«Prendere in giro il padrone è un diritto»

18/02/2004


  economia e lavoro




18.02.2004
«Prendere in giro il padrone è un diritto»
Sentenza del tribunale del lavoro di Palermo: «Nell’ambito del conflitto sindacale è giusto ridicolizzare la controparte»
Giampiero Rossi

MILANO Nella vostra azienda è in atto un conflitto sindacale con i dirigenti? Ebbene, lavoratori e sindacalisti, avete tutto il diritto di prendere pesantemente in giro i vostri interlocutori. Parola di giudice.
È una sentenza che fa giurisprudenza, ma fa anche sorridere, quella emessa dal Tribunale del lavoro di Palermo in seguito al ricorso di un lavoratore (nonché delegato sindacale della UilTucs) che era stato licenziato dall’Ipermercato Auchan del capoluogo siciliano. Al centro del drastico provvedimento aziendale c’era, tra le altre circostanze
contestate al dipendente-sindacalista, il contenuto di alcuni volantini che irridevano decisamente il management. Certo, ci sono andati pesanti i rappresentanti dei lavoratori dell’Auchan palermitana, visto che in quei fogli che simulavano un’edizione di un giornale locale presentavano in forma satirica l’organigramma aziendale alla stregua della struttura di «Cosa nostra», con tanto di «cupola», «capi dei mandamenti», «omini, ominicchi e quaqquaraqquà», irridendo così alcuni dirigenti.
All’azienda tutto ciò è parso «gravemente diffamatorio, ingiurioso e offensivo». Ma il giudice Gianfranco Pignataro è giunto a conclusioni decisamente diverse: «La scelta della forma satirica da un lato e il contesto del conflitto sindacale dall’altro – si legge nella sua sentenza – prevedono (verrebbe da dire, impongono) l’utilizzo di un linguaggio dai toni forti e graffianti ed il ricorso ad immagini volutamente esagerate e beffarde che tendono a ridicolizzare il destinatario della critica». Insomma, secondo il giudice, durante una fase di lotta, i
sindacalisti non solo hanno tutto il diritto, ma in un certo senso anche il dovere di sbeffeggiare la controparte aziendale. Quindi quel volantino, conclude la sentenza, rientra «per la forma e per il
contenuto nel diritto di critica». Risultato: lavoratore reintegrato e Auchan condannata al risarcimento. «Emerge una filosofia aziendale che non tollera alcuna critica – commenta il segretario generale della UilTucs di palermo, Pietro La Torre – una lunga teoria di querele e di azioni realizzate con il solo scopo di ottenere questo obiettivo trovano ora una prima, clamorosa battuta d’arresto, che consiglierebbe all’impresa di abbassare i toni e discutere nel merito la soluzione dei problemi nel rispetto dei reciproci ruoli».
E intanto, con la sentenza Auchan un nuovo inno si diffonde nel mondo del lavoro: sindacalisti di tutta Italia, sfottete pure le vostre controparti.