Pressing Cisl per la riforma dei contratti

06/11/2007
    martedì 6 novembre 2007

      Pagina 39 – Economia

      Beretta: a breve la convocazione dei sindacati, grave se la Cgil non fosse d’accordo

        Pressing Cisl per la riforma dei contratti. Confindustria: pronti

          Enrico Marro

            ROMA — Raffaele Bonanni dice che «la questione salariale è un’emergenza sociale», che «il punto decisivo è l’attivazione di una contrattazione aziendale» per «distribuire produttività » e che per questo «noi ci attendiamo ad horas una convocazione da parte degli imprenditori». Il segretario della Cisl è quello che più di tutti e da più tempo spinge per la riforma delle regole di contrattazione stabilite nel ’93. E mette questo tema al centro della relazione con cui ieri mattina ha aperto la prima assemblea nazionale del suo sindacato, davanti a una platea con in prima fila il presidente del Consiglio, Romano Prodi, il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi, i leader di tutti i maggiori partiti, compreso quello del Pd, Walter Veltroni, e i vertici di Confindustria. Ma l’entusiasmo di Bonanni si scontra con la freddezza della Cgil. Mentre il direttore generale della Confindustria, Maurizio Beretta, conferma che si sta lavorando per l’apertura, al più presto, magari anche la prossima settimana, di una trattativa con i sindacati sulla riforma del modello contrattuale, dalla Cgil fanno sapere, informalmente, che, al momento, non ci sono le condizioni per una «convocazione ad horas».

            Il termine convocazione, tra l’altro, non è piaciuto al leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Che, anche se conferma la disponibilità ad affrontare il tema, ritiene che ci siano alcuni passi da fare prima: essere sicuri che il disegno di legge sul welfare sia approvato dal Parlamento, rinnovare il contratto dei metalmeccanici e sbloccare i contratti pubblici. Questo non significa che nel frattempo non ci possa essere qualche contatto con la Confindustria, ma allo scopo di definire «il perimetro della trattativa» mentre è chiaro, secondo Epifani, che si potrebbe entrare nel vivo solo dopo la chiusura delle partite del welfare e dei contratti. Insomma, la Cgil frena, mentre la sinistra interna della proposta di Bonanni non vuol sentirne parlare. Secondo Giorgio Cremaschi, porterebbe a un ulteriore impoverimento dei salari, il contrario dell’obiettivo dichiarato dal leader della Cisl.

            Obiettivo che si raggiunge, ha sottolineato Bonanni, anche alleggerendo il prelievo fiscale sulle buste paga. Già con questa Finanziaria, ha detto tra gli applausi. E ha perfino proposto uno scambio: meglio aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente che lo sconto Ici (che va a tutti). Ma Prodi, nel suo intervento, non ha fatto alcuna apertura su questo e il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha spiegato che non è con questa Finanziaria che si potrà fare qualcosa per detassare i salari, perché non ci sono più risorse. Prodi ha ricordato che col protocollo sul welfare si destinano «40 miliardi di euro in 10 anni a vantaggio della parte più debole della società». E ha chiesto ai sindacati di «trovare soluzioni adeguate» per la riforma della pubblica amministrazione rendendo possibile la «valutazione» dei dipendenti. In cambio ha promesso che «sarà rispettato l’impegno di rinnovare i contratti». Prodi ha riconosciuto che quello dei salari è un «problema serio» perché frena la domanda interna e la crescita, ma è «un problema legato alla produttività ». Da Berlusconi e dagli altri leader dell’opposizione — che hanno tutti (tranne Roberto Maroni della Lega) abbandonato platealmente l’Assemblea prima dell’intervento di Prodi — sono arrivati apprezzamenti per Bonanni.