Praticanti sotto esame: nuove strade per gli studi

08/06/2004


       
      Sette
       
       
       
      ItaliaOggi7 Professionisti in evoluzione
      Numero 135, pag. 5 del 7/6/2004
      Autore: di Cristina Bartelli e Chiara Cinti
       
      Praticanti sotto esame Nuove strade per gli studi
       
      Stage e co.co.co. per la formazione.
       
      Praticanti sotto esame. Dopo la circolare dei dottori commercialisti che prevede l’inquadramento del tirocinante con il contratto a progetto anche il consiglio dei ragionieri è al lavoro per trovare una giusta regolamentazione dei giovani che si avvicinano alla professione. Si affaccia la possibilità di prevedere stage e borse di studio ad hoc, mentre gli stessi dottori commercialisti si sono detti disposti a prevedere degli eventuali aggiustamenti. E non solo. Dal Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro arrivano novità per i propri iscritti e per l’inquadramento del rapporto di praticantato. Novità anche sul fronte dell’aggiornamento professionale. La formazione passa dai consigli nazionali agli ordini locali. Formazione permanente sotto i riflettori anche per le associazioni non regolamentate. Secondo il primo rapporto Censis sulle associazioni professionali, ´la formazione costituisce ormai un motore di cambiamento e di qualificazione delle stesse associazioni: nel 44% dei casi queste ultime possiedono scuole preposte al rilascio dei titoli necessari all’accesso e in misura ben più ampia controllano la congruità della formazione. L’81,5% di queste, inoltre, controlla ed eroga direttamente corsi di aggiornamento’. Ma ecco le novità.

      Ragionieri. Sotto la lente del consiglio nazionale la questione praticanti. Un restyling in arrivo con la possibilità di regolare il rapporto attualmente a titolo gratuito con l’introduzione dello stage o della borsa di studio. ´Il problema è all’esame del consiglio nazionale’ spiega a ItaliaOggi Sette Paolo Moretti, presidente della fondazione Luca Pacioli, ´ma l’argomento è delicato dal punto di vista della gestione contributi, cassa’. L’ordine si compone di circa 40 mila iscritti, mentre gli aspiranti ragionieri sono il doppio. I canali d’accesso alla professione per i giovani aspiranti ragionieri sono quelli tradizionali: conoscenza diretta.

      Sul fronte formazione permanente per gli iscritti, novità dal prossimo anno per quel che concerne i centri che forniscono la certificazione ai convegni. Saranno infatti i collegi, e non più il consiglio dell’ordine, a esprimere valutazioni e rilasciare i crediti per l’attività di formazione. Per quanto riguarda il settore dei crediti, invece, rimane tutto invariato con l’obbligo/dovere per gli iscritti di partecipare ai convegni, alle giornate di formazione e accumulare i crediti, 30. Al palo invece la disciplina dei controlli su eventuali carenze nella formazione del professionista. Infine il traguardo da raggiungere per i ragionieri è il regolamento unico sulla formazione con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti.

      Dottori commercialisti. Un piccolo terremoto. È questo l’effetto della circolare n. 18 del 27 maggio 2004 che per la prima volta ha previsto un trattamento retributivo per i praticanti. La circolare stabilisce infatti che ai praticanti si applichino le disposizioni della riforma del lavoro e quindi in particolare che i rapporti siano regolati con il contratto a progetto. ´Il chiarimento è arrivato dopo molte richieste da parte degli ordini locali’, racconta Antonio Tamborrino, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, ´i lavori però non sono ancora completi, siamo infatti disponibili al confronto con valutazioni di natura diversa’.

      Gli ordini locali raccolgono le richieste da parte degli studi e sono un punto di incontro tra la domanda di pratica e la disponibilità dei professionisti. Il maggior numero dei praticanti si trova al Sud dove infatti i praticanti, 40 mila circa, sono il 60% in più rispetto al Nord, mentre hanno superato quota 55 mila i professionisti iscritti all’ordine. Nel 2005 i professionisti dovranno cumulare 90 ore di crediti formativi e sempre nello stesso anno si concluderà il primo triennio di formazione obbligatoria. Solo dopo il raggiungimento di questo traguardo si darà il via ai controlli per la verifica dei risultati raggiunti da professionisti e ordini.

      Avvocati. Praticanti in regime di specialità. Per il Consiglio nazionale forense la disciplina dei praticanti prevede che dopo il primo anno in cui il laureato si forma sull’attività e il funzionamento dello studio professionale, dal secondo anno può iscrivendosi al registro dei patrocinatori percepire dei compensi per quella attività. Per i 40 mila praticanti dunque non si può configurare un’equiparazione con il contratto a progetto. ´Non è coerente con la natura del praticantato che è formazione professionale’, osserva Alarico Mariani Marini, membro del Consiglio nazionale forense. I 150 mila avvocati invece non hanno ancora un regolamento che delinei la formazione permanente. Resta ancora l’articolo 13 del codice deontologico il punto di riferimento per l’aggiornamento professionale, non è previsto neanche un sistema di crediti che certifichi l’aggiornamento ma in caso di errore dovuto a carenze professionali si potrebbe instaurare un procedimento disciplinare. Il passo in avanti per i 12 mila nuovi abilitati è rappresentano dalle 80 scuole forensi che preparano non solo all’esame di abilitazione ma anche alla formazione professionale.

