«Presidente non ci abbandoni» Mediaset, va in onda lo sciopero

08/01/2010

Primo sciopero di gruppo a Mediaset. Domenica e lunedì i dipendenti della tv del Cavaliere incroceranno le braccia, con probabili disagi per le trasmissioni: dai tiggì ai contenitori come Domenica 5, fino a Controcampo. Motivo dell’agitazione, la prima vera nella storia del gruppo, la cessione da parte di Videotime – azienda interna alla galassia Mediaset – dei lavoratori addetti alla sartoria, al trucco e all’acconciatura, alla Pragma Service Srl di Pioltello, Milano.
LETTERA AL PREMIER
Si tratta di 56 persone, per lo più donne, che lavorano nelle strutture di Cologno Monzese, Milano Due e Roma. Continueranno a frequentare gli studi televisivi, ma alle dipendenze di un’altra proprietà. Che ovviamente non garantirà lo stesso trattamento di Mediaset, che in questi giorni ha ripreso a trattare coi sindacati per rinnovare il contratto integrativo. Ieri sera alcune lavoratrici del reparto trucco di Cologno Monzese stavano già preparando due lettere da indirizzare a Piersilvio Berlusconi, al premier e a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. «Sin dalla sua nascita, il gruppo ha fatto della cura dell’immagine e della crescita delle professionalità interne la chiave del suo successo», scrivono invece in un comunicato dal titolo “Nel 2010 Canale5 compie 30 anni. Compleanno senza trucco!”. «Lavorando per decenni dietro le quinte – continua la nota – le truccatrici hanno dato un importante contributo alla crescita dell’azienda. Oggi vengono cedute, senza una parola di spiegazione, ad una società priva di qualunque qualifica ed esperienza nel settore». «È una cessione immorale», rincara la dose una agguerrita truccatrice. «Dopo tutti questi anni ci danno un bel calcio nel sedere. Ci faremo sentire, anche a costo di salire sul minareto », dice facendo riferimento all’antenna Mediaset di Cologno Monzese. L’azienda ha motivato la cessione con una lettera, nella quale – riferiscono i lavoratori – si dice che i reparti trucco, acconciature e sartoria, non sarebbero attività strettamente legate al processo produttivo televisivo, e per questo possono essere cedute. «Provate a chiederlo a un giornalista o a un presentatore se non siamo parti produttive», ribatte un’altra dipendente. «Chiedetegli se possono andare in onda senza trucco o senza vestiti. La prima cosa che si fa quando si riorganizza il lavoro – continua la donna – è programmare i nostri turni. Questo dà l’idea di quanto sia necessario il nostro lavoro». Lo sciopero è indetto per tutti i circa 3.400 lavoratori del gruppo. Pare che alcuni, anche tra i giornalisti, oltre ad avere manifestato solidarietà ai dipendenti coinvolti dalla cessione, stiano preparando una lettera da inviare ai vertici aziendali. Il timore – paventato da Slc-Cgil, Fistel- Cisl e Uilcom-Uil, che hanno indetto la mobilitazione – è che questa possa essere la prima di
una serie di esternalizzazioni. «Mediaset – dice Francesco Aufieri, funzionario Slc-Cgil a Milano – fa un ricorso eccessivo agli appalti, anche quando può utilizzare risorse interne». «Si tratta di una decisione unilaterale dell’azienda che non accettiamo», aggiunge la segretaria generale Slc, Elisabetta Ramat. «Da qualche tempo c’è un allentamento della qualità delle relazioni sindacali. Certamente questa operazione rischia di comprometterle in modo pesante»