Previdenza integrativa, la strada è in salita

22/06/2006
    gioved� 22 giugno 2006

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    Previdenza integrativa, la strada � in salita

      Le banche hanno disdetto l’accordo sul fondo di garanzia. Damiano: dobbiamo ricominciare

        Roma

        DISDETTA La previdenza complementare non decolla. Nel 2005 tre milioni di lavoratori, circa il 13% degli occupati, hanno aderito a forme pensionistiche complementari per un ammontare di 46 miliardi di euro. I dati sono stati forniti dal presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), Luigi Scimia, che ieri ha presentato la relazione annuale 2005.

        Il presidente di Covip ha evidenziato come �la previdenza complementare cresce in misura ancora troppo modesta: l’incertezza legislativa che ha accompagnato l’iter della riforma del settore e il rinvio al 2008 delle norme di attuazione non hanno giovato alla crescita delle adesioni�. L’incremento delle adesioni rispetto al 2004 � stato comunque dell’8,7%. Nel primo trimestre del 2006 le adesioni ai fondi negoziali, ossia quelli chiusi, sono cresciuti dell’1,7% e quelle ai fondi aperti dell’1,5%.

        Poca roba, per�, rispetto alla riforma pensata dall’ex ministro del Welfare Roberto Maroni. Anche perch� uno dei pilastri di quella riforma da mesi non c’� pi�. L’Associazione bancaria italiana (Abi) ha disdetto, come ha denunciato ieri il ministro del Lavoro Cesare Damiano, l’accordo siglato con il governo di centrodestra per la costituzione di un fondo di garanzia che compensasse le imprese per la perdita del Tfr quando, nel 2008, entrer� in vigore appunto la riforma della previdenza complementare.

        L’intesa che l’Abi ha disdettato non � poca cosa. Garantiva alle imprese finanziamenti a credito agevolato come compensazione per la perdita di liquidit� a seguito dello smobilizzo del Tfr ai fondi pensione. A copertura della erogazione di questi crediti, il governo metteva a disposizione un fondo di garanzia. Una misura studiata per tutelare principalmente le piccole e medie imprese che nel Tfr hanno un importante punto di sostegno.

        Per questo Damiano ha chiesto all’associazione di rinegoziare l’accordo in concerto con il ministero. La decisione dell’Abi, ha detto il ministro, �ha fatto mancare un pezzo importante del meccanismo che segna il cammino della previdenza complementare�.

        L’Abi si � detta disponibile a �riattivare l’intesa� e ha precisato di aver comunicato la disdetta ai ministeri del Lavoro e dell’Economia il 6 febbraio scorso e che �la disdetta, di natura esclusivamente tecnica dell’accordo, si � resa necessaria alla luce dello slittamento della riforma al 2008�, rispetto alla data iniziale del gennaio 2006. Insomma la cosa era nota da 4 mesi ma nessuno della precedente amministrazione si era premurato di farlo sapere ai lavoratori.

        ro.ro.