Pressing di Cisl e Uil sul governo

05/07/2002


 
VENERDÌ, 05 LUGLIO 2002
 
Pagina 4 – Economia
 
I SINDACATI
 
La bozza prevede che se la Cgil non sottoscrive l´intesa sarà esclusa dai futuri negoziati con le parti sociali
 
Pressing di Cisl e Uil sul governo "Cambiate il Patto se volete la firma"
 
 
 
Angeletti ha chiesto "profondi cambiamenti" alla proposta di Palazzo Chigi.
La Confindustria applaude.
I Ds: "Vantaggi ai ricchi"
 
LUISA GRION

ROMA – Del «no» della Cgil già si sapeva, ma anche Cisl e Uil hanno qualche perplessità sul «patto per l´Italia» presentato ieri alle forze sociali dal governo. Il consenso di fondo resta, certo, ma prima di mettere la loro firma sotto quel documento sia Cisl che Uil hanno chiesto – fra gli stop and go di una trattativa iniziata a mezzogiorno e avviata poi al rush finale notturno – di mettere nel testo, nero su bianco, qualche distinguo. Scontata invece la bocciatura da parte dell´opposizione e la promozione da parte della Confindustria.
Le condizioni essenziali chieste da Cisl e Uil per dire «sì» sono praticamente fotocopia le une delle altre: maggiori garanzie che la sospensione dell´articolo 18 sia effettivamente impiegata da aziende al di sotto dei 15 dipendenti e solo per i neo-assunti; riformulazione dell´emedamento sulla cessione del ramo di azienda; una maggiore chiarezza circa i beneficiari dei 5-6 miliardi di euro di sgravi fiscali con cui il governo avvierà il primo modulo della riforma.
Pezzotta ha fatto una precisazione sul Dpef: «Daremo un giudizio solo nella stesura finale». Angeletti invece ha sottolineato che la sospensione alle modifiche sull´articolo 18 deve essere, dopo la sperimentazione dei tre anni «automatica» e che alla Uil non sta bene nemmeno il nome dato al documento. «I profondi cambiamenti» ha detto «devono andare dal titolo fino agli allegati». Entrambe le confederazioni, comunque, dicendo questo facevano buon conto che nella notte il governo «calasse gli assi» per arrivare all´accordo.
Niente da fare, invece, per la Cgil che non si è scostata dalla linea originaria: «Penso che alla fine confermeremo la non firma – commentava ieri sera Guglielmo Epifani – sul fisco non ci sono garanzie, sul mercato del lavoro si va verso la riduzione dei diritti: si conferma quello che abbiamo sempre detto». Intransigenza che, a leggere le clausole del patto, la Cgil sconterà anche quando si parlerà di fisco: il documento precisa infatti che chi non firmerà sarà escluso dalla trattativa sulla riforma visto che il tavolo – si legge nella bozza – sarà fissato solo con le parti sociali «firmatarie del presente accordo».
Tranchant anche il giudizio dell´opposizione affidata dai Ds ad una dichiarazione comune di Fabio Mussi e Laura Pennacchi «Il patto proposto alle parti sociali – hanno detto – ribadisce lo spirito pro-ricchi e anti-cedi medi della delega fiscale, non assume alcun impegno serio per il Mezzogiorno, sopprime il reddito minimo d´inserimento, prepara nuovi tagli alla sanità, alla scuola, alla previdenza. Non può che essere respinto». Opposto, chiaramente, il giudizio della Confindustria «fiduciosa di concludere» e in polemica con la Cgil. «Ci dica se è dentro o fuori l´accordo del ’93 – ha detto Guidalberto Guidi, consigliere incaricato – e se la risposta è la seconda se ne assuma le responsabilità di fronte al paese».