Previdenza: favoriti i redditi alti

13/10/2004


            lunedì 11 ottobre 2004

            PREVIDENZA La retribuzione netta può crescere anche del 55%

            Favoriti i redditi alti
            All’aumentare dello stipendio sale il beneficio monetario e si riduce la perdita sulla pensione futura. Ecco perché

            Conviene o non conviene l’incentivo per chi rinvia la pensione di anzianità? E’ difficile pronunciarsi su questo punto, poiché la scelta tra bonus e rendita rappresenta un fatto strettamente personale. Al di là dei numeri, in certe situazioni il bonus potrebbe far comodo, per finire di rimborsare il mutuo, ad esempio. O per pagare il master al figlio o per aiutarlo a iniziare una piccola attività in proprio. Ma facciamo un paio di esempi per cercare di approfondire la questione. Prendiamo il caso di un dipendente con 57 anni di età e 35 di contributi, e una retribuzione annua di 26.000 euro. Rinviando il pensionamento, nel periodo 2005-2007 incasserebbe un bonus di 25.500 euro (708 euro al mese per 3 anni). La sua pensione, liquidata sulla base dei 35 anni di contributi effettivamente versati, risulterà così pari a 18.200 euro, che al netto dell’Irpef ammontano a circa 1.148 euro al mese.

            Se, invece, avesse continuato con il versamento dei contributi (anziché chiedere il bonus) per altri 3 anni (dal 2005 al 2007) avrebbe potuto contare (con 38 anni di anzianità) su una pensione di 19.760 euro all’anno, che sempre al netto dell’Irpef risulterebbe pari a 1.228 euro al mese.

            Praticamente, continuando a lavorare senza versare i contributi avrebbe un «danno», in termini di minore pensione, di 80 euro al mese netti, che proiettati per 20 anni grosso modo fanno 25.000 euro in totale. A conti fatti, il bonus è superiore, ma appena appena, per cui occorre riflettere bene.

            Vediamo ora il caso di un dipendente con un reddito più elevato – 35.000 euro – e che si trova in situazione analoga (matura i 57 anni di età e 35 di contribuzione). Se decide di lavorare per un triennio accettando il bonus avrà un guadagno complessivo netto all’anno di 9.804 euro per un totale di 29.412 euro. La sua pensione, con 35 anni di contributi, ammonta a 18.959 euro contro i 20.728 euro che incasserebbe se, invece, avesse continuato a pagare i contributi. La differenza in termini di minor pensione annua è di 1.769 euro che annulleranno il bonus dopo 16 anni e mezzo.


            Facciamo ora l’ipotesi del dipendente con una retribuzione annua decisamente più elevata, 80.000 euro. Rinviando il pensionamento, nel periodo 2005-2007 incasserebbe un bonus totale di 79.740 euro (2.215 euro al mese per 3 anni). La sua pensione, liquidata sulla base dei 35 anni di contributi effettivamente versati, risulterebbe pari a 49.000 euro annui, circa 2.615 euro al mese al netto dell’Irpef. Se, invece, avesse continuato con il versamento dei contributi per altri 3 anni (anziché chiedere il bonus), avrebbe potuto contare (con 38 anni) su una rendita di 52.800 euro l’anno, 2.792 euro al mese al netto dell’Irpef.


            Come si può notare, il trattamento pensionistico, quando la retribuzione di base supera il cosiddetto tetto (37.883,00 euro nel 2004), è proporzionalmente meno favorevole in quanto la quota eccedente viene conteggiata, ai fini della rendita futura, con un’aliquota di rendimento inferiore al 2% all’anno. L’aliquota può scendere, infatti, fino allo 0,90% (oltre i 72 mila euro del 2004). In questo caso il «danno» in termini di pensione sarebbe di 2.300 euro netti all’anno che, proiettati per un ventennio, fanno 56.000 euro contro i 79 mila garantiti dall’incentivo. In simili condizioni, scegliere il bonus comincia a presentare vantaggi.


            Oltre che sul fronte previdenziale anche su quello fiscale il bonus avvantaggia le altre retribuzioni perché l’Irpef è progressiva. Facciamo qualche esempio. Un dipendente con una retribuzione lorda di 24.000 euro, che decide di rinviare la pensione di anzianità, avrà un aumento mensile netto di 603 euro (»45%). In soldoni la busta paga passa da 1.323 a 1.926 euro.


            Per un impiegato con una retribuzione annua di 35.000 euro l’aumento mensile è di 817 euro, il 48% in più dello stipendio attuale. Un dirigente (stipendio di 59.000 euro) si porterà a casa 1.378 euro in più al mese, un extra pari al 53% della retribuzione. E un manager con uno stipendio di 80.000 euro avrà un aumento effettivo di quasi il 55%.

            D.Co.