Anche perché gli effetti del passaggio al "contributivo", secondo le modalità fissate dalla riforma Dini, non si avvertiranno prima del 2030, quando le pensioni calcolate con questo metodo e con il sistema misto (in parte retributivo e in parte contributivo) saranno, rispettivamente, il 6,3% e il 56,7% dei trattamenti complessivi erogati dall’Inps. Nel frattempo, tra l’altro, il numero di pensioni risulterà lievitato a dismisura, grazie anche a un ancora significativo ricorso ai trattamenti di anzianità: già nel 2010 gli assegni a carico dell’Inps saliranno a quota 15,5 milioni contro i 14,6 milioni, con un incremento medio annuo dello 0,7 per cento. E questa crescita non potrà essere compensata da adeguate entrate contributive: nel 2010 gli iscritti all’Istituto saranno 15,8, esattamente come nel 2000 (il rapporto pensioni-iscritti salirà da 0,92 a 0,99). Quanto ai trattamenti da versare la Corte ricorda che solo il 15,1% degli attuali pensionati è ultraottantenne.

La Corte, comunque, non ha mancato di evidenziare il sensibile miglioramento a livello finanziario registrato dall’Inps nel ’99. Un miglioramento che, rilevano però i magistrati contabili, è da attribuire soprattutto alla cessione e alla cartolarizzazione dei crediti dell’Istituto (per oltre 8mila miliardi) e alla trasformazione di più di 161mila miliardi di anticipazioni del tesoro in trasferimenti definitivi, in gran parte a titolo di finanziamento delle prestazioni assistenziali. E anche sul versante dei crediti la Corte non ha evitato di muovere alcuni rilievi ricordando che la massa di crediti ceduti era di circa 94.500 miliardi, di cui quasi 53mila già accertati e oltre 41mila riferiti a somme accessorie da assumere in contabilità solo al momento della riscossione.

Sostanzialmente positivo è il giudizio della Corte sugli interventi di riequilibrio varati nel ’95 e nel ’97. Dall’analisi dell’andamento nel periodo compreso tra il ’96 e il ’99 emerge che sul fronte del contenimento della spesa per le pensioni di anzianità sono stati risparmiati, soprattutto grazie alla riforma Prodi, quasi mille miliardi in più del previsto e che dal processo di armonizzazione sono stati ottenuti circa 1.800 miliardi. Ma, secondo i magistrati contabili, queste riforme non sono affatto sufficienti per garantire stabilità al sistema nel futuro anche immediato. E già il passivo accumulato dalla gestione dei lavoratori dipendenti nel ’99 lo confermerebbe in modo eloquente.

—firma—Marco Rogari