“Presidenza” La strategia bipartisan del Colle

24/07/2006
    luned� 24 luglio 2006

    Pagina 1 e 3 – Primo Piano

      NAPOLITANO SCETTICO SULLA GRANDE COALIZIONE. �SERVE PIU’ DIALOGO. COLGO IN GIRO UN’ALLEGRA TRANQUILLITA’ CHE VORREI CONDIVIDERE…�

        Napolitano
        La strategia bipartisan del Colle
        �Non si governa a colpi di fiducia�

          �Larghe intese? Non ne vedo le condizioni�

            Federico Geremicca

            E pensare che quando segnal� per tempo la delicatezza del problema, ci fu perfino chi – e non solo dalle file dell’opposizione – fece una smorfia, attardandosi su questioni di forma piuttosto che fare i conti con la sostanza. Il Presidente della Repubblica mise agli atti una riflessione che suonava pi� o meno cos�: se sul voto per il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero la maggioranza dovesse rivelarsi non autosufficiente, questo determinerebbe un delicato problema politico. Poteva apparire un’ovviet�, ma naturalmente non lo era: se � vero che il problema � l�, ancora irrisolto, e il conto alla rovescia verso il voto dell’aula di Palazzo Madama somiglia sempre pi� al tetro tic-tac di una bomba ad orologeria. In due parole, per la maggioranza oggi la questione �: porre l’ennesima fiducia, rinunciando a un importante momento di unit� in Parlamento (ma compattando l’Unione e superando i distinguo di un po’ di �ribelli�) oppure incassare anche al Senato l’annunciato s� dell’opposizione, provando poi a sdrammatizzare, minimizzare la non autosufficienza della maggioranza? L’una o l’altra via sono ingombre, naturalmente, di ipotesi politiche pi� o meno fantasiose intorno a crisi di governo, grandi coalizioni, esecutivi centristi, e che pi� ne ha pi� ne metta. Faccende, diciamo subito, delle quali al Capo dello Stato – al momento – non importa granch�.

            Maggioranza esigua
            E’ un paio di settimane almeno, infatti, che Giorgio Napolitano manifesta – nei colloqui privati con questo o quel leader politico – una preoccupazione che va ben al di l� della pur difficile contingenza. Si tratta delle prospettive di questa legislatura, in presenza di una maggioranza che a Palazzo Madama pi� che esigua � – come i fatti s’incaricano di dimostrare – perennemente traballante.

            Ieri, sul Corriere della Sera, il presidente del Senato, Franco Marini, ha riassunto la situazione cos�: �Ritenere che al Senato il miracolo possa ripetersi all’infinito, significa accettare una scommessa al buio�. Impossibile, insomma, andare avanti cos�. E difficile, anche, immaginare di procedere a colpi di voti di fiducia l’un dietro l’altro: �L’apertura di un dialogo tra maggioranza e opposizione – annota Marini – � una risposta non solo giusta, ma indispensabile�. E a chi ha potuto porgli la questione, Giorgio Napolitano � apparso ancor pi� esplicito: �Talvolta colgo un piglio, un modo di procedere, come se chi � al governo avesse vinto le elezioni con sei o sette punti di vantaggio. Non � andata cos� – ricorda il Presidente – e credo sarebbe utile averlo presente. Invece vedo in giro una allegra tranquillit� che vorrei poter condividere…�.

              Com’� ormai sufficientemente chiaro, il Capo dello Stato non fa salti di gioia all’idea che sul decreto che rifinanzia le missioni italiane all’estero il governo ponga la questione di fiducia. Dal suo osservatorio, del resto, � comprensibile: ha avviato il settennato dandosi l’obiettivo di ricostruire un filo di dialogo tra maggioranza e opposizione, e proprio sul provvedimento in questione alla Camera il risultato era stato raggiunto.

              �E’ problema che attiene alle responsabilit� di governo – chiarisce a chi gli chiede un parere sul che fare – e davvero non so Palazzo Chigi cosa decider�. La mia opinione del resto � nota: su questa questione, come su altre di analoga delicatezza e rilevanza nazionale, sarebbero auspicabili ampie convergenze e soluzioni condivise. Capisco anche, naturalmente, che se c’� preoccupazione perch� alla fine il dissenso di alcuni senatori potrebbe non rientrare…�. Altro non aggiunge, pur se qualcuno – a proposito dei �ribelli� – si � sentito fare dal Presidente (oltre cinquant’anni di vita politica alle spalle) un ragionamento che suonava pi� o meno cos�: �A me pare che Fausto Bertinotti quel che pu� fare lo stia facendo. Poi, certo, c’� il problema dei dissidenti… Ma l�, magari, forse occorreva pensarci prima, intendo dire al momento della formazione delle liste, verificando la disponibilit� a sacrificare alcune opinioni personali contraddette dal programma di governo condiviso�.

