“Previdenza” Ferrero: «Il Tfr? Lasciatelo in azienda»

24/05/2007
    giovedì 24 maggio 2007

    Pagina 30 – Interni

    PER IL MINISTRO TROPPI FONDI PENSIONE SONO FALLITI

      Ferrero: “Il vostro Tfr?
      Lasciatelo in azienda”

        “I lavoratori non si fidano della previdenza integrativa”

          TERESA PITTELLI
          ROMA

          «Meglio lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda». Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, ha scelto il Forum della pubblica amministrazione in corso ieri a Roma per sganciare la sua «bomba» contro il lancio della previdenza complementare. «Se un lavoratore mi chiedesse un consiglio gli direi di lasciare il Tfr in azienda», ha detto il ministro, spiegando che «i lavoratori non si fidano della pensione integrativa perché hanno sentito di troppi fondi pensione falliti».

          Un’affermazione pesante, quasi choc, quella del ministro di Rifondazione. Che arriva proprio nel momento in cui il governo, e il collega del Lavoro Cesare Damiano in testa, stanno producendo il massimo sforzo per far decollare i fondi pensione. Basti pensare che da qualche giorno è iniziata la campagna di informazione voluta dal governo per sensibilizzare i lavoratori sull’importanza di investire il Tfr nei fondi. E che tra poco più di un mese scadrà il termine, fissato al prossimo 30 giugno, che i lavoratori dipendenti hanno a disposizione per decidere se destinare le proprie liquidazioni alla previdenza complementare o se lasciarle in azienda.

          Per il governo un’adesione adeguata ai fondi, almeno pari al 40%, sarebbe un buon viatico per la partenza della cosiddetta seconda gamba pensionistica, cioè la parte di pensione che nel lungo periodo servirà a integrare l’assegno principale. Quest’ultimo, secondo tutte le previsioni, non sarà più sufficiente, infatti, a garantire un tenore di vita dignitoso. Ma incurante del rischio di provocare nuove tensioni in una maggioranza di governo già martoriata dalle divisioni interne e da una serie di vertenze sindacali irrisolte, Ferrero «l’irriducibile» è andato avanti a spiegare ai giornalisti che «la pensione è una cosa seria, e nessuno vuole rischiarla in una gestione che dopo 30 o 40 anni, quando si è più deboli, può riservare sorprese».

          Una posizione di totale sfiducia nei confronti dei fondi pensione, senza distinzione tra chiusi e aperti (i primi creati da aziende e sindacati, i secondi da altri soggetti finanziari), finora portata avanti solo dalle formazioni della sinistra più radicale come Attac, e che promette nuovi scontri all’interno del governo. E se ieri i ministri hanno osservato il diktat di ignorare le dichiarazioni di Ferrero, solidali alla linea di uno sconcertato Damiano che in privato avrebbe detto ai suoi «lasciamo perdere e andiamo avanti per la nostra strada», il ministro della Solidarietà sociale ha dovuto incassare la dura contestazione proprio della Cgil, il sindacato con il quale Rifondazione prova spesso a giocare di sponda su questi temi.