Prato, farmacie al rush finale

29/09/2000

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Venerdì 29 Settembre 2000 italia – economia
Prato, farmacie al rush finale

(NOSTRO SERVIZIO)

PRATO Parte la privatizzazione delle farmacie comunali di Prato, 13 punti vendita che impiegano 69 addetti (più 17 a termine) e che nel ’99 hanno fatturato 35 miliardi con un utile lordo di 1,6. Il bando di gara sarà pubblicato tra pochi giorni, appena il Comune disporrà della valutazione economica fatta dal tribunale (quella dell’advisor Cariprato, considerata "prudente" dall’amministrazione, stima un valore di 25 miliardi). Ai privati sarà ceduto il 75% della Farmacie pratesi Spa, la società nata dalla trasformazione (e dalla scissione) dell’azienda speciale Apm, cui fanno capo le attività farmaceutiche, il personale, più alcuni immobili occupati dalle farmacie. In mano al Comune resterà il 20% del capitale, mentre il restante 5% sarà offerto ai dipendenti della società al valore fissato dalla perizia del tribunale. L’attribuzione di azioni ai dipendenti è il risultato di un lungo e durissimo braccio di ferro tra Comune e sindacati, che ha fatto slittare di molto i tempi annunciati per la privatizzazione e ha "partorito" una serie di garanzie a tutela dei lavoratori, tra cui l’obbligo per il futuro gestore di non ridurre l’occupazione e di mantenere il trattamento economico "pubblico" di Assofarm.

La gara si svolgerà in due fasi — prima la manifestazione di interesse, poi l’invio delle offerte da parte dei concorrenti selezionati da una commissione di esperti — e, secondo le previsioni del Comune, si concluderà all’inizio del 2001. Segnali di interesse per il bando pratese sono già stati espressi dai colossi europei della distribuzione di farmaci Gehe (vincitore delle gare di Bologna e Cremona) e Alliance Unichem, dalla Lega delle cooperative, dai farmacisti privati della città. Visti i precedenti — e in particolare l’esempio di Cremona, dove il moltiplicatore tra prezzo pagato e fatturato realizzato è stato del 2,5 — il Comune conta di incassare almeno 50 miliardi, destinati ad abbattere i debiti. «Gli investimenti fatti nella precedente legislatura hanno prodotto un forte indebitamento — spiega l’assessore al Bilancio e privatizzazioni, Antonello Giacomelli — che richiede un esborso di circa 40 miliardi l’anno. Posto che non possiamo smettere di fare investimenti, né possiamo continuare a indebitarci, l’unica strada da percorrere è quella delle dismissioni, una strada coerente con la nostra idea che l’ente locale debba avere un ruolo di programmazione e di controllo, ma non di gestione dei servizi».

Silvia Pieraccini