Precari della Asl in rivolta Appello a Fitto e Vendola

02/02/2011

LECCE — Monta la protesta dei lavoratori delle società private che chiedono di essere internalizzati dalla Asl. Ieri mattina l’ennesimo sit in è andato in scena in via XXV luglio, di fronte al palazzo della prefettura. I manifestanti hanno esposto striscioni che invocavano l’intervento del ministro per Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, il quale, a loro giudizio, dovrebbe prodigarsi per sbloccare una situazione di precarietà che si trascina da tempo. Una delegazione ha potuto interlocuire con il prefetto, Mario Tafaro, che si è detto disponibile a mediare perché sia fissato un incontro a breve termine tra lo stesso ministro e il governatore della Puglia, Nichi Vendola. «Il Piano di rientro della spesa sanitaria firmato a Roma contiene una postilla che blocca il processo delle internalizzazioni e ciò non ci sta bene» , spiega il segretario provinciale della Filcams Cgil, Mirko Moscaggiuri. «Il piano per le internalizzazioni è stato avviato il 25 febbraio del 2010 con una legge regionale votata all’unanimità aggiunge il sindacalista -, che prevedeva l’assunzione degli operatori da parte di una società a totale capitale pubblico sotto la gestione della Asl. La legge è stata però impugnata dal governo nazionale il 30 aprile davanti alla Corte costituzionale. Il problema è che in provincia di Foggia, nella Bat e in provincia di Taranto, le internalizzazioni sono regolarmente avvenute, ma è stata lasciata fuori Lecce, malgrado due sentenze da parte del Tar e del Consiglio di Stato a noi favorevoli» . In provincia di Lecce ci sono ben 683 lavoratori che attendono di essere assorbiti dalla Asl. Si tratta di personale appartenente alle società Supernova, Cooperativa Ariete, Gsi Pulisan che lavorano in tutti presidi ospedalieri della provincia. «Noi chiediamo semplicemente l’applicazione di una legge regionale -sottolinea Mirko Moscaggiuri -, che in altre parti della Puglia è avvenuta, tranne che nelle province di Lecce, Bari e Brindisi dove sono stati lasciati fuori centinaia e centinaia di lavoratori che aspettano da mesi una risposta. A noi non interessa il pronunciamento della Corte costituzionale sulla legge, ma vogliamo solo che i lavoratori siano internalizzati da Foggia a Santa Maria di Leuca» .