Precari, mal pagati e umiliati

14/01/2005

    venerdì 14 gennaio 2005


      Precari, mal pagati e umiliati
      Eurispes: sempre di più, e sempre più anziani, i lavoratori senza posto fisso

        Laura Matteucci

          MILANO Atipici ormai si nasce. Sempre più spesso. Il fenomeno dilaga: ha sempre lavorato con contratti atipici non solo la maggior parte (57%) dei più giovani (18-25 anni), ma anche chi è in piena maturità anagrafica: il 66,9% di quanti hanno un’età compresa tra i 26 e i 32 anni, il 67,8% dai 33 ai 39 anni, tutte persone per le quali l’atipicità ha assunto carattere permanente. Non è una conquista. Laureati quasi tutti, gli atipici sono insoddisfatti delle proprie retribuzioni (per la stragrande maggioranza si tratta di circa mille euro al mese), vivono in un perenne stato d’ansia rispetto al futuro, fanno pochi progetti e niente figli (solo il 6,5%). Il fatto di non avere un lavoro stabile procura spesso stati di ansia e stress, ed espone molti a stati depressivi frequenti o continui.

            Dallo studio dell’Eurispes, anticipato dal Rapporto Italia 2005, condotto su un campione rappresentativo di 446 atipici, emerge che il 61,7% degli uomini e il 62,8% delle donne intervistati hanno sempre lavorato con contratti atipici. Per la maggior parte di loro, il lavoro flessibile non rappresenta, in definitiva, un’opportunità di primo inserimento. Piuttosto, l’unico modo, del tutto insoddisfacente, di poter lavorare.

              «I dati dell’Eurispes confermano le nostre ricerche – dice Cesare Damiano, responsabile Lavoro per i Ds – Il lavoro precario si tra trasformando da condizione transitoria a modalità strutturale d’impiego, e non soltanto per i giovani». «Questa tendenza – continua – aumenta il senso di insicurezza dei lavoratori, che non possono più scommettere sul loro futuro di carriera, di stabilità economica, di progetto famigliare». Mentre cresce l’indebitamento, con redditi che perdono terreno rispetto al costo reale della vita, e quindi aumenta il ricorso a prestiti, rate e mutui, i giovani e coloro che hanno un contratto di lavoro flessibile e precario, si vedono preclusa anche questa possibilità. Con questi contratti le banche non concedono mutui, è difficile affittare una casa e non si può neanche acquistare un’auto a rate.

                Difficile sfuggire alla gabbia dell’atipico. Per oltre il 50% il lavoro resta tale per anni, anche quando il datore non cambia. In particolare, tra gli ex co.co.co. ben il 78,5% lavora per un unico datore di lavoro, il 73,1% svolge un lavoro a tempo pieno e al 71% viene richiesta una presenza quotidiana (appena il 12,9% gestisce in modo del tutto autonomo i modi e i tempi del proprio lavoro).

                  Il 71,5% dei lavoratori atipici intervistati percepisce lo stipendio mensilmente, mentre il 10,8% viene pagato ogni 2-3 mesi, ma i tempi possono anche allungarsi. A confrontarsi con l’irregolarità dei pagamenti è, in particolare, la componente femminile e giovanile.
                  La retribuzione, peraltro, è del tutto inadeguata al costo della vita: il 76,5% non percepisce più di mille euro al mese.
                  Quanto alla tipologia di contratto, il 27,9% degli intervistati lavora «a progetto», il 22,9% ha un contratto occasionale ed il 20,9% è un collaboratore coordinato e continuativo.

                    «La flessibilità – dichiara Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes – è stata interpretata soltanto come possibilità per l’imprenditore di modificare in qualsiasi momento le condizioni del rapporto di lavoro, e quindi anche le modalità di cessazione, con il proprio dipendente e non come strumento in grado di rendere flessibile l’organizzazione stessa del lavoro».

                      Per il 66,1% del campione, infatti, la flessibilità non genera un maggiore controllo sulla propria vita. Piuttosto, ostacola la capacità progettuale, minando alla base la possibilità di qualsiasi pensiero sul futuro. Ben il 76,3% delle donne, ma anche il 52,8% degli uomini, esprime insoddisfazione rispetto a questo aspetto.

                        Anche perchè il quadro di tutele previste per i lavoratori atipici è del tutto inadeguato. I lavoratori atipici si sentono poco tutelati soprattutto rispetto al diritto di sciopero, poco (20%) o per niente garantito (70,2%) ad avviso di oltre il 90% del campione.

                          La malattia è poco (24,7%) o per niente (56,9%) tutelata ad avviso dell’81,6% dei lavoratori atipici, mentre il 75,6% ritiene poco (36,8%) o per niente (38,8%) garantito il diritto alla sicurezza sul lavoro.
                          Il 71,3% degli intervistati afferma che il fatto di essere un lavoratore atipico ha influito molto (51,8%) o abbastanza (19,5%) sulla possibilità di comprare una casa ricorrendo a un mutuo. Per il 58,8% ha condizionato negativamente perfino la possibilità di prendere in affitto un appartamento.

                            E la pensione? Un miraggio. Tra le donne ben il 71,5% ritiene che sarà inesistente (37,5%) o comunque insufficiente a garantire una vecchiaia dignitosa (34%). Tra gli uomini il 53,3% crede che non percepirà alcuna pensione (34,7%) o che questa sarà insufficiente (18,6%).