Previdenza complementare: Fondi, il ritardo «regala» 2 mld

15/10/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Previdenza complementare – La commissione Brambilla: il lento sviluppo ha permesso di avvicinarsi alle previsioni di spesa della riforma Dini

    Fondi, il ritardo «regala» 2 mld
    Gianpiero Scarpati
    Una boccata d’ossigeno per l’intero sistema previdenziale. È anche grazie al mancato decollo della previdenza complementare, infatti, se la riforma Dini non ha tradito più di tanto le attese. Dalla verifica sugli effetti dei risparmi di spesa conseguiti con la legge 335/95 fatta dalla commissione Brambilla, emerge che dal 1996 al 2000 i minori costi della previdenza complementare si tramutano, per il sistema pensionistico complessivo, in un risparmio di 2,1 miliardi di euro (poco più di 4mila miliardi di lire). Il motivo è semplice: agevolazioni fiscali e contributive ridotte – a causa del mancato flusso di adesione ai fondi – hanno consentito allo Stato di incassare risorse che altrimenti sarebbero andate perse nei bonus. La situazione non sembra destinata a cambiare nemmeno con il decreto legislativo 47/2000, che ha esteso il sistema di agevolazioni concesse agli aderenti ai fondi pensione. Per la commissione Brambilla «gli oneri previsti, pur presentando un profilo crescente rispetto all’andamento registrato a fine 2000, dovrebbero mantenersi a un livello inferiore rispetto a quello stimato». E il minor costo cumulato – si legge nella relazione dell’organismo istituito presso il ministero del Lavoro – sarà pari a 4,4 miliardi di euro (8.500 miliardi di lire). Che le cose non siano andate come sperato all’epoca della riforma Dini lo dimostrano anche i dati forniti dall’ultimo rapporto della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) aggiornato al primo semestre del 2001, da cui emerge, infatti, che il tasso di adesione è ancora basso: 32% del bacino di utenza. Al 30 giugno gli iscritti ai fondi pensione di nuova istituzione sono 1.219.852, con una crescita del 10% rispetto al 2000, per un totale di iscrizioni «monitorate», comprese quelle ai fondi ante-riforma, pari a 1,8 milioni. Il dato parziale del 2001 dimostra che il numero dei fondi complessivamente autorizzati, pari a 143 divisi tra 43 di tipo negoziale (o «chiusi») e 100 di tipo aperto, è rimasto sostanzialmente stabile rispetto alla fine dell’anno scorso: a giugno risultano così complessivamente attivi 718 fondi (compresi quelli di vecchia istituzione). L’attivo netto destinato alle prestazioni di fondi di nuova istituzione ha raggiunto i 2,46 miliardi di euro, di cui 1,76 miliardi per i fondi chiusi e 700 milioni di euro per i fondi aperti, per un totale di 4,22 miliardi di euro (4.763 miliardi di lire). A mostrarsi scarsamente attratti dalla previdenza complementare continuano a essere soprattutto i giovani con meno di 30 anni: sono l’11% degli iscritti. E poi le donne, pari al 15,6 per cento. Si tratta di un vero e proprio allarme visto che le riduzioni di copertura pensionistica operate dalla legge Dini sono molto rilevanti proprio per i giovani, destinatari dell’applicazione integrale del sistema di calcolo contributivo. Secondo il presidente di Assoprevidenza (Associazione italiana per la previdenza complementare), Sergio Corbello, «la previdenza complementare non ha ancora spessore e si evolve lentamente. Bisogna trovare le risorse per i fondi pensione, non solo attraverso i Tfr, e diminuire la contribuzione della previdenza di base». Uno dei problemi da risolvere con urgenza è il livello dell’aliquota fiscale sui fondi che attualmente è pari all’11%. Nei mesi scorsi era ventilata l’ipotesi di abbassarla all’8% nella Finanziaria, ma per Corbello «bisogna arrivare alla tassazione zero, perché il problema adesso è quello di armonizzare il mercato della previdenza complementare con quello prevalente tra i Paesi europei».
    Lunedí 15 Ottobre 2001
 
   
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