Previdenza: le misure allo studio

25/06/2003





mercoledì 25 giugno 2003

Previdenza: le misure allo studio

CUMULO

L’esecutivo vuole ripristinare il divieto
Con l’anzianità non si potrà lavorare

      Il divieto assoluto di cumulo tra pensione e retribuzione era limitato, fino alla scorsa legge finanziaria, alle pensioni di anzianità. In pratica, chi si ritirava in anticipo rispetto all’età di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 per le donne) non poteva continuare a lavorare e prendere contemporaneamente la pensione. L’anno scorso, con la Finanziaria, il governo ha tolto questo divieto, consentendo il cumulo anche ai pensionati d’anzianità. Senza problemi per coloro che avevano almeno 58 anni di età e 37 di contributi o 40 anni di contributi, indipendentemente dall’età. Dietro pagamento di una somma una tantum per chi stava sotto questi limiti. Strada facendo ci si è però resi conto che la possibilità di cumulare reddito da lavoro e pensione d’anzianità è in contrasto con l’obiettivo di scoraggiare i pensionamenti anticipati. Ed è quindi emersa l’idea di ripristinare il divieto di cumulo per i pensionati d’anzianità, che del resto è in vigore con efficacia in alcuni Paesi europei (come Irlanda e Spagna). La misura, proposta dal ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, di Forza Italia, non provoca entusiasmi nella Lega Nord, fra i cui elettori ci sono molti pensionati d’anzianità. Ma al ripensamento non sarebbero pregiudizialmente contrari i sindacati.
DISINCENTIVI

Ipotesi di assegno più leggero
per scoraggiare il ritiro anticipato

      I «disincentivi» hanno lo scopo di scoraggiare i lavoratori che hanno raggiunto i requisiti per la pensione di anzianità (57 anni di età e 35 di contributi) dall’accedervi. In pratica chi si ritira prima dal lavoro ha diritto a un assegno più leggero e ciò «disincentiva» le pensioni di anzianità. Nel 1994 era questo il cuore della proposta di riforma del primo governo di Silvio Berlusconi abortita in seguita alla protesta sindacale. Allora, infatti, si prevedeva un taglio di 3 punti percentuali della pensione per ogni anno di anticipo rispetto all’età di vecchiaia. Adesso il governo potrebbe accontentarsi di un taglio minore. A favore dei disincentivi gioca il fatto che si tratterebbe di una misura che darebbe risparmi forti. Nella riforma proposta da Maroni, per ottenere che le persone ritardino il pensionamento, si fa invece leva sugli incentivi, cioè sulla possibilità di non pagare i contributi e quindi di avere una busta paga più pesante se si resta in attività una volta raggiunti i limiti per la pensione di anzianità. In passato, però, misure analoghe non hanno avuto successo. I disincentivi incontrano la più ferma opposizione di tutti i sindacati, compresi Ugl, Sinpa e autonomi, e della stessa Lega, partito del ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Favorevoli sono invece Forza Italia e, più blandamente, l’Udc e Alleanza nazionale.


CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’

Un prelievo «secco» per chi lascia
da versare alle casse previdenziali


    Il «contributo di solidarietà» è uno dei disincentivi classici al pensionamento anticipato. Consiste in un prelievo secco a carico di chi sceglie di andare in pensione di anzianità, da devolvere alle casse della previdenza pubblica. Il contributo potrebbe essere maggiore per i pensionati più giovani e minore per quelli più anziani, che comunque si ritirano dal lavoro non avendo ancora raggiunto l’età della vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 per le donne). Un prelievo di questo genere è stato già applicato alle cosiddette «pensioni d’oro» per iniziativa del governo di centrosinistra. L’ipotesi viene considerata con attenzione «tecnica» al ministero dell’Economia. Ma non scatena particolari entusiasmi fra le forze politiche. La Lega Nord è contraria a ogni forma di disincentivazione delle pensioni di anzianità. Alleanza nazionale e Udc, che sono disponibili invece a discuterne, non sembrano avere al riguardo un’idea precisa. Il «contributo di solidarietà» conta sicuramente più sostenitori in Forza Italia, dove il fronte favorevole ai disincentivi è ampio. Contrari sono invece i sindacati. Come la Lega Nord, Cgil Cisl e Uil si oppongono all’offensiva contro le pensioni di anzianità. Con loro anche l’Ugl, il sindacato tradizionalmente legato alla destra, e il sindacato «padano» (Sinpa).


CONTRIBUTIVO

Abolire il calcolo retributivo
Riforma Dini pro rata per tutti

      Il metodo contributivo, che misura l’importo della pensione in base ai versamenti effettuati durante la vita lavorativa, è stato previsto dalla riforma Dini del 1995 con applicazione integrale per tutti i neoassunti dal primo gennaio 1996 e col metodo pro rata , cioè sui versamenti da quel momento in poi, per i lavoratori con meno di 18 anni di servizio. Tutti quelli più anziani furono invece tenuti fuori dalla novità e conservarono il più vantaggioso metodo di calcolo retributivo. Una delle ipotesi ora al vaglio dei tecnici è quella di estendere anche a questi lavoratori, allora esclusi, il contributivo pro rata . In questo modo si arricchirebbe la pensione di chi si ritira più tardi e si impoverirebbe quella di chi invece continua a lasciare il lavoro non appena matura i requisiti per l’anzianità (57 anni di età e 35 di contributi). L’ipotesi prevede di estendere il contributivo pro rata non a tutti i lavoratori esclusi nel ’95 (sarebbero oggi quelli con più di 26 anni di servizio) ma solo a una parte di essi (per esempio quelli fino a 30 anni di versamenti). Questa misura conta diversi sostenitori al ministero del Lavoro. Anche per la Lega Nord potrebbe essere la forma forse più indolore, mentre in Forza Italia c’è chi preme per interventi più radicali. Pure la Cgil, a certe condizioni, è favorevole al contributivo pro rata . Contrarie sono invece Cisl e Uil.