Previdenza integrativa senza fondi

14/01/2005


             
            venerdì 14 gennaio 2005
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            Previdenza integrativa senza fondi
             
            Lo dice il Cnel.
             
            Nella Finanziaria 2005 mancano gli stanziamenti necessari per l’attuazione della riforma previdenziale, il che comporta l’impossibilità del decollo della previdenza complementare.

            Lo sottolinea il Cnel, che ha approvato un parere relativo alla riforma del sistema pensionistico, e in particolare alle soluzioni per la previdenza complementare. Un testo accolto all’unanimità dalle organizzazioni sindacali e datoriali rappresentate. Secondo l’organismo, inoltre, tutti gli aspetti della previdenza complementare dovrebbero essere regolamentati con la stessa decorrenza, non essendo condivisibile un’attuazione dei principi di delega scaglionata nel tempo.

            Per quanto riguarda in particolare l’equiparazione delle diverse forme pensionistiche complementari, il Cnel ribadisce la prioritaria e fondamentale importanza dei fondi negoziali e dei fondi aperti ad adesione collettiva, qualora venga rafforzata la governance di questi ultimi, per lo sviluppo della previdenza integrativa per i lavoratori dipendenti. La questione della portabilità del contributo aziendale, per il Cnel, va disciplinata riconoscendo il ruolo essenziale dell’ordinamento intersindacale. Anche le regole per la devoluzione del trattamento di fine rapporto e in particolare la formula del silenzio-assenso dovranno tenere presenti le procedure intersindacali.

            Dunque, per i lavoratori subordinati silenti dovrebbe valere la destinazione del tfr al fondo previsto dal contratto collettivo applicato. Il conferimento del tfr a enti pensionistici pubblici e a fondi regionali dovrebbe avvenire solo in caso di silenzio da parte del lavoratore interessato in assenza di fondo categoriale o di fondo aperto ad adesione collettiva.

            Peraltro, l’opzione del lavoratore non può essere irreversibile. Sul problema del rendimento del trattamento di fine rapporto, secondo il Cnel, il criterio adottato non appare soddisfacente e in grado di incentivare il lavoratore alla decisione devolutiva in favore del fondo pensione. Occorrerebbe, quindi, spingersi verso una soluzione più positiva, prevedendo garanzie a carattere solidaristico.

            Il Cnel ribadisce, infine, l’importanza delle misure compensative per le imprese, per la perdita di disponibilità del tfr, affinché il quadro degli interventi delineati dalla riforma abbia un impatto finanziario equilibrato sulle aziende, a cominciare dall’eliminazione di oneri impropri come il 10% sui finanziamenti della previdenza complementare.