              Ma � andata com’� andata, e il problema – adesso – � fare i conti con una situazione che appare a dir poco complicata. Accertato che se queste sono le valutazioni del Quirinale � difficile immaginare che il Colle (cos� come, del resto, Franco Marini) possa appassionarsi al pensiero prodiano circa l’aspetto �sexy� di votazioni-batticuore, accertato questo – dicevamo – quel che colpisce � la testardaggine con la quale Giorgio Napolitano si dice intenzionato a continuare a battere sul tasto della necessit� di un dialogo tra maggioranza e opposizione.

              E’ noto, per esempio, che � soprattutto intorno a questo che hanno ruotato anche gli incontri fin qui avuti con Silvio Berlusconi. Difficile dire che idea si sia fatto il Capo dello Stato della disponibilit� del leader dell’opposizione. �Da una parte – ha annotato il Presidente – Berlusconi si rende perfettamente conto della delicatezza della situazione. Da un’altra, invece, ipotizza intese e grandi coalizioni delle quali, a esser sinceri, io non vedo i presupposti nemmeno lontanamente…�. E dunque? E dunque � ad entrambe le parti che Napolitano – nei limiti delle prerogative presidenziali – sollecita iniziative realistiche, cose possibili, atti concreti tesi a svelenire il clima.

              Errori da ambo le parti
              L’appello del Presidente della Repubblica � – potremmo dire – bipartisan. �L’ho sostenuto in alcune interviste ben prima delle elezioni e posso dunque ripeterlo ora – ha ricordato il Capo dello Stato ad un suo interlocutore qualche giorno fa -. Il dialogo va ripreso a partire dalle aule parlamentari, � da l� che bisogna cominciare a ricostruire un clima di confronto politico sereno. Certo, i tanti voti di fiducia non aiutano. Ma non aiutano nemmeno comportamenti che, onestamente, ancora fatico a capire: come il contestare il risultato elettorale, definire praticamente bari gli avversari politici e poi, per�, sollecitare il varo di una grande coalizione�. E quindi? E quindi �l’opposizione dovrebbe forse entrare nell’ordine di idee che il governo non cadr� domani, e che con il governo un confronto � pur sempre necessario. E la maggioranza, dal canto suo, ha prima il dovere di ritrovare coesione intorno al programma presentato agli elettori e poi insistere nel ricercare ogni volta che questo � possibile intese e convergenze con la Casa delle Libert�.

              Dialogo produttivo
              Non � buonismo. E tanto meno un generico e inutile invito alla concordia nazionale. Magari � l’esperienza maturata nel corso di una vita trascorsa a far politica, in Italia e all’estero. Oppure il ricordo degli anni di piombo e della solidariet� nazionale. O, ancora, lo sforzo – per quanto possibile unitario – dei governi Amato e Ciampi negli anni di Tangentopoli, del crollo del sistema e del rischio di bancarotta: fatto sta che nel Presidente appare radicata la convinzione che, nei momenti di difficolt�, maggioranza e opposizione un minimo comun denominatore lo debbano trovare.

                E comunque sia, � a questo che le circostanze lo costringono in tale, incerto, avvio di mandato: favorire, per quanto in suo potere, l’avvio di un dialogo politicamente produttivo e civile tra centrodestra e centrosinistra, cos� da giungere a un’alternanza matura. E se chiedete al Presidente se � ottimista, se pensa di riuscire in un’impresa che definire difficile � un eufemismo, vi risponder� con un aneddoto: �Ho parlato proprio di questo con Angela Merkel qualche settimana fa. Lei si diceva ottimista intorno alle sorti del suo Paese e del suo governo. Poi ha chiesto lo stesso a me: “E’ ottimista, presidente?”. Io le ho risposto cos�: sapr� dirglielo alla fine di quest’anno…�. Il che vuol dire che ha ragione, forse, chi vede nell’imminente autunno una delle stagioni pi� delicate della storia politica recente del nostro Paese.