Pressing delle parti sociali sui «nuovi» ammortizzatori

20/10/2004

              mercoledì 20 ottobre 2004

              Sezione: ITALIA-LAVORO – pag: 23
              autore:
              Primo bilancio della legge Biagi al Forum lavoro del Sole-24 Ore
              Pressing delle parti sociali sui «nuovi» ammortizzatori SERENA UCCELLO
              MILANO • La priorità è ora la riforma degli ammortizzatori sociali. A un anno dalla legge Biagi (il tema è stato ieri al centro di un Forum a Milano sul lavoro organizzato dal Sole-24 ore), imprese e sindacati concordano sulla necessità di approvare velocemente l’altro tassello del Libro bianco del mercato del lavoro. Un passaggio necessario per dare «ammortizzatori sociali uguali per tutti», spiega Tito Boeri, ordinario di diritto del lavoro all’Università Bocconi di Milano.

              La definizione dei nuovi strumenti di sostegno si intreccia però alla norma che prevede la modifica in chiave sperimentale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un tema sul quale, dopo le polemiche dei giorni scorsi è tornato il vicepresidente di Confindustria con delega alle relazioni industriali, Alberto Bombassei, ribadendo: «Noi non abbiamo chiesto lo stralcio della modifica dell’art. 18, ma se tutti lo chiedessero noi non ci opporremmo».

              Di conseguenza il Governo, «restando intenzionato ad andare avanti con la riforma e gli ammortizzatori sociali valuterà la situazione che a quanto sembra è variegata e diversificata», ha ha chiarito il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, aggiungendo che «dalle parti firmatarie del Patto per l’Italia non abbiamo avuto una indicazione univoca in merito allo stralcio della modifica sull’articolo 18. Da un lato Confartigianato ci chiede di andare avanti e mantenere la norma, dall’altro Confindustria ci dice che condivide la norma ma che non fa barricate se la togliamo».

              Intanto imprese e sindacati concordano sulla valutazione che è ancora «prematuro» tracciare bilanci sull’attuazione della Biagi «che è — dice Bombassei — una riforma sicuramente positiva per le imprese. Si tratta però di una legge articolata e complessa che richiede un approfondimento da parte delle stesse aziende». Ecco perché il vicepresidente degli industriali non esclude che in alcune parti la normativa possa essere rivista "in corso d’opera", tuttavia — sottolinea Bombassei — è «una legge dello Stato, criticabile per qualcuno, ma chiederne la non applicazione come fa la Fiom mi sembra fuori luogo».

              Chiamata in causa, la Cgil ripercorre le ragioni della sua opposizione: «La differenza — dice Fulvio Fammoni, segretario confederale — tra la situazione precedente e quella attuale è che prima della Biagi si poteva fare ricorso al lavoro atipico solo se si verificavano determinate casuali, ora le aziende possono utilizzare i contratti flessibili anche per l’ordinaria amministrazione».

              Ma, messi da parte i motivi di lacerazione, il mondo dell’impresa prova a fare il punto su quale contributo i singoli settori possono dare al rilancio del Paese. «Noi — dice Alessandro Vecchietti, responsabile dell’area legislazione d’impresa di Confcommercio — attraverso la contrattazione collettiva possiamo offrire uno strumento che può aiutare a disciplinare la flessibilità in un’ottica di competitività».

              Mentre il contributo di «Confartigianato è — spiega Riccardo Giovani, responsabile lavoro e contrattazione — il modello di contrattazione territoriale come modello di sviluppo e la nostra esperienza in materia di ammortizzatori».