Previdenza, dai sindacati altolà a Casini

09/06/2003




        Domenica 08 Giugno 2003
        Welfare
        Previdenza, dai sindacati altolà a Casini

        Welfare – Buttiglione: «Nel Patto di stabilità il debito per le pensioni» – Fassino: «Incentivi l’unica strada»


        DAL NOSTRO INVIATO
        S. MARGHERITA LIGURE – Bruxelles come San Sebastiano, trafitta anche dalla freccia delle pensioni. Trova un paragone insolito il commissario Ue, Mario Monti, parlando della riforma previdenziale e dei tentativi, anche italiani, di scaricarne i costi politici sull’Unione. Sarà stata forse la presenza del ministro Rocco Buttiglione, seduto accanto a lui al convegno dei giovani imprenditori, a dare a Monti l’ispirazione del martire cristiano. Sta di fatto che il commissario per la Concorrenza fotografa il gesto dei vari Paesi Ue alle prese con una riforma necessaria ma tanto impopolare da richiedere un capro espiatorio. «Molti governi – ha detto Monti – vedono che devono riformare le pensioni. C’è questa idea brillante di scaricare il costo politico su Bruxelles, di farsi imporre la riforma dall’Unione». Sorride il commissario Ue mentre, con ironia, proietta alla platea di Santa Margherita ligure l’immagine di una Commissione nel martirio delle frecce: «Certo, credo che non dobbiamo essere alieni da questi problemi. Fa parte un po’ del ruolo di San Sebastiano che Bruxelles riveste ma – fa notare – è curioso osservare che questa Maastricht delle pensioni venga chiesta anche da esponenti di governi sempre pronti a contestare le eccessive ingerenze di Bruxelles».
        Tutto nasce da una nuova proposta del Governo italiano sulle pensioni, questa volta del ministro per le Politiche comunitarie Buttiglione: «Si può rendere più forte ma anche più flessibile il Patto di stabilità se vi si includesse il calcolo del debito pensionistico a carico di tutti i paesi membri fissando obiettivi ragionevoli per il suo contenimento». Sembra essere questa l’interpretazione di Buttiglione della «Maastricht del Welfare» lanciata dal premier e stroncata dal ministro leghista Maroni ormai in aperta polemica con l’Udc. Il clima pre-elettorale esaspera le divisioni della maggioranza che ormai è spaccata di netto sulla necessità di una riforma più «risolutiva» sulle pensioni come ha detto il presidente della Camera. La delega previdenziale per la Lega è sufficiente, per An e l’Udc serve invece introdurre disincentivi per allungare l’età pensionabile. A trovare la soluzione dovrà essere il premier in persona nel vertice annunciato da Maroni che si svolgerà anche con il ministro Tremonti.
        In attesa di chiarimenti, il sindacato resta in stand by. Nonostante le rassicurazioni di ieri del ministro Carlo Giovanardi che ha rilanciato il dialogo sociale sulle pensioni («con lo scontro il problema non si risolve»), resta in campo il richiamo del presidente della Camera sulla necessità di una riforma previdenziale risolutiva. Un richiamo che ieri ha trovato, come scontato, la barriera compatta del sindacato ma anche dell’opposizione. «Più che discutere di pensioni dovremmo discutere di evasione fiscale dopo i dati della Guardia di Finanza. Sarebbe più importante per l’economia e per le casse dello Stato», ha replicato il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta.
        Oggi c’è ancora chi spera che le divisioni non si ricompongano. «Il Governo appare diviso su questo tema. Attendiamo una proposta comune, noi speriamo che vinca la componente della maggioranza che è contraria all’introduzione dei disincentivi», ha detto Luigi Angeletti, leader della Uil. Sceglie toni soft per replicare al presidente della Camera, il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani: «Ho molta stima del presidente Casini ma questa volta non condivido il punto di partenza del suo ragionamento quando dice che la spesa previdenziale frena lo sviluppo dell’economia. Non è fondato».
        A fare da sponda al sindacato, soprattutto perché in questa circostanza è compatto, è l’opposizione.
        Di nuovo ieri, il leader dei Ds Fassino si è schierato con Cgil, Cisl e Uil: «L’Italia ha già fatto tre riforme delle pensioni, ora il problema è favorire su base volontaria la permanenza al lavoro. Si parla dell’esempio di Francia e Germania, dimenticando che in quesi Paesi non si è mai messo mano alle pensioni». Niente disincentivi, quindi, altrimenti in Parlamento la delega previdenziale non avrà un cammino facile. Più brillanti proteste immagina invece Fausto Bertinotti che, alla vigilia del suo referendum sull’estensione dell’articolo 18, pensa già a uno «scontro di dimensioni europee» sulle pensioni.
        LINA PALMERINI