Pressing Cisl sulla riforma dei contratti

09/05/2006
    luned� 8 maggio 2006

      Pagina – Economia

      Per il successore di Pezzotta, va dato pi� spazio agli accordi aziendali. Per il sindacato di Epifani � una strada pericolosa

        Pressing Cisl sulla riforma dei contratti

          Bonanni rilancia: �� la priorit� delle priorit�. Ma Cgil e Ugl frenano

            di LUCIANO COSTANTINI

              ROMA – Per mesi, sette esattamente, � stato un balletto. Anzi un �minuetto�, termine testuale usato dal neo leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Tavoli virtuali che si sono aperti e richiusi misteriosamente, ultimatum (quelli di Savino Pezzotta) che hanno avuto solo un effetto mediatico, promesse (mai mantenute) di terminare la partita entro la fine dell’inverno (quello trascorso). Infine un accantonamento tacito, questo s� unitario. Il confronto sulla riforma del modello contrattuale, partito nell’ottobre scorso, � affondato nella palude del ”vorrei, ma non posso” o ”del posso, ma non voglio”, a seconda dell’ottica sindacale.

              Adesso la Cisl rilancia. Pretende un nuovo sistema. Per Bonanni � �la priorit� delle priorit�. Perch� �� l’unico modo per rimpinguare le buste paga�, immiserite dal super euro e da una situazione economica stagnante. Insiste il leader di via Po: �Dopo mesi di confronti inconcludenti, dobbiamo dare la parola ai lavoratori�. Accusa Confindustria di essere stata troppo tiepida nell’approccio alla riforma e di aver assecondato i �veti� della Cgil. Da corso d’Italia replicano che il sistema contrattuale va bene cos�. �E comunque – ha puntualizzato nei giorni scorsi Carla Cantone – un confronto non potr� partire prima che le confederazioni abbiano individuato un progetto unitario e condiviso�. E se l’obiettivo non � stato raggiunto in sette mesi � difficile che possa essere intercettato in tempi brevi. Affermazione che per un tipo testardo come Bonanni ha l’effetto di un buffetto, ma che ha convinto una volta di pi� Angeletti a dire che �la partita � chiusa�. E non da ieri. Il numero uno della Uil, da mesi va ripetendo di essere favorevole ad una revisione dello schema contrattuale �ma se la Cgil non vuole, be’ andremo avanti con le vecchie regole. Dov’� il problema?�. Anche perch� � chiaro che il modello contrattuale non pu� essere cambiato con un accordo separato. �E’ come la Costituzione�, precisa Bonanni. Che comunque continua a puntare sulla sponda di Confindustria.

              L’obiettivo di Cisl e Uil � quello di mantenere il contratto nazionale, inteso come griglia di regole normative e strumento per coprire l’inflazione, affidando al secondo livello (territoriale o aziendale) la leva per far crescere le retribuzioni in base ai parametri della produttivit� e della redditivit�. Cio� pi� produci, pi� rendi e pi� guadagni. La Cgil teme che la riforma in realt� aprirebbe crepe sul sistema degli accordi nazionali. Timori condivisi anche dall’Ugl. Dice la first lady, Renata Polverini: �Non siamo convinti che la contrattazione di secondo livello sia un reale vantaggio per lavoratori e aziende�.

                Uno dei problemi, se non il problema da risolvere � anche quello dell’eventuale allargamento del secondo livello. Oggi in Italia solo il 40% delle imprese applica gli ”integrativi” e far salire in tempi rapidi questa percentuale non sarebbe n� facile n� agevole. E poi il pubblico impiego: come applicare correttamente i parametri di produttivit� e redditivit�? Comunque evolver� la questione, prima sar� necessario rinnovare i contratti per cinque milioni di lavoratori, distribuiti tra varie categorie. I ritardi, in qualche caso, sono rilevanti, quasi biblici e certo non contribuiscono a calmierare il disavanzo retributivo tra il lavoratore italiano e quello europeo. La media dell’Unione a 25 � di 28.024 euro. L’Italia viaggia a quota 25.808, oltre 2mila euro in meno. Dietro la Francia (29.139) e molto dietro la Germania (34.622). Per� i salari medio bassi arrivano a pi� del doppio della media europea: 14.814 contro 6.236. Se pu� essere una consolazione.