“Precari” Se il futuro si tinge di nero

28/03/2006
    marted� 28 marzo 2006

    Pagina 53 – Varie/Diario

      La grande mutazione del lavoro giovanile
      Precari

      Se il futuro si tinge di nero

        SILLABARIO
        Zygmunt Bauman
          Sul piano sociale e psicologico, l�impatto pi� profondo della flessibilit� consiste nel rendere precaria la posizione delle persone prese di mira e nel mantenerle precarie, con l�adozione di misure quali la sostituzione dei contratti a tempo indeterminato e garantiti dalla legge con assunzioni a termine o collaborazioni temporanee, che permettono il licenziamento immediato. Tutte tecniche di assoggettamento che, nel complesso, producono una situazione di incertezza endemica e permanente. La cieca esecuzione dei compiti fissati dalle imprese si radica in questo senso di incertezza annichilente, nella paura, nello stress e nell�ansia generati dall�incertezza. E poi c�� l�arma decisiva: la minaccia costante, a tutti i livelli della gerarchia, del licenziamento, e quindi della perdita dei mezzi di sussistenza, dei diritti acquisiti, di un posto nella societ� e della dignit� umana che esso comporta: �Il fondamento ultimo di tutti i regimi economici che si pongono sotto il segno della libert� � perci� la violenza strutturale della disoccupazione, della precariet� e dell�implicita minaccia di licenziamento�.

          Luciano Gallino

            Precari sono coloro che debbono pregare qualcuno per ottenere un lavoro, o per conservarlo. Il destinatario della preghiera, che assume talora forma di un CV (Curriculum Vitae?), pu� essere un�azienda piccola o grande, un settore della pubblica amministrazione, un�agenzia del lavoro in affitto. A volte � il boss locale. Sollecitato da cento preghiere o CV per due soli posti disponibili, il destinatario concede eventualmente il lavoro a due persone, avendo cura di chiarire che questo � soggetto a revoca, in data prestabilita. Dopotutto il termine precarius possedeva in origine la duplice accezione di qualcosa che si pratica soltanto in base a un�autorizzazione revocabile, e che � stato ottenuto non gi� per diritto, bens� per mezzo d�una preghiera. Forse non sapevano, quei lontani giuristi, di anticipare quella che sarebbe stata definita l�essenza della modernit�.

            A chiedere un lavoro, pregando, i precari e le precarie sono costretti dalla acuta percezione della loro individuale superfluit� e sostituibilit�, in quanto membri della forza lavoro globale. Percezione in essi coltivata a opera della scuola, dalle medie ai master in Ingegneria finanziaria, non meno che dai mezzi di comunicazione e dal discorso politico. Una persona accetta quel lavoro soggetto a revoca vuoi perch� sa benissimo che nei suoi dintorni vi sono altre cento come lei pronte a subentrare nel medesimo posto, vuoi perch� sa pure che in India o in Cina, in Brasile o nel Sud Africa altre migliaia d�individui sono disponibili per quel lavoro, con una retribuzione cinque o dieci volte inferiore. Ciascuno di essi etichettato come tendenzialmente superfluo dalla tecnologia, abbinata all�ideale metafisico eppur pienamente operante dell�impresa con zero dipendenti, e comunque reso sostituibile in ogni momento dalla omogenizzazione delle competenze necessarie per svolgere la maggior parte dei lavori. Se dal loro paese essi non si spostano, come accade, sar� il lavoro a trasferirsi dalle loro parti. Conviene dunque accettarlo, quel lavoro revocabile, quali che siano la durata e la paga.

            Precari sono coloro cui i teorici della terza via raccomandano, quale mezzo di autorealizzazione e insieme espressione della cosiddetta "nuova ragionevolezza", di concepire il proprio io e la propria famiglia come una societ� per azioni. La proposta � contenuta, alla lettera, nel rapporto preparatorio della legge tedesca di riforma del mercato del lavoro, denominata dal suo principale autore Hartz-IV, entrata in vigore all�inizio del 2005.

