Pressing delle Camere: integrare il Dpef

18/07/2002


18 luglio 2002



L’opposizione chiede un quadro programmatico delle Amministrazioni pubbliche, la maggioranza più dettagli su infrastrutture e fisco
Pressing delle Camere: integrare il Dpef
Sì dalle commissioni Finanze, Lavoro e Sanità: ma per le mutue c’è tempo

Luigi Lazzi Gazzini
ROMA – Integrazioni e precisazioni in vista per il Dpef. Maggioranza e opposizione le sollecitano. La prima chiede maggiori dettagli sulle opere pubbliche e sul meccanismo di sgravio fiscale. La seconda rileva la mancanza, nel Dpef, di un quadro di dettaglio del conto programmatico delle pubbliche amministrazioni. Pareri favorevoli al Dpef emergono in queste ore dalle commissioni parlamentari che ne stanno concludendo l’esame in vista della discussione in Aula. Ma con richieste di chiarimenti. La commissione Lavori pubblici del Senato vuole un elenco di infrastrutture, costi e risorse disponibili. Insomma, «maggiore chiarezza» dal momento che, si legge nel parere redatto dal presidente Luigi Grillo, Fi, le risorse riferite alle opere strategiche «non coincidono con nessuno dei provvedimenti legislativi fin qui approvati dal Parlamento». Via libera anche da entrambe le commissioni Finanze, con soddisfazione per la pressione fiscale in calo dal 2003. Quella della Camera, relatore Vittorio Emanuele Falsitta, Fi, solleva il problema della no tax area e dei suoi costi. Falsitta prende ad esempio un reddito da 17,5 mila € (caso citato nel Patto per l’Italia) per rilevare che, con una no tax da 6mila € non decrescente col reddito, le agevolazioni per figli a carico, il passaggio da detrazioni a deduzioni ecc., la quota sottratta a tassazione sarebbe molto elevata. Al Senato, la commissione Sanità reputa prematuro il passaggio alle mutue sostitutive del Ssn, la Lavoro chiede «la collaborazione delle parti sociali» per l’introduzione di elementi di flessibilità nel mercato del lavoro. Poi, la riforma delle pensioni deve puntare alla loro sostenibilità e a una maggiore occupazione dei lavoratori anziani. L’omologa commissione della Camera chiede che non venga ridotta la spesa sociale. Correzioni potranno essere apportate al Dpef, ha detto il relatore a Montecitorio, Alberto Giorgetti, An, se la congiuntura dovesse confermarsi negativa. Una replica ai rilievi della Corte dei conti sui valori della crescita e sull’entità della manovra 2003, stimata dalla Corte in 18-19 miliardi di € contro i 12 confermati da Giorgetti. Proprio la Corte dei conti, ma anche il governatore della Banca d’Italia nei loro interventi alle commissioni Bilancio delle due Camere, hanno rilevato come il Dpef manchi di alcuni dati di finanza pubblica che, confrontati con i tendenziali, servono a capir meglio gli equilibri contabili delle misure messe in cantiere dal Governo. Anche lo scorso anno il Dpef giunse in Parlamento senza alcune indicazioni, tipicamente contenute nel quadro programmatico del conto della pubbliche Amministrazioni. Quadro che fu fornito un paio di settimane dopo. L’anno ancora precedente, carenze simili furono rilevate dall’opposizione nel Dpef di fine legislatura con cui la maggioranza di allora illustrava le sue intenzioni per gli anni che seguivano. L’integrazione venne fornita con nota aggiuntiva alla Finanziaria. Numerosi casi si sono susseguiti dalla nascita del Dpef ad oggi. Insomma, quasi una tradizione: da un lato i Governi tendono a riservarsi in pectore alcune grandezze di finanza pubblica, dall’altro le opposizioni le sollecitano. In verità, un quadro programmatico delle Amministrazioni pubbliche figura nel nuovo Dpef, ma assai sintetico: vi si indicano il saldo corrente, l’avanzo primario, gli interessi, l’indebitamento netto e quello strutturale, il rapporto tra debito e Pil nonché quest’ultimo, dal 2003 al 2006. E c’è anche un bilancio programmatico dello Stato 2003-2005. Senonché né l’uno né l’altro permettono di vedere l’evoluzione delle maggiori grandezze finanziarie, entrate e spese, e di confrontarla con l’andamento a legislazione vigente che, invece, è fornito in maggiore dettaglio. Soprattutto la spesa corrente programmatica meriterebbe un’indicazione specifica. Anche perché, come ha ammonito Fazio, affinché la riduzione delle tasse incida su attese e comportamenti deve fondarsi su «una corrispondente riduzione strutturale del rapporto tra spesa primaria corrente e Pil».