“Previdenza 2″ Un principio che mette a rischio l’architrave di tutte le riforme (G.Cazzola)

24/02/2005

    Giovedì 25 febbraio 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 21

    PREVIDENZA

    Un principio che mette a rischio l’architrave di tutte le riforme

    DI GIULIANO CAZZOLA

    La Corte dei conti della Puglia ha accolto il ricorso di un dipendente pubblico che aveva rivendicato la perequazione del trattamento pensionistico sulla base dei miglioramenti economici riconosciuti al personale di pari grado in servizio. Al di là delle motivazioni giuridiche è evidente che una giurisprudenza di questo tenore produrrebbe effetti devastanti per i conti pubblici. Sembra essere, quella delle compatibilità, una considerazione che non può restare a lungo fuori dalle aule di giustizia: un diritto soggettivo è tale se è fruibile da tutte le persone interessate, se ha una dimensione universale. Altrimenti, bon gré mal gré, rimane un privilegio. Dal momento che nessun Paese potrebbe permettersi il lusso di rivalutare periodicamente tutte le pensioni erogate sulla base delle retribuzioni dei lavoratori di pari grado in servizio, sarebbe corretto ammettere che anche i diritti devono fare i conti con le risorse disponibili, per loro natura limitate. Ma la sentenza della Corte dei conti pone un altro problema da non sottovalutare.

    Le pensioni degli italiani sono destinate a perdere valore nel tempo, in conseguenza di un provvedimento adottato dal Governo Amato, in una logica di emergenza, nel 1992, poi riconfermato sostanzialmente dalla legge 335/ 1995. Fino ad allora le pensioni si avvalevano di un doppio sistema di perequazione: rispetto al costo della vita e alle retribuzioni dei lavoratori attivi. Con la prima " scala mobile" gli assegni recuperavano l’inflazione, con la seconda la produttività. Quest’ultima forma di indicizzazione venne abrogata. Il solo meccanismo di adeguamento al costo della vita non può mantenere l’invarianza di un trattamento destinato a " durare" almeno per un quarto di secolo.


    I dati ufficiali confermano, però, che a questo intervento sulla perequazione si deve il maggior risparmio proveniente dalle leggi dei magici anni ‘ 90. Intorno al 2030, quando si verificherà il picco della spesa, le misure di riordino determineranno tagli ( rispetto alla situazione in assenza di riforme) corrispondenti a sette punti di Pil: ben cinque dipenderanno dalla soppressione dell’aggancio alla dinamica retributiva. Attenti, allora, a trattare con le avvertenze del caso il barile di tritolo su cui sono sedute le pensioni degli italiani.