«Pressioni su Parmalat fin dal 1996»

24/02/2006
    venerd� 24 febbraio 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    I VERBALI – NELL’ORDINANZA LA RICOSTRUZIONE DEL RAPPORTO TRA IL GRUPPO CAPITOLINO E COLLECCHIO

      �Pressioni su Parmalat fin dal 1996
      Anche Arpe era insistente e deciso�

        documento 1
        FRANCESCO SPINI

          MILANO
          Il ritratto che il gip di Parma Pietro Rogato traccia di Cesare Geronzi non � di quelli che passano inosservati. La �figura apicale sempre presente in tutto lo svolgersi della vicenda�, cos� come viene descritto il banchiere, fa passare quasi in secondo piano il ruolo del �gentiluomo� Calisto Tanzi, il patron di Parmalat, finito dal 2002 per essere �una testa di legno�, uno �che siglava e/o firmava contratti, comunicazioni e bonifici il cui contenuto era stato da altri integralmente deciso�. E chi sono gli altri? Per rispondere alla domanda il gip impegna le 192 pagine a descrivere due episodi cruciali senza i quali non ci sarebbe stata �la artificiosa protrazione dello stato di decozione del Gruppo Tanzi�. Stato che, per il magistrato, �avrebbe cagionato nel solo periodo dal 31 dicembre 2002 alla data del “default” un aggravamento dello stato del dissesto�, poi quantificato dal commissario Enrico Bondi in circa 3 miliardi di euro.

          Ecco gli espisodi: l’erogazione �di un finanziamento di 50 milioni di euro da parte di Banca di Roma nell’ottobre del 2002, formalmente a favore di Parmalat, ma destinato alla Hit�, societ� del turismo dei Tanzi. Prestito che porta alla seconda �operazione illecita�, l’acquisto �quale conseguenza delle indebite pressioni subite da Banca di Roma, dell’azienda Ciappazzi� per un prezzo �assolutamente sproporzionato�. Il giudice riporta le parole di Tanzi, secondo cui era �chiaro che il Geronzi fosse il regista delle operazioni che mi venivano proposte o, meglio, che venivo indotto a compiere�. L’intreccio tra Banca di Roma e le vicenda del crack Parmalat parte da lontano, dal ‘96 per la precisione, quando, Tanzi �rischiava di essere travolto dalla imponente mole di debiti sconsideratamente accumulati dalle societ� del settore turistico�. Per prima cosa organizza allora quella che il pm spiega nella sua richiesta allegata all’ordinanza come �una gigantesca truffa�, scaricando �l’ormai insostenibile indebitamento del turismo sulle Fs di Lorenzo Necci�, con cui avrebbe fatto una joint venture. Nel ‘97 Necci viene arrestato, e Tanzi si ritrova a dover �restituire il maltolto a Cimoli�. Qui, insieme ad altri istituti interviene Banca di Roma. Il finanziamento ha una prima proroga nel ‘99. �Ricordo che allorquando si trattava di finanziare il gruppo turistico per il riacquisto della quota di Fs nella joint venture – racconter� Tanzi – il De Nicolais (ex responsabile area crediti di Banca di Roma, ndr), nel confermarmi l’appoggio dell’istituto di credito, che peraltro mi era gi� stato in precedenza promesso da Geronzi, mi disse che in futuro mi avrebbe “chiesto qualcosa”�. Il qualcosa lo spiegher� tempo dopo, sempre nel ‘97, Geronzi. �Ci disse – spiegher� Tanzi – che avremmo dovuto ricambiare alla banca il favore ricevuto, acquisendo le societ� delle cosiddette acque minori�. Sono quelle che facevano capo a Ciarrapico. Le trattative sono difficili. Il loro stand by comporta �un intervento di Geronzi su Tanzi – scrive il pm – (cui sar� richiesto di invitare Zini (l’avvocato che conduce le trattive) a “smetterla di fare il furbo” e in seguito la sospensione del finanziamento bridge (ponte, ndr) in attesa della sigla della transazione Ciappazzi�. Le trattative sono complicate, nell’ordinanza si riportano le frasi di Tanzi che descrivono Arpe e un Geronzi �molto insistenti e decisi�. �Lei mi chiede perch� io non preferi rimborsare impiegare i fondi Parmalat per pagare il debito Efibanca alla scelta di investirli in azioni Mcc. Per la verit� non mi posi il problema� date le insistenze dei due, dice Tanzi in un verbale recentissimo, del 15 dicembre scorso. SI arriva quindi alla �rapida conclusione delle trattative per l’acquisto di azioni Mcc (di cui Arpe era amministratore delegato)�.

          Ma tutto si complica quando Parmalat si rende conto che Ciappazzi non poteva operare, in quanto �era nel frattempo decaduta dalle necessarie autorizzazioni amministrative per estrarre l’acqua minerale dalle fonti�, annota il gip. Parmalat si rifiuta di pagare la seconda rata di prezzo. �Approfittando del fatto che Parmalat aveva assoluta necessit� di conseguire il finanziamento per far fronte alle necessit� della Hit, in stato di decozione, ed evitarne quindi il fallimento, Banca di Roma ha temporeggiato fino all’ultimo, pretendendo che la vertenza relativa alla Ciappazzi fosse transata a fronte di un irrisorio sconto, da dedursi sull’ultima rata del prezzo�. � qui che Tanzi passa per essere �improvvisamente degradato ad una sorta di testa di legno�, ritenuto �tutt’a un tratto non pi� gentiluomo degno di accordi puramente verbali per centinaia di miliardi, neanche fosse il pi� oscuro dei fiduciari di Lugano�, faceva quello che altri decidevano. E Geronzi? Era lui, secondo il Gip, �a parlare con Tanzi� quando sorsero i primi problemi con la newco per le acque minori di Ciarrapico, �era con Geronzi che Tanzi andava a discutere� per �ricevere dall’amico la promessa dell’ulteriore appoggio finanziario di Capitalia nella ristrutturazione del turismo�. Insomma �il livello di interlocuzione tra la struttura imprenditoriale e quella bancaria era, insomma, davvero consolidato. Lo sapeva anche Matteo Arpe, all’epoca “solo” direttore generale del gruppo bancario che, allorquando vorr� “richiamare all’ordine” Fausto Tonna, si limiter� a paventargli che “il pres. dott. Geronzi avrebbe intrattenuto direttamente il Cavalier Tanzi in merito alle Sue irrituali richieste�.