Previdenza integrativa in cerca di chiarezza

29/01/2001

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Domenica 28 Gennaio 2001
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Previdenza integrativa in cerca di chiarezza

A neppure un anno dall’approvazione, il Parlamento sta discutendo la revisione della riforma della previdenza integrativa contenuta nel decreto legislativo 47/2000. Due i nodi sul tappeto: la riduzione dell’aliquota di tassazione del rendimento dei fondi pensione dall’11 al 6,5% e il miglioramento del trattamento fiscale dei riscatti ora estremamente penalizzante.

Due manovre che incentiverebbero sicuramente l’adesione dei lavoratori ai fondi pensione, ora modesta. Anche perché su alcuni punti della previdenza integrativa manca ancora chiarezza. Un esempio? Alcuni lavoratori che hanno chiesto un finanziamento personale con la cessione del quinto dello stipendio si sono visti chiedere dalle finanziarie erogatrici di garantire il rimborso del prestito in caso di cessazione del rapporto di lavoro con tutti gli importi maturati a qualsiasi titolo (trattamento di fine rapporto ed eventuale prestazione da fondo pensione). In qualche caso, il soggetto erogatore ha inserito tra le clausole contrattuali il divieto di aderire all’eventuale fondo pensione. Clausole di questo tipo sono assai discutibili. Nel primo caso, è difficile immaginare che una posizione individuale di previdenza integrativa possa essere vincolata a favore di terzi. Nel secondo, è difficile immaginare che il diritto di aderire a un fondo pensione sia disponibile in cambio della concessione di un credito. In entrambi i casi, esiste un forte interesse pubblico che tutela la previdenza integrativa: un chiarimento legislativo o regolamentare sarebbe comunque il modo migliore per sgombrare il campo da qualsiasi dubbio.

M.Lie.