Precari? Quali precari? La versione di Montezemolo

14/11/2007
    mercoledì 14 novembre 2007

      Pagina 13 – Economia & Lavoro

        Precari? Quali precari?
        La versione di Montezemolo

          «Il lavoro flessibile non è precarietà e la tutela non può essere la garanzia del posto fisso»

            di Laura Matteucci/ Milano

            FANTASIE – Un esercizio di stile. Per il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, parlare di precari ha ben poco a che fare con la realtà. Lui, nella «lectio magistralis» tenuta davanti ad una platea di studenti e docenti alla Fondazione Marco Biagi di Modena, ha i suoi numeri da dare: «Nelle nostre imprese il 90% degli occupati ha contratti stabili, e fra i neo assunti il 50% è a tempo indeterminato», dice. L’altro 50% viene sì assunto con contratti temporanei, ma per un lavoratore su due si passa al tempo indeterminato nell’arco di due anni massimo. Perchè, sia chiaro: parlare di «lavoro flessibile non vuol dire precarietà, bisogna smettere di parlare della legge Biagi come causa della precarietà». Anzi. «Negli ultimi dieci anni – continua – da quando è iniziata una parziale liberalizzazione del mercato del lavoro, regolata come aveva indicato Biagi, l’occupazione in Italia è fortemente cresciuta».

            Pur con un’economia per molto tempo quasi stagnante, sostiene Montezemolo, i lavoratori dipendenti sono saliti del 17%, le donne che lavorano del 21%, il tasso di disoccupazione è calato dall’11,3% del ‘97, quando fu varato il primo pacchetto voluto da Tiziano Treu per introdurre maggiore flessibilità, al 6,8% attuale.

            «Immotivato», quindi, l’attacco alla disciplina del mercato del lavoro: «La legge Biagi non si tocca».

            Anche perchè la «flessibilià» è il pane delle aziende che devono stare in un mercato dai cambiamenti rapidi. «La tutela per i lavoratori non può essere una garanzia del posto di lavoro – dice ancora Montezemolo – ma un sistema di sicurezza sociale che da un lato sostenga i redditi in caso di disoccupazione e dall’altro accompagni con una formazione adeguata verso altri impieghi: sono questi gli ammortizzatori sociali moderni».

            Montezemolo preme anche su un altro tasto che gli sta a cuore, quello dei contratti: «Siamo tutti consapevoli che l’accordo del ‘93 sui contratti nazionali deve essere aggiornato – dice – Esistono le condizioni per un dialogo nell’interesse dei lavoratori e delle imprese». «Non potremmo accettare un nuovo rinvio», informa. In questo modo, secondo Montezemolo, si renderebbe un omaggio vero a chi è stato «barbaramente assassinato dai terroristi per essersi dedicato ai problemi del lavoro: Tarantelli, D’Antona, Biagi».

            Lo «scandalo», insomma, certo non sta nel non aver abrogato il lavoro a chiamata e lo staff leasing con il protocollo sul welfare. «Mi scandalizza di più – sostiene Montezemolo – che si sia scelto di sacrificare risorse importanti per abbassare l’età pensionabile, mentre viviamo più a lungo».

            Di più: «Purtroppo molte scelte dei governi che si sono succeduti negli ultimi 12 anni hanno sottratto grandi risorse alle generazioni future per difendere diritti veri o presunti dei meno giovani». Una scelta «sconsiderata», «che si fa quando si aumentano spesa e debito pubblico, o quando – conclusione – non si rinuncia a difendere una burocrazia senza pari e la presenza di un pubblico in economia che non ha eguali in nessun Paese occidentale».