            L�idea di un io-Spa e di famiglia-Spa non � in fondo molto diversa da quella di autoimprenditorialit�, da tempo raccomandata pure in Italia ai giovani nel quadro delle politiche attive del lavoro, per� � tecnicamente meglio definita. Quando una persona arrivi a concepire s� stessa come una Spa, si sostiene, essa sapr� valutare pi� razionalmente – ossia con rinnovata ragionevolezza – il rapporto costo/benefici di differenti strategie di impiego della propria forza lavoro. Si render� conto, ad esempio, che dopo aver perso il posto perch� la sua azienda � stata delocalizzata in Moldovia, � meglio accettarne un altro pagato il 20 per cento in meno, meno qualificato, di breve durata, e a 50 chilometri da casa, piuttosto che restar senza lavoro e perdere pure il sussidio di disoccupazione. Normative simili alla Hartz-IV sono state varate nel Regno Unito e in Francia, e dottamente proposte, in varie forme, pure da noi. Resta da precisare, in codeste normative, in qual modo la famiglia-Spa di un lavoratore o una lavoratrice precaria possa riuscire a far salire il proprio valore borsistico, come usano le imprese, mediante massicci riacquisti di azioni proprie.

            Sono anche, i precari, campioni internazionali della presenza ubiquitaria. Si incontrano, con una frequenza non osservabile per alcun altro tipo di lavoratore, in aziende di ogni dimensione e di tutti i settori dell�industria manifatturiera e delle costruzioni, nonch� nelle compagnie teatrali e nei centri di ricerca, nell�editoria e nelle micro-aziende di informatica, nella moda – da cui il termine tecnico pr�t-�-pr�cariser – e nei cantieri navali. E naturalmente, a legioni, nella Pubblica amministrazione, dalla scuola agli enti territoriali. Tutte persone accomunate dallo svolgere un lavoro che a distanza di alcune settimane o di pochi mesi potr� forse essere rinnovato, mediante un ennesimo contratto di durata determinata e normalmente breve, ma che potrebbe anche, dall�alto o da lontano non fa differenza, venire revocato. Donde la pressione cui si � sottoposti per apparire sempre super-performanti, diligenti, ben adattati alle mansioni da svolgere, e soprattutto – a costo di ammalarsi – in buona salute.

            La collocazione ubiquitaria dei precari, non meno dell�ubiquit� delle condizioni in cui operano, ha contribuito a diffondere tra loro una comune cultura del lavoro. Essa ruota attorno all�idea che ormai � la normalit� stessa del lavoro, quella che per una o due generazioni i genitori o i nonni avevano conosciuto, a esser stata revocata. Qualcuno l�aveva autorizzata, senza specificare per quanto a lungo; qualcun altro sembra aver ritirato all�improvviso l�autorizzazione. Per i precari, � la normalit� a esser diventata atipica.

            Non da ultimo, i precari rappresentano una contraddizione inscritta nel profondo d�una societ� che dichiara di volersi fondare sempre pi� sulla conoscenza. Quelli di loro – non sono pochi – che riescono a mantenere un percorso coerente entro un dato ambito professionale, nel mentre passano ripetutamente da un�impresa a un�altra tutta diversa, a suon di contratti di breve durata, giungono ad accumulare saperi tecnologici e competenze organizzative in misura e qualit� tali da essere in genere difficilmente accessibili a chi lavora per lustri o decenni entro una medesima organizzazione.

              � il tipo di saperi e competenze, modulari e polivalenti, che una societ� della conoscenza, come la nostra e altre della Ue usano definirsi, dovrebbe trattare con ogni riguardo, facendo tutto il possibile per moltiplicarli. I loro portatori risultano invece sottopagati, sottotutelati, nonch� guardati spesso con diffidenza dai responsabili delle risorse umane perch� inclinano a cambiare troppo spesso il posto di lavoro. Se mai la politica dovesse tornare a occuparsi delle contraddizioni reali che si osservano in una societ�, questa meriterebbe forse un�apposita nota in agenda.