Previdenza, Fini a Tremonti «Riforma dettata da Bossi»

29/10/2003

 

mercoledì 29 ottobre 2003 
Pagina 6 – Economia
 
IL RETROSCENA
Nuovo scontro tra i due. Il ministro minaccia: "Io me ne vado"

Previdenza, Fini a Tremonti "Riforma dettata da Bossi"
          Tesoro: vittoria sulla Cassa, perché Fazio deve vigilare?
          CLAUDIO TITO


          ROMA – «E allora io me ne vado». Lunedì a Palazzo Chigi, nel vertice di maggioranza sulla manovra economica, la tensione si tagliava con il coltello. A Tremonti, Fini, Follini e Gianni Letta sono servite tre ore per arrivare all´intesa sul cosiddetto "decretone". E il ministro della Economia è arrivato anche a minacciare di abbandonare l´incontro. La riunione convocata per accendere il disco verde alla Finanziaria ha rischiato di tramutarsi in un fallimento.
          Soprattutto tra Fini e l´inquilino di Via XX Settembre non sono mancati momenti di fuoco. Tant´è che a quel «e allora me ne vado», che qualcuno alla riunione ha interpretato anche come una minaccia di dimissione, il vicepremier ha replicato con un tono gelido: «Con chi dobbiamo continuare a discutere?» (rivolgendosi a Letta).
          L´oggetto del vertice è stato essenzialmente la Cassa Depositi e Prestiti, ma sono state soprattutto le pensioni a provocare una impennata alla discussione. Sul punto specifico del decretone, infatti, sia il leader di An che quello dell´Udc erano arrivati all´appuntamento sapendo che avrebbero potuto modificare ben poco. Non per niente ieri Tremonti ha parlato di una «vittoria 10 a zero», riferendosi alla nuova formulazione del maxi emendamento.
          Il suo ragionamento, per sventare l´ipotesi che fosse la Banca d´Italia a vigilare sulla Cassa, è stato questo: «Sul mio testo c´è stato un sì unanime da parte del Consiglio dei ministri. E poi, quella è una banca sui generis. Non ha sportelli; non ha le funzioni di una normale banca. Perché dovrebbe essere Via Nazionale a vigilare? Allora perché non lo fa anche sulle Poste?». Secondo il titolare dell´Economia, inoltre, a dimostrazione che la Nuova Cassa depositi e prestiti non è un istituto di credito, c´è il giudizio dell´Ue: «Se fosse una banca non passerebbe».

          La risposta di Fini è stata sul punto morbida. Prendendo atto che il testo licenziato in Consiglio dei ministri poteva essere solo ritoccato, ha spiegato che una via d´uscita andava comunque cercata. «Visto che la situazione è questa – è stato il suo discorso – bisogna trovare una soluzione in cui nessuno perda la faccia. Devi capire che i parlamentari vanno convinti, altrimenti la fiducia rischia di diventare pericolosa. Anche per te». Una riflessione svolta anche da Follini: «Il provvedimento è andato troppo avanti, ma non puoi pensare che sulle nomine solo tu, Giulio, possa avere voce in capitolo».
          Prima che si arrivasse a tracciare una bozza di accordo con la mediazione di Letta, però, tra Fini e Tremonti sono volate parole grosse. Il terreno di scontro è stata la riforma previdenziale. E il presunto flirt di An e Udc con i sindacati. «Voi – ha attaccato l´inquilino di Via XX Settembre – continuate a parlare di dialogo, della possibilità di modificare la riforma. Ma se avevate una proposta alternativa, lo dovevate dire prima e non dopo lo sciopero generale». «Veramente – è stata la replica gelida del vicepremier – la riforma l´hai scritta tu sotto la dettatura dei "no" di Bossi».