“Previdenza 1″ Corte conti aggancia le pensioni ai salari

24/02/2005

    Giovedì 25 febbraio 2005

    sezione: NORME E TRIBUTI – pagina 21

    PREVIDENZA

    Corte conti aggancia le pensioni ai salari

    Sentenza shock dalla sezione della Puglia: sì alla perequazione con i lavoratori in servizio

      GIUSEPPE RODÀ

        Salvaguardare il potere d’acquisto delle pensioni attraverso un collegamento diretto e proporzionale con il livello della retribuzione percepita da chi è ancora in servizio. La Corte dei conti, sezione giurisdizionale regionale della Puglia, con la sentenza del 26 gennaio 2005, n. 70, rilancia la cosiddetta « perequazione » , ribadendo che, in forza degli articoli 36 e 38 della Costituzione, la rivalutazione periodica dell’assegno previdenziale deve essere " agganciata" all’incremento degli stipendi del personale in servizio.

        Per questo motivo, i giudici contabili hanno disposto il ricalcolo della pensione di un dipendente pubblico — che lamentava un progressivo peggioramento del trattamento previdenziale — riconoscendogli il diritto a usufruire dei miglioramenti economici riconosciuti al personale in servizio di pari qualifica e anzianità. Stabilendo, inoltre, che sulle somme derivanti da questa rideterminazione della pensione spettano gli interessi legali e la rivalutazione monetaria ( con decorrenza dalla scadenza legale di ciascun rateo).

        La sentenza n. 70 della sezione pugliese della Corte dei conti, per quanto abbia un peso specifico limitato, si inquadra in un’annosa e fondamentale questione costituzionale, relativa al diritto di chi è in quiscenza a ricevere un trattamento che assicuri « un’esistenza libera e dignitosa » . L’automatico collegamento della pensione con le retribuzioni del personale in servizio, una sorta di « clausola d’oro » , è la speranza di ogni pensionato. Ma quasi mai essa trova applicazione.

        In effetti, per l’adeguamento delle pensioni si possono percorrere, secondo la Corte costituzionale ( sentenza n. 409 del 1995) due strade: quella, appunto, del principio di automatico collegamento; e l’altra, la cosiddetta «perequazione automatica», che segue il costo della vita stabilito ogni anno dall’Istat. Criterio quest’ultimo cui l’Inps normalmente si attiene e che è di fatto più « iniquo » .

        Nel 2005, infatti, le pensioni sono state perequate con l’aliquota dell’ 1,9% ( una percentuale molto lontana dall’inflazione reale). Con questo sistema della rivalutazione annua delle pensioni i trattamenti nel giro di una decina di anni rischiano di svalutarsi, perciò, in modo significativo. Determinando quel fenomeno tanto penalizzante delle pensioni " d’annata".

        Il legislatore, messo alle strette, talvolta ha sanato le pensioni d’annata, ma il più delle volte ha evitato di provvedere, giustificandosi con il costo finanziario per il bilancio dello Stato derivante da un collegamento automatico delle pensioni con le retribuzioni del personale in attività.

        Va notato che la Consulta, con la sentenza n. 409 del 27 luglio 1995, pur affermando il principio costituzionale di proporzionalità e adeguatezza della pensione — da garantire sia con riferimento al momento del collocamento a riposo che successivamente — in relazione alle variazioni del potere di acquisto della moneta, ha rilevato che nell’attualità ( e, quindi, nel 1995) tutto questo appare assicurato dai meccanismi perequativi e rivalutativi esistenti. Mentre nel tempo spetta al legislatore il compito di soddisfare questa esigenza.

          La Corte costituzionale ha, però, escluso che questo comporti inderogabilmente un costante e periodico allineamento delle pensioni al corrispondente trattamento di chi è ancora in servizio. Principio che la Consulta ha confermato con l’ordinanza n. 531 del 18 dicembre 2002.