Preoccupazione nelle fabbriche “Finiremo tutti spremuti”

22/04/2010

Gli umori delle tute blu a Mirafiori, Pomigliano e Termini. "Speriamo che Yaki faccia meglio che alla Juve"

TORINO – Ai cancelli delle fabbriche Fiat l´incubo è uno solo: la flessibilità. Turni in più e pause ridotte in cambio di nuovi modelli e produzione. Un incubo, mentre non si ferma la cassa integrazione, che attraversa l´Italia, da Mirafiori, dove la discussione non è ancora partita, a Pomigliano d´Arco, dove dovrebbe arrivare la Nuova Panda. «Che siamo, polacchi o cinesi? Ormai non fa differenza. Come diceva Troisi: non ci resta che piangere», dice Marco, operaio campano. E alle Carrozzerie di Mirafiori, dove si teme la "cura Pomigliano" gli fa eco Michele, da 22 anni in linea di montaggio: «Cinesi, giapponesi, tedeschi, non è importante. Veniamo tutti spremuti. Non vuoi essere spremuto? E allora non ti faccio lavorare. Hai paura e alla fine ti adegui. Finirà così. I sindacati fanno un po´ di melina, ma poi firmano».
Il cambio turno è l´occasione per parlare delle novità, della staffetta al vertice tra Montezemolo e Elkann, dei piani di Marchionne. Cose che sembrano lontane. «Per noi non cambierà nulla», dicono gli operai, che a Torino si dividono però tra pro Luca e pro Yaky. «Montezemolo non se ne andrà mai, rimarrà supervisore», sottolinea Daniele Calì. «Elkann è giovane – dice Salvatore, da 23 anni alla Fiat – speriamo che abbia idee brillanti e che salvi Mirafiori. Nel giro di un anno siamo passati dagli straordinari alla cassa integrazione». Scappa la battuta da tifo bianconero: «Speriamo che faccia meglio che alla Juve».
Nuovi modelli? Flessibilità? «Noi in fabbrica non sappiamo nulla – sostiene Giovanni – i piani sono sempre tutti buoni. La cassa e gli stipendi sono il problema. Troppa cassa e stipendi bassi». Ma appena si parla di ore in più, di sabato in catena di montaggio nello stabilimento torinese c´è chi storce il naso: «Più di così? Cosa vogliono ancora? Ho 31 anni. Arriverò alla pensione, forse, distrutta», dice Luisa Canna.
Lo stesso malessere misto a rassegnazione che si respira a Pomigliano in attesa della Nuova Panda. I 18 turni, mezz´ora di mensa spostata a fine turno, stop ridotti da 40 a 30 minuti, 80 ore di straordinario, con i sabati alla catena di montaggio sono dietro l´angolo. «A me basta che si lavori, sui ritmi poi si vedrà», dice però Antonio Esposito, da 24 anni in forza alla lastrosaldatura. «Non è che ci si deve uccidere di fatica, ma non ci facciamo scappare il lavoro», gli fa eco Tommaso. Alberto invece ha paura: «Fare i 18 turni lavorativi sarà un massacro. Con questa situazione si stanno perdendo i diritti». Giovanni è possibilista: «Lavorare il sabato? Questione di abitudine. Spero che ci tratteranno bene, che Elkann abbia un po´ di sangue buono. Il nonno Agnelli ci teneva a Pomigliano. E poi guardate Termini». Già, in Sicilia i nuovi piani del Lingotto, la divisione dell´auto e il cambio al vertice lasciano indifferenti. Non si discute di orari, ma di offerte d´acquisto che non si concretizzano. E per i duemila operai dicembre 2011 sarà l´ultimo mese di lavoro.