“Previdenza” Integrativa anche per i precari

22/01/2007
    domenica 21 gennaio 2007

    Pagina 6 – Economia

    IL DOPO CASERTA
    CENTROSINISTRA SPACCATO

      Previdenza integrativa
      anche per i precari

        Il ministro «Versamenti sia
        da parte dei collaboratori
        che da parte delle aziende»

        Alessandro Barbera

        ROMA

          Chiusa (o quasi) la partita della riforma del Tfr dei lavoratori dipendenti, è l’ora di precari e atipici. Sono loro, più di altri, a rischiare in futuro pensioni da fame. Per questo il ministro del Lavoro Cesare Damiano lancia l’idea di «portare anche loro verso la previdenza complementare». Se ai lavoratori dipendenti – anche quelli a tempo determinato – la riforma del tfr permetterà infatti di ottenere una pensione dignitosa, co.co.pro e affini sono rimasti fuori da ogni vantaggio. Niente liquidazione, niente automatismi. Come aiutarli? Per il momento Damiano – ieri a Berlino per un vertice con i colleghi europei – abbozza un paio di ipotesi, rimandando ad «un tavolo di negoziato con le parti sociali»: o utilizzando il “fondo residuale” Inps oppure, in alternativa, creando un fondo ad hoc. Il maggior ostacolo è chiaramente individuare una sorta di «quota Tfr» con la quale alimentare i fondi. «Le soluzioni possono essere molte», dice Giovanni Pollastrini, consulente numero uno di Damiano. «Si tratta di destinare a favore della previdenza complementare parte della retribuzione a carico sia del lavoratore che delle imprese».

            Il «fondo residuale» è il luogo nel quale confluirà il Tfr di una minoranza di «silenti», cioè coloro i quali il primo luglio 2007 faranno scattare il «silenzio-assenso» per la destinazione della liquidazione alla previdenza complementare. In prima istanza il loro denaro andrà al fondo di categoria nel quale lavorano, ad esempio quello dei chimici o dei metalmeccanici. In mancanza del fondo collettivo il denaro andrà al fondo aperto al quale avranno aderito la maggioranza dei colleghi. Il fondo residuale è la terza istanza: è dove confluirà il denaro di coloro ai quali non sarà stato possibile applicare né la prima né la seconda opzione. La legge prevede che venga gestito da un «comitato amministratore» di nove persone, tre delle quali in rappresentanza dei lavoratori, tre delle imprese.

              In alternativa Damiano propone di creare un fondo complementare ad hoc di categoria. Cioè un «fondo chiuso» (quelli gestiti dalle parti sociali) da alimentare con i versamenti di aziende e lavoratori. Benché consideri «giusto» porsi il problema della pensione per gli atipici, Giuliano Cazzola boccia l’idea di Damiano. «Sarebbe una partita di giro, perché il committente lo metterebbe nel conto della remunerazione del collaboratore», dice l’esperto di previdenza. «Molto meglio agire sul piano fiscale elevando in via esclusiva la soglia di deducibilità della contribuzione ad un forma complementare. Ad esempio si potrebbe salire a settemila euro contro gli attuali 5.164».

                Lanciando la sua idea Damiano ha precisato infine come andrà conteggiato il limite dei 50 dipendenti, la soglia oltre la quale le imprese dovranno far confluire l’«inoptato» tfr all’Inps: fra loro vanno conteggiati gli apprendisti mentre sono esclusi i contratti a termine inferiori a tre mesi. I lavoratori a tempo e part-time sono considerati “pro quota”: ad esempio due contratti di sei mesi valgono nel calcolo come un lavoratore.