«Premiato» il salario variabile

22/07/2002


sabato 20 luglio 2002



Secondo il Rapporto del Welfare aumenta la spesa per gli incentivi alla contrattazione decentrata
«Premiato» il salario variabile
Al palo le agevolazioni per la permanenza degli anziani al lavoro – Crescono i sussidi per gli atipici
ROMA – Collocamento pubblico ancora in panne, incentivi all’occupazione efficaci solo a metà, la spesa in sussidi che cresce soprattutto per i lavoratori flessibili, formazione pressoché inesistente che produce il paradosso di forti carenze di personale e tassi di disoccupazione elevati. È questo il quadro che offre il Rapporto di monitoraggio sulle politiche del lavoro 2002 del ministero del Welfare. Le due deleghe di riforma del mercato del lavoro, all’esame del Senato, dovranno quindi misurarsi con questo scenario che offre spunti utili per correggere la rotta di alcune misure. Anziani a lavoro: incentivo fallito. Non funziona l’agevolazione per incentivare gli anziani a proseguire l’attività lavorativa. La misura, introdotta dalla legge Finanziaria 2001, prevede per i lavoratori che raggiungano i requisiti della pensione di anzianità, la possibilità di stipulare con l’impresa un contratto a tempo determinato senza obblighi contributivi, congelando contemporaneamente i diritti pensionistici acquisiti. Il provvedimento ha avuto un uso pressoché nullo: «a fronte di circa 167mila pensioni di anzianità liquidate i soggetti che hanno usato questa agevolazione sarebbero stati circa 300». Un’indicazione utile per il Ddl di delega previdenziale all’esame della Camera che prevede proprio il rafforzamento di questo incentivo per centrare l’obiettivo di innalzare l’età pensionistica. Salario variabile: l’agevolazione paga. Sta funzionando invece l’agevolazione legata alla decontribuzione sul salario variabile il cui utilizzo è passato dai 109mila euro del ’98 agli oltre 424mila euro del 2001. Anche su questo fronte ci potrebbero essere novità autunnali: la Cisl di Savino Pezzotta ha già lanciato la proposta di riformare gli assetti contrattuali. Una revisione che sposterebbe il peso della retribuzione al secondo livello di contrattazione legandola sempre più alla produttività e redditività d’impresa. In questo caso, il Governo si è già detto disponibile a rafforzare gli incentivi per sviluppare la contrattazione decentrata e, il dato del Rapporto, conferma che non sarebbero sgravi "inutili". La carenza di personale non frena la disoccupazione. Continuano a non comunicare i due mondi: quello di chi cerca lavoro e di chi lo offre. Nel confronto tra tasso di disoccupazione e carenza di personale appare chiaro come non ci siano punti di contatto né possibilità d’incontro. I due dati infatti non interagiscono, sono indifferenti l’uno all’altra segno di un vuoto nel «sistema informativo di formazione». Cresce la spesa "sociale" per gli atipici. Nel 2001 la spesa per le politiche attive è andata oltre gli 8.325 milioni di euro contro i 7.372 di quella per le politiche passive: quest’ultima in discesa rispetto agli anni precedenti. Nella composizione della spesa per gli ammortizzatori sociali, nonostante una diminuzione della cassa integrazione e indennità di disoccupazione piena, l’unica voce che aumenta è quella dei sussidi per i lavori flessibili. C’è una netta crescita dei trattamenti di disoccupazione ordinaria con requisiti ridotti, dovuta al diffondersi del lavoro a termine e delle tipologie contrattuali atipiche. Un dato di cui dovrà tenere conto la riforma degli ammortizzatori sociali, inserita nella delega lavoro, che accompagna tra l’altro un sostanzioso pacchetto di forme di flessibilità, anche nuove. L’indennità non scoraggia la ricerca di lavoro. Il dato interessante rilevato dal Rapporto è che la percezione del sussidio non disincentiva il disoccupato nella ricerca di un lavoro. Infatti nel trattamento di disoccupazione ordinaria non agricola con requisiti pieni, poco più di un terzo dei beneficiari estende il trattamento fino alla sua durata massima mentre, la stessa percentuale, lascia il sussidio entro tre mesi. «Per molti la contenuta generosità del sussidio (nel 2000 era ancora al 30% rispetto all’ultima busta paga) non sembra provocare particolari disincentivi nella ricerca di una nuova attività». Gli attuali ammortizzatori coprono poco oltre il 15% delle persone in cerca di occupazione e circa il 40% dei disoccupati con precedenti lavorativi.

Lina Palmerini