“Previdenza” Il fondo non conquista i giovani

27/03/2007
      DEL LUNEDÌ
    lunedì 26 marzo 2007

      Pagina 3 – In primo piano

      Previdenza
      Sondaggio

        Il fondo non conquista i giovani

        Solo il 16% degli addettifino a 34 anni ha deciso per il Tfr alla complementare

          Marco Peruzzi

          Un lavoratore dipendente su quattro (25%) ha già aderito a un fondo pensione dirottandovi il Tfr, quasi uno su due (il 46%) ha invece deciso di lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda, mentre il 29% non ha ancora deciso. Sono questi i principali risultati di un sondaggio sul livello di adesione ai fondi pensione al 20 marzo, condotto da IPR Marketing per conto del Sole-24 Ore.

          Dalla eilevazione emerge che tra quanti hanno già sottoscritto un fondo (25% dei dipendenti), la maggioranza assoluta – il 60% – si è rivolto a un fondo chiuso, il 27% a un fondo aperto, mentre è marginale (13%) la quota di quanti hanno destinato il Tfr a modalità alternative come i contratti di assicurazione con finalità previdenziali. (si nede l’articolo qui a fianco).Sulla base di tutti i risultati emersi, poi, IPR Marketing ha fatto una stima a giugno delle adesioni, dalla quale risulta che tra il 37 e il 41% del totale dei lavoratori interessati alla scelta avrà sottoscritto un fondo pensione: una percentuale in linea con quella ipotizzata dal Governo (40%).

          A deludere, caso mai, sono per il momento le risposte dei più giovani. Tra i dipendenti di età compresa tra i 18 e 34 anni, solo il 16% ha infatti destinato il Tfr alla previdenza complementare, mentre il 42% lo lascerà in azienda e un altro 42% deve ancora decidere. La scelta per il fondo pensione è stata invece maggiormente gettonata tra i lavoratori più anziani, quelli compresi nella fascia di età che va da 55 anni in su: il 29% di loro ha optato per la previdenza complementare, il 36% per l’azienda, mentre il 35% è ancora indeciso.

          Rispetto alla prima rilevazione di quasi due mesi fa ( si veda «Il Sole-24 Ore» del 5 febbraio), quando le campagne di comunicazione erano solo all’inizio, si nota che il comportamento dei dipendenti privati non è fortemente variato in relazione alla maggiore informazione ricevuta in questi mesi. Infatti, se allora si stimava che il 40% dei dipendenti aveva intenzione di aderire ai fondi pensione, oggi, incrociando i dati tra le sottoscrizioni già avvenute (25%) e le intenzioni di adesione, si stima che a giugno la percentuale dei sottoscrittori potrà variare tra il 37 e il 41%, ma allo stesso tempo non è da escludere che le adesioni possano essere qualche punto percentuale in meno rispetto alla soglia sperata del 40 per cento. Per Antonio Noto, direttore di IPR Marketing, «è ancora presto per dire se si stabilizzarà al di sotto o leggermente al di sopra del 40%, ma comunque vada non si registrerà un indice molto distante dalla stima governativa».

          Dal nuovo sondaggio emerge tuttavia una continua "diffidenza" nei confronti del mercato e della Borsa. I dipendenti, infatti, rimangono più fiduciosi nelle possibilità di sviluppo della propria azienda che non nell’evoluzione del mercato borsistico. Secondo Noto «l’informazione istituzionale di questi mesi non ha influito sul cambiamento di opinione, anche perché nel linguaggio del marketing la comunicazione agisce su tempi lunghi e la formazione di una nuova opinione sulla fiducia nei confronti del mercato e della borsa non certo poteva variare in questi pochi mesi.

          Probabilmente – aggiunge il direttore dell’Istituto – l’accelerazione che il governo ha impresso nella possibilità di destinare il trattamento di fine rapporto ai fondi pensione potrebbe avere prodotto una più tiepida attrazione verso l’opportunità di investimento. Almeno i dati di marzo sembrano affermare questo concetto, cioè che il comportamento dei dipendenti finora non è stato influenzato dalla comunicazione, ma coloro i quali avevano intenzione di aderire ai fondi a febbraio (cioè in un periodo a zero impatto di comunicazione) sono praticamente gli stessi di quelli che oggi stanno sottoscrivendo i fondi. Ovviamente – conclude Noto – bisognerà capire se la comunicazione avrà invece effetto su coloro i quali (e non sono pochi, il 29% dei dipendenti) oggi non hanno ancora deciso e lo faranno nei prossimi mesi. Per tutti c’è infatti tempo fino al prossimo 30 giugno. Con l’avvertenza che mentre chi sceglierà il fondo pensione non potrà più tornare indietro, chi lascerà il proprio Tfr in azeinda potrà, successivamente, cambiare idea.