      Consulenti del lavoro. No al contratto a progetto per il praticantato. I consulenti del lavoro forniscono in una circolare del 4 giugno 2004 agli iscritti una propria interpretazione della natura e finalità del rapporto di praticantato. ´Per sua natura e finalità è gratuito ma il professionista può riconoscere durante il rapporto assegni, rimborsi spese, sussidi o borse di studio senza che ciò pregiudichi la finalità di addestramento professionale che si prefigge il tirocinio biennale’. No al lavoro a progetto dunque ma una strada aperta a stage e borse di studio. Allo stesso tempo, secondo i consulenti del lavoro nell’ipotesi in cui nell’ambito del rapporto di praticantato si è dato il via a una forma di retribuzione questa dovrà essere inquadrata nell’articolo 50 del Tuir. Sul fronte formazione professionale invece per gli iscritti che non provvedono all’aggiornamento sono previste sanzioni di due tipi indirette e dirette. Nel primo caso la sanzione sta nel non rilascio dell’attestato a chi non assolve all’obbligo formativo, penalizzando i professionisti che non possono fregiarsi di tale valore aggiunto; nel secondo caso invece la sanzione è il biasimo. ´Per essere in regola’, spiega Alfio Catalano, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti, ´ sono necessari 16 crediti formativi per il 2004, 20 per il 2005, e 25 per il 2006′. È previsto un meccanismo di compensazione per il professionista che risulti carente nel corso della verifica.

      Lapet. Il praticantato non è propedeutico per l’iscrizione alla Lapet, associazione di professionisti che, come tali, già esercitano l’attività. Tra i requisiti previsti per accedere alla Lapet è indispensabile l’esercizio dell’attività professionale da almeno tre anni. ´Perciò non abbiamo una casistica in cui sia stato stabilito il numero dei praticanti e quanto guadagnano. Diverso, invece, e molto più categorico, è il discorso sulla formazione, obbligatoria come citano l’articolo 7 dello statuto e il 4 del regolamento della formazione, pena la decadenza della qualifica di associato. La Lapet, infatti, punta ormai da vent’anni sulla formazione, sempre più convinta dell’importanza dell’aggiornamento professionale, non soltanto quale garanzia di alta qualificazione per il tributarista, ma anche come forma di tutela dei cittadini contribuenti. Abbiamo infatti sempre creduto nel valore della formazione professionale, per questo, rinnovando lo statuto nel corso degli anni, abbiamo lasciato invariato l’articolo 7′, spiega Roberto Falcone, presidente della Lapet. La formazione professionale della Lapet, infatti, si articola su più livelli. Il primo livello, obbligatorio e gratuito, è uguale per tutti. Esso si esplica attraverso la partecipazione a convegni ed eventi che danno diritto all’accumulo di credito formativo ai sensi del regolamento approvato dal Consiglio direttivo nazionale dell’associazione. Sono previsti, nel corso di un anno, un punteggio minimo di 40 crediti formativi e la partecipazione ad almeno 30 eventi. ´Quest’anno, per rendere la nostra offerta formativa sempre più qualificante abbiamo programmato un ciclo itinerante d’aggiornamento professionale. Sono infatti stati organizzati cinque importanti convegni nazionali nelle maggiori città d’Italia, collocate in una posizione strategica e facilmente raggiungibili da tutti i professionisti Lapet’, aggiunge Falcone. Ogni incontro è stato tuttavia anche trasmesso in differita satellitare, una settimana dopo la data prevista per ciascun convegno. Ogni singola sede provinciale della Lapet, infatti, ve ne sono oltre 90 in tutt’Italia, è stata dotata delle attrezzature necessarie per la trasmissione dei corsi di formazione. ´L’iniziativa ha avuto grande successo, tant’è che la formazione Lapet ha aperto le porte anche a molti professionisti fino a quel momento non iscritti all’associazione’ aggiunge il presidente della Lapet. La programmazione della formazione di II livello, invece, è gestita dalle singole sedi provinciali, che hanno la facoltà di organizzare corsi ed eventi formativi in linea con le esigenze dei professionisti. Questo livello di formazione è facoltativo.

      Tutte le dispense e il materiale didattico della formazione Lapet sono di volta in volta pubblicati sul sito web www.iltributarista.it. Così come gli appuntamenti con la formazione sono annunciati nello stesso sito.

      Int. L’accesso all’Int è subordinato all’esercizio per due anni dell’attività presso un tributarista iscritto all’istituto. L’attività del ´tirocinante’ è regolata da un contratto di collaborazione a progetto o con la partita Iva. ´Saremmo d’accordo a far svolgere il praticantato durante il corso di laurea perché abbiamo l’ingresso alla professione più tardi d’Europa’, dichiara Riccardo Alemanno, presidente dell’Int. ´Intanto stiamo lavorando a un corso di laurea triennale ad hoc e a un master importante sulle tematiche del diritto tributario’.

      Sul fronte formazione, invece, sono previste per ciascun professionista dieci giornate e mezzo all’anno di formazione, aggiornamento on-line o tramite videoconferenze. Una commissione monitora l’attività di formazione e, annuncia il presidente dell’Int, ´stