Previdenza, intesa Ds-Margherita

06/02/2004


6 Febbraio 2004
retroscena
Fabio Martini

Previdenza, intesa Ds-Margherita
Rutelli: la nostra proposta ha aperto una crepa nel Polo

ROMA
IL convegno sul Welfare lo ha organizzato la Margherita, Piero Fassino gioca fuori casa ma da buon sabaudo si presenta puntualissimo a Palazzo Altemps e, aspettando Rutelli, il segretario Ds dice la sua ai quadri del partito alleato. Concedendosi un’unica frecciatina: «Quello sulle pensioni non è tema da mosse politiche, su questi argomenti bisogna essere seri». Difficile dire se Fassino alluda alle recenti sortite della Margherita. Ma poi è lo stesso Fassino – e un’ora più tardi Rutelli – a spegnere ogni fuoco polemico, visto che i due diranno la stessa cosa: quel che ci unisce è molto più di quel che ci divide. Una posizione comune che si spiega con l’accordo raggiunto tra Fassino e Rutelli: Ds e Margherita hanno concordato una moratoria, hanno deciso di non farsi del male sul tema scivoloso delle pensioni in attesa che il governo faccia una propria proposta, diversa da quella originaria. E il patto tra i due partiti regge.
Anche davanti alle lusinghe della maggioranza. Il ministro del Welfare Roberto Maroni, intuendo che la Margherita è stata indotta a “congelare” la propria proposta, due sere fa a “Porta a Porta” ha provato a stanare Rutelli. Dopo che i due avevano spiegato le rispettive proposte sulla riforma dello Stato sociale, è iniziato un fitto ping-pong. Ha detto Maroni: «La vostra proposta sono pronto a discuterla se mi convincerà, ma prima dovete formalizzarla, presentarla in Commissione». E Rutelli: «Sono pronto a presentare la proposta che però non riguarda soltanto l’innalzamento dell’età pensionabile, ma è più complessiva: riguarda i giovani con lavori flessibili e gli anziani non autosufficienti». E Maroni: «Se la proposta è complessiva la valuteremo». E Rutelli: «Sì, ma voi non potete prenderne soltanto la parte che riguarda l’innalzamento dell’età pensionabile e buttare tutto il resto…». E Maroni: «Mi sbilancio: il governo potrebbe anche rinunciare alla propria proposta. E comunque propongo un patto tra gentiluomini: non prenderemo fior da fiore. O prendiamo tutto o non prendiamo nulla».
E così, dopo il messaggio contraddittorio uscito dal “Porta a Porta” di due sere fa («una trasmissione un po’ scombinata», l’ha definita Rutelli), ieri il leader della Margherita ha voluto rilanciare la palla nel campo avverso: «Sulle pensioni ci trovavamo davanti ad un prendere o lasciare da parte del governo» e invece anche grazie alla proposta della Margherita «si è aperta una crepa nella maggioranza che è diventata una faglia, con An e Udc che hanno manifestato il proprio dissenso e persino Maroni ha preso atto che la situazione si è modificata». Il ministro del Welfare, invocando una formalizzazione delle proposte della Margherita, coglieva un fianco scoperto: il piano sull’età pensionabile avanzato il 16 gennaio scorso nel corso di una conferenza stampa da Francesco Rutelli, Rosi Bindi e Tiziano Treu non è mai stato tradotto in emendamenti parlamentari, sia per la “moratoria” raggiunta con i Ds, ma anche perché la Margherita sostiene che il progetto di riforma è più complessivo e non si può esaurire soltanto sulla questione pensioni. Come ha spiegato Rutelli: «A dieci anni dalla riforma Dini bisogna tener conto che qualche cambiamento c’è stato: l’innalzamento della vita media di due anni, l’aumento degli anziani non autosufficienti, l’esplosione del lavoro flessibile. Bisogna dare una risposta a milioni di persone che, a forza di accumulare lavoretti senza copertura, rischiano di non avere una pensione decente».
Certo, tra Quercia e Margherita resta una differenza di approccio, come ha spiegato Fassino: «Questo è un Paese che ha già fatto tre riforme previdenziali, una cosa che i giornali non scrivono mai, facendo credere che l’Italia è sull’orlo di una catastrofe. Soltanto la “Dini” ha consentito un risparmio di 200.000 miliardi di vecchie lire». E rispetto alla proposta della Margherita, che prevede per le pensioni di anzianità un sistema basato sulla somma degli anni di contributi più età anagrafica, Fassino ha riproposto il passaggio «al sistema contributivo». Più esplicito nel dissenso con la proposta della Margherita, seppur con garbo, è stato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani: «Il governo ha suscitato allarme tra i lavoratori, attesa tra le aziende, creando alla fine un casino che non finisce più. Ora il governo non sa come uscirne ma una proposta deve farla», ma se quella proposta fosse simile a quella della Margherita la Cgil non ci starebbe «perché l’innalzamento dell’età pensionabile non è convincente». Da sinistra dissensi misurati che hanno indotto Rutelli ad una chiusa in chiave ottimistica: «Ci sono tutte le condizioni per presentare sulle pensioni una linea unitaria dei maggiori partiti del centro-sinistra. Ne sono convinto».