Prato. Pulizie: continua lo sciopero

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina VIII – 24 Ore Prato

      LAVORO – Per il rinnovo del contratto scaduto da 25 mesi

        Pulizie, continua lo sciopero
        Oggi manifestazione a Firenze

          IERI un presidio con volantinaggio in piazza del Comune, oggi una trasferta a Firenze per partecipare alla manifestazione regionale. Continuano le iniziative di lotta delle lavoratrici e dei lavoratori del settore pulizie che fanno capo a Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. I due giorni di sciopero (ieri e oggi) decisi a livello nazionale per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro (scaduto da 25 mesi) hanno diverse articolazioni a seconda delle regioni e in Toscana sfoceranno nella manifestazione di oggi all’’auditorium

            “Al Duomo” di via Cerretani «contro l’ottusa resistenza delle associazioni padronali che da due anni negano il rinnovo del contratto nazionale e rifiutano regole certe e trasparenti per il rafforzamento del settore» come scrivono le organizzazioni sindacali nel volantino realizzato per l’occasione.

            A Prato, i lavoratori delle imprese di pulizie e servizi multi-integrati sono alcune migliaia (per lo più donne) «anche se è impossibile avere un dato esatto per le caratteristiche strutturali della categoria» spiega Manuela Marigolli della Filcams Cgil.

            «TRA LE NOSTRE richieste fatte due anni fa all’apertura della trattativa — continua Marigolli — c’era un aumento mensile lordo di 90 euro. Adesso, 25 mesi dopo, arriva la controproposta delle organizzazioni imprenditoriali di 52euro lordi, una proposta inaccettabile».

              Nella trattativa un altro punto fortemente controverso è quello dell’articcolo 4 del contratto nazionale, quello sul mantenimento del posto di lavoro in caso di cambio di appalto. Le aziende vogliono eliminarlo, mentre i sindacati lo considerano un punto fermo.

              «Chiediamo anche più trasparenza negli appalti — continua Marigolli — e anche che finisca questa continua rincorsa alla flessibilità selvaggia, salari bassi e orari insostenibili».