Previdenza e bonus fiscale gli scogli del negoziato

23/03/2007
    venerdì 23 marzo 2007

    Pagina 10 – Economia

      IL RETROSCENA

      Previdenza e utilizzo del bonus fiscale gli scogli del negoziato: "Non sarà una passeggiata"

        "Non è campagna elettorale"
        i timori di Cgil, Cisl e Uil

          Il malumore della sinistra radicale: "Un errore la dichiarazione sui coefficienti" I dubbi di Epifani: il governo non capisce quanto sia vasto il malessere sociale

            ROBERTO MANIA

            ROMA – Guglielmo Epifani non si fida. E teme che sul terreno della trattativa sulle pensioni e lo sviluppo economico possano essere state disseminate troppe trappole. Ieri, dopo l´incontro con l´esecutivo, il leader della Cgil ha lanciato il suo allarme: «Non sarà una passeggiata». Perché un negoziato con un governo uscito fiaccato dalla crisi, con i due partiti più grandi (Ds e Margherita) impegnati entrambi in complessi dibattiti congressuali, e una maggioranza costantemente inquieta sui temi etici, sulla politica estera, ma anche su come utilizzare l´extra gettito ottenuto grazie alla ripresa dell´economia e alla lotta all´evasione fiscale, rischia di non avere un percorso lineare. Questa – non solo per Epifani, ma anche per la Cisl di Raffaele Bonanni e per la Uil di Luigi Angeletti – non è una trattativa normale, perché "la politica" potrebbe usarla per fini impropri e di corto raggio: recuperare il consenso, soprattutto prima delle prossime elezioni amministrative di maggio. Un vicolo poco illuminato nel quale Cgil, Cisl e Uil non vorrebbero finire. In campagna elettorale – dicono – i negoziati possono essere scivolosi. Proprio per questo nel Memorandum sulle pensioni si indicava la data del 31 marzo per chiudere il confronto. Ma le cose – si sa – sono andate diversamente.

            «Non riesco a comprendere – diceva ieri Epifani ai suoi dopo la riunione di Palazzo Chigi – se il governo ha davvero capito come sia vasto e profondo il malessere sociale». I redditi da lavoro e da pensione, infatti, non hanno retto il doppio urto, quello della Finanziaria e poi delle addizionali Irpef locali. I sindacati pensano che ora tocchi a loro "prendere", ma i messaggi che arrivano dai palazzi ministeriali non sono univoci. L´ultimo caso clamoroso è quello del pubblico impiego: «Siamo stati costretti a ricorrere allo sciopero generale quando c´era già un accordo. Perché non vengono mantenuti gli impegni?», ragionava il segretario della Cgil. Prodi ci ha messo una toppa. Ha detto che le risorse per i contratti pubblici ci sono, ma solo il giorno prima il titolare dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa aveva gelato le aspettative sindacali.

            Ma gli scogli veri del confronto sono già affiorati: pensioni e "tesoretto". Non è piaciuto ai sindacati la scelta di Prodi di mettere sul tavolo fin dall´inizio il tema dei coefficienti di trasformazione delle pensioni. Nelle scorse settimane avevano aperto all´innalzamento dell´età, anche perché, altrimenti, dovrebbero tenersi lo "scalone" che porta l´età minima a 60 anni anziché a 57, e speravano che questa mossa venisse valorizzata dal governo dissimulando un po´ l´altro corno del problema, cioè i coefficienti. Prodi, invece, ha scelto la strada diretta: «Una periodica revisione dei coefficienti di trasformazione si pone come elemento per garantire sostenibilità economico-finanziaria». A soccorso dei sindacati sono arrivati gli esponenti della sinistra cosiddetta radicale che è tornata a fare l´opposizione. Gianni Pagliarini del Pdci, presidente della commissione Lavoro della Camera: «Il tavolo di confronto tra governo e parti sociali è iniziato con una dichiarazione di intenti del premier relativa ai coefficienti di trasformazione. Non è certo un buon inizio perché si tratta di una presa di posizione non condivisa né dalle organizzazioni sindacali né da parte della maggioranza». E Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista: «Restiamo contrari a mettere mano ai coefficienti».

            Certo, in una fase ancora tattica nella quale ciascuno si muove con cautela studiando le mosse dell´avversario, può pure essere utile per il sindacato avere la sponda della sinistra della maggioranza. Anzi nessuno può escludere un patto non scritto per muoversi in sintonia. Ma dopo? Se durante la trattativa Cgil, Cisl e Uil dovessero accettare di affrontare il nodo dei coefficienti, resterebbe l´alleanza con la sinistra? O Epifani si ritroverebbe scavalcato dalla sinistra, con effetti anche all´interno della sua Cgil dove la minoranza si prepara alla battaglia? Un film già visto, proprio con Prodi nel ´96 con la vicenda delle 35 ore volute da Fausto Bertinotti, e che Epifani vorrebbe lasciare in magazzino. Anche da qui l´estrema cautela a nuove aperture nei confronti del governo.

            Diversa la strategia della Cisl di Bonanni. Il leader di Via Po è convinto che lo scenario politico si sia ulteriormente indebolito dopo la crisi sulla politica estera. Ma proprio questa debolezza – secondo le riflessioni che il vertice cislino ha fatto negli ultimi giorni – potrebbe tentare l´esecutivo dal giocarsi in proprio, senza l´intermediazione dei sindacati, cioè direttamente con gli elettori, la partita sulla redistribuzione del famoso "tesoretto". Dopo essere rimasta sostanzialmente al palo (a parte la parentesi del Patto per l´Italia) nel quinquennio berlusconiano, per la Cisl sarebbe una deriva da evitare. «L´accordo serve al governo – dicevano ieri sera in Via Po -, ma serve anche a noi per una nuova forte legittimazione». Ma prima del varo del Dpef, nuova dead line, ci sono – com´è noto – le amministrative.