Presi per mano da Cofferati

10/09/2002



        10 settembre 2002

        Presi per mano da Cofferati
        Il leader della Cgil spiega perché sindacato e girotondi sono destinati a una battaglia comune: «I temi dei diritti torneranno con forza»
        da Napoli


        ANDREA FABOZZI


        L’autunno, quello caldo, ormai è certo comincerà in ottobre. Manca la data certa, ma Sergio Cofferati aspetta ancora un po’ a segnare sul calendario lo sciopero generale della Cgil, mentre (è solo un caso?) neanche l’Ulivo ha deciso se la sua manifestazione sarà il 5 oppure più avanti. Nel frattempo si lavora alle alleanze, e il cinese è venuto qui a Napoli a spiegare al popolo plaudente dei girotondi (ancorché infiltrato dai sindacalisti) come è perché Centomovimenti e un sindacato – il suo – stanno dalla stessa parte. Quaranta minuti di lezione, senza cercare l’applauso, è alla fine resta la sensazione che i «Moretti (old) boys» e il popolo del cinese faranno un pezzo di strada assieme. La strada, manco a dirlo, la indica Cofferati, è può essere simbolico che tutto questo accada nei vecchi capannoni della Federconsorzi (che a Bagnoli ha preceduto persino l’Italsider), dove oggi la «Città della scienza» ha preso il posto della città dell’acciaio. Occasione il dibattito organizzato da Elio Veltri – già compagno di strada di Di Pietro – e la sua «opposizione civile» sul tema «Mercato del lavoro, diritto e occupazione». «L’attacco ai diritti dei lavoratori – spiega il segretario della Cgil – va di pari passo con la costruzione di una società più autoritaria». E via esemplificando: il controllo dell’informazione con la nuova legge «Gasparri» – che il diessino Vita, poco prima, aveva descritto come la Cirami delle tv – e l’uso privato del parlamento a proposito delle riforme della giustizia. In verità, Giovanni Berlinguer si è divertito a contare ben 16 provvedimenti di legge presi dalla maggioranza nell’interesse esclusivo del cavaliere, ma lo scandalo più recente è quello che ancora brucia di più. «In piazza S. Giovanni, contro la legge sul legittimo sospetto, saremo tantissimi, saremo tutti», dice il capofila del correntone diessino. Poi gli vien fatto di pensare a D’Alema, e all’entusiasmo aggiunge la stoccata: «Quasi tutti», soffia nel microfono.

        Sinistra politica e movimenti, mica un tema da niente. Per Cofferati «E’ giusto e utile che ogni singola associazione svolga la sua parte, è però indispensabile che la politica faccia il lavoro di sintesi, che trovi con i movimenti e le organizzazioni sindacali un rapporto dialettico e rispettoso delle diverse posizioni. Non ci devono essere tentativi – nemmeno accidentali – di egemonia». Il giudizio sull’esperienza degli ultimi mesi è positivo: «I movimenti hanno dato una scossa al paese. Il fatto che il presidente del consiglio e alcuni ministri ne facciano la caricatura spiega quanto li temano». Per Cofferati «è positivo che sia cresciuta una sensibilità sul tema dei diritti» e anche Bassolino, inatteso e breve ospite, mostra di non avere troppa nostalgia di quando le manifestazioni si facevano in linea retta, e non in girotondo. «Sabato prossimo saremo in tanti a Roma – è l’augurio – e dal giorno successivo bisognerà lavorare a un nuovo rapporto tra partiti e movimenti. Senza una comunicazione stretta, sarà più difficile per i partiti del centrosinistra cambiare, e dio solo sa quanto ce ne sia bisogno». Lo sa anche lui, in verità, che da presidente della regione Campania si è visto proprio ieri pomeriggio recapitare le dimissioni dell’assessore mastelliano. Una seconda crisi, in due anni di mandato, non la prova migliore per Ulivo e Prc.

        Eppure a Napoli i rapporti tra il movimento dei girotondi e i partiti sembra meno difficili che altrove. Con i Ds, almeno, casa madre del bassolinismo. Visto il segretario regionale muoversi disinvolto tra i banchetti delle diverse associazioni, la conferma arriva da Eliana Minicozzi, una delle due donne – docente di informatica lei, avvocato del lavoro Giuliana Quattromini – ammesse alla maratona del Nuovo Sacher dove si è decisa la strategia di piazza. «E’ stato il responsabile provinciale dei Ds a cercarci, per offrire collaborazione. Così come altre associazioni, Acli, Agesci, Arci, hanno prenotato dei posti sul treno speciale. Altri partiti dell’Ulivo? No, non abbiamo sentito nessun altro. Rifondazione? Non lo so, credo di sì», e via a cercare in giro conferme. Pare che il Prc abbia aderito, a occhio e croce senza slanci memorabili.

        Per il dopo 14 settembre – che qualcuno tragicamente già pronuncia all’americana, nine-fourteen – l’agenda è quindi da riempire. Cofferati fa la sua previsione: «I temi dei diritti nel lavoro, a cominciare dall’articolo 18, torneranno prepotentemente. Non solo perché il governo vuole muoversi sulla linea del patto per l’Italia, ma soprattutto perché nella goffa imitazione che Berlusconi conduce del neoliberismo è inevitabile che i diritti restino presi in mezzo tra occupazione e crisi economica. C’erano cento ragioni a luglio quando abbiamo indetto lo sciopero generale, ce ne sono ancora di più oggi per confermarlo a ottobre». La lezione è finita, si può applaudire.