“Previdenza” Fondi pensione e democrazia economica (P.Baretta)

15/02/2007
    martedì 13 febbraio 2007

    Pagina 15 – Economia & lavoro

    L’opinione

      I fondi pensione e
      la democrazia economica

        di Pierpaolo Baretta*
        * Segretario generale aggiunto della Cisl

          L’articolo («Chi controlla le pensioni») pubblicato sull’Unità si sofferma sul problema della vigilanza e dei meccanismi di controllo sul funzionamento del mercato finanziario sottostante all’investimento delle forme pensionistiche complementari. Non a caso anche le confederazioni sindacali hanno espresso una valutazione fortemente negativa sul via libera del Governo all’impianto generale del nuovo disegno di legge sul riordino delle Authorities che prevede, fra l’altro, l’abrogazione della Commissione vigilanza sui fondi pensione.

          Una scelta che appare poco opportuna, non soltanto per ragioni di tempistica – la proposta interviene in concomitanza con il semestre di scelta dei lavoratori – quanto per ragioni di coerenza rispetto all’impianto disegnato dalla riforma della previdenza complementare che prevede l’equiparazione fra forme pensionistiche complementari collettive ed individuali.

          L’esistenza di un’Autorità specifica di settore risponde all’esigenza di preservare l’unitarietà e l’omogeneità della vigilanza sul settore della previdenza complementare, specie dopo l’equiparazione fra le forme pensionistiche complementari collettive ed individuali attuata dalla riforma, ed anche alla necessità di considerare le finalità sociali del risparmio pensionistico complementare nell’attività di regolazione e controllo. In tal senso è giusto distinguere tra risparmio previdenziale ed investimento finanziario.

          In ogni caso il puntuale articolo di Raoul Wittemberg muove anche forti dubbi sulla capacità del sistema di previdenza complementare di realizzare risultati in grado da garantire, nel futuro, prestazioni adeguate alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. Le “garanzie” possono essere rafforzate proprio rendendo più efficace e funzionale il sistema di vigilanza e controllo e tramite il rafforzamento dei meccanismi operativi tendenti ad accrescere la sicurezza del reddito pensionistico finale.

          In secondo luogo qualunque sistema di garanzia deve fare i conti con l’efficienza del sistema economico e finanziario. Lo stesso meccanismo di rivalutazione del TFR accantonato in azienda, previsto dalla legge, non elimina i fattori di rischio legati alla congiuntura economica sfavorevole. Rappresenta un efficace sistema di protezione contro il rischio di inflazione ma solo fino a quando questa si mantiene al di sotto di valori accettabili.

          Il sistema pensionistico obbligatorio ha dovuto, negli anni, rivedere più volte la promessa pensionistica fatta ai lavoratori sulla base di ragioni legate alla sua sostenibilità finanziaria, a seguito dei grandi cambiamenti intervenuti nel quadro demografico e nell’organizzazione del lavoro e dei sistemi produttivi.

          I fondi pensione, infatti, sono nati proprio per compensare il progressivo abbassamento del tasso di sostituzione. Le parti sociali condivisero questo percorso con l’idea che la creazione di un sistema misto, pubblico a ripartizione e privato a capitalizzazione, fosse maggiormente in grado di realizzare gli obiettivi di sostenibilità finanziaria, economica e sociale del sistema combinando le caratteristiche della solidarietà generale del primo pilastro con quelle di efficienza economica del secondo pilastro.

          E’ un percorso ovviamente non facile ma che, se correttamente orientato, può rappresentare un fattore decisivo non solo per la tutela della pensione ma anche per lo sviluppo della democrazia economica, oltre che un elemento fondamentale per il rilancio dell’economia nazionale.

          Pure nell’ambito della necessaria diversificazione internazionale degli investimenti, i fondi pensione potranno e dovranno svolgere, infatti, un ruolo più attivo nella partecipazione al capitale di rischio delle imprese nazionali, allo sviluppo locale, alla crescita delle PMI senza, ovviamente, comprimere o ridurre la loro finalità previdenziale.

          Insomma, proprio in tempi nei quali gli scandali finanziari sono all’ordine del giorno, il futuro dei fondi pensione ci deve preoccupare ma anche interessare . In fondo, l’incertezza che avvertono i lavoratori e le lavoratrici deriva anche dall’incapacità della democrazia politica di governare i grandi processi di cambiamento dell’economia e della finanza.