Previdenza, Berlusconi pronto a rivedere la delega

12/02/2004


12 Febbraio 2004

IL PREMIER: MODIFICHE SOLO SE DAL 2008 IL RISPARMIO ANNUO E’ DELLO 0,7% DEL PIL

Previdenza, Berlusconi pronto a rivedere la delega
Possibile un minor innalzamento dell’età pensionabile

Roberto Giovannini

ROMA
Silvio Berlusconi ribadisce che sulle pensioni «c’è già un accordo» nella maggioranza, ma assicura che non è «una scelta definitiva e chiusa, ma aperta a miglioramenti, su suggerimento di chiunque». Ancora, il presidente del Consiglio «apre» all’ipotizzato ammorbidimento dello «scalone» che dal 2008 imporrà a chi vuole andare in pensione di anzianità di avere almeno 40 anni di contributi maturati (o 65 anni di età). «Potrebbe anche essere più basso – afferma Berlusconi – il governo si sta applicando. Tuttavia un momento di passaggio da un sistema ad un altro ci deve pur essere».
Una sconfessione da parte del premier della linea «dura» seguita da Giulio Tremonti e Roberto Maroni? Sono in arrivo nuove importanti concessioni nella direzione delle richieste espresse da Cgil-Cisl-Uil? Non sembra proprio, a sentire i bene informati. E del resto, lo stesso Maroni – pescato dai cronisti all’uscita del ministero in una inconsueta tenuta, ovvero una maglietta del Milan – dice di non potere «non essere d’accordo con il presidente della mia squadra». Anche se il premier non ha – come fanno sempre i suoi due ministri di Economia e Welfare – sottolineato che gli aggiustamenti eventuali devono essere fatti a parità di effetto di risparmio, a quanto pare Berlusconi faceva riferimento alle ipotesi di alleggerimento (molto moderata) dello «scalone». Ipotesi che sono state discusse ieri mattina nel corso di un vertice a Palazzo Chigi – presenti il vicepremier Gianfranco Fini, i ministri Tremonti e Maroni, e il Ragioniere generale dello Stato, Vittorio Grilli. Una presenza, quella di Grilli, che testimonia che ogni eventuale modifica dovrà rispettare (come hanno confermato al Tesoro nel pomeriggio) l’esigenza di un risparmio annuo a partire dal 2008 dello 0,7% del pil.
La verifica è terminata, e dunque An e Udc hanno ben poche armi per cercare di ottenere «alleggerimenti» consistenti. Giorno dopo giorno, la partita si sposta sempre più dal Parlamento al ministero dell’Economia. E così, l’idea di introdurre un meccanismo di «quote» perde forza: per raggiungere il famoso obiettivo dello 0,7%, servirebbe una «quota 100», ovvero 64 anni di contributi e 36 di contributi. Non certo la «quota 96» voluta da An e Udc. E così, si torna al progetto messo a punto come «punto di caduta» da Maroni e Tremonti nello scorso autunno: rendere più graduale, sempre dal 2008, il vincolo di età contributiva per la pensione di anzianità. Invece di far scattare la tagliola dei 40 anni di contributi dal 2008, si potrebbe cominciare da un requisito di 36 anni, per passare a 37 nel 2010, 38 nel 2012, per giungere a 40 nel 2016. Uno «scatto» di un anno ogni 24 mesi (o al limite, 18, un anno mezzo), per evitare di produrre un effetto paradossale, per cui un lavoratore cui mancasse al limite un solo giorno al conseguimento del requisito il 1 gennaio del 2008 si troverebbe di anno in anno sistematicamente impossibilitato a raggiungere l’agognato obiettivo.
Maroni ha comunque annunciato per oggi un nuovo incontro (non ancora confermato) per mettere a punto l’emendamento che dovrebbe essere presentato probabilmente all’inizio della prossima settimana ai sindacati. Intanto, la Confindustria ribadisce che togliere la decontribuzione dalla delega (come annunciato dalla Casa delle Libertà dopo la riunione di martedì) «sarebbe un grosso errore». «Lo stralcio della norma sulla decontribuzione della delega previdenziale – ha detto il vicepresidente dell’associazione, Guidalberto Guidi – sarebbe un errore molto grosso e mi auguro che venga rivisto». E dal sindacato, il numero uno della Uil insiste: un accordo con il governo sulle pensioni è possibile per la Uil solo se contiene il «sistema degli incentivi. Restiamo convinti – ha detto Angeletti – che la soluzione migliore è quella della volontarietà». Per Angeletti, è bene che siano state accolte le richieste del sindacato sul «silenzio-assenso» per il Tfr nei fondi pensione e l’eliminazione della decontribuzione per i neoassunti. Ma «per l’aspetto più importante, cioè l’innalzamento dell’età pensionabile, dobbiamo vedere cosa propone il governo: sicuramente lo scalino del 2008 era la cosa più sgangherata che si poteva inventare e comunque una formulazione migliore, meno dannosa rispetto allo scalone, per noi risulta una soluzione ancora non convincente».