Prestazioni «Accessorie»

06/02/2003

          Giovedí 06 Febbraio 2003
          SPECIALE
          LA RIFORMA DEL LAVORO




          Prestazioni «Accessorie»
          Una chance in più nell’ambito sociale
          F.TO.


          Ammissibili le «prestazioni di lavoro occasionale e accessorio». Lo prevede l’articolo 4, lettera d) della delega. Si tratterebbe di rapporti di lavoro autonomo la cui definizione sembra potersi ricavare da quella fornita alla lettera c), che fa riferimento alle collaborazioni coordinate e continuative, il cui punto 2) distingue i «rapporti di lavoro meramente occasionali». In sostanza, si tratterebbe di rapporti di lavoro autonomo, di durata, ma che non presentano né le caratteristiche del lavoro autonomo manuale o intellettuale come disciplinato dal Codice civile, né quelle dei rapporti di collaborazione continuativa e coordinata, caratterizzandosi per la breve e determinata durata (non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente), dall’ammontare del compenso (non superiore a 5mila euro), nonché dal carattere dell’accessorietà che, forse, è da riferire all’attività svolta dal datore di lavoro. In altri termini, la norma sembra dare la possibilità di stipulare contratti di lavoro autonomo a termine con qualunque soggetto, purché con i sopra descritti limiti di durata e di compenso, al fine di svolgere, all’interno dell’azienda, attività collaterali e quindi accessorie (per esempio ricorrenze quali il Natale, oppure l’occasione di promozioni o eventi particolari quali fiere, mostre, presentazioni, eccetera) risolvendo così alle aziende il problema rappresentato dal rischio che, a posteriori, brevi rapporti appunto del tutto "accessori", vengano qualificati come di lavoro subordinato. La norma, poi, specifica altresì la possibilità che questo sottotipo contrattuale possa essere utilizzato con e da particolari soggetti: opportunità di assistenza sociale, rese a favore di famiglie e di enti senza fini di lucro; oppure per prestazioni rese da disoccupati di lungo periodo; oppure ancora da altri soggetti a rischio di esclusione sociale o comunque non ancora entrati nel mercato del lavoro, ovvero in procinto di uscirne. Non è chiaro se la certificazione, prevista dal l’articolo 5 della legge delega, sia un requisito richiesto in ogni caso o se, invece, sia necessaria soltanto nel caso in cui il rapporto sia stipulato con i soggetti sopradescritti e quindi si riferisca soltanto al caso in cui si proceda alla regolarizzazione «attraverso la tecnica dei buoni corrispondenti a un certo ammontare di attività lavorativa» (sistema utilizzato in Francia attraverso il quale si maturano, lavorando anche non continuativamente, crediti formativi e l’accesso a garanzie assistenziali e previdenziali) e se la certificazione possa consentire di superare i limiti stabiliti in generale (cioè quelli di durata e di compenso), come potrebbe apparire ragionevole tenuto conto della finalità della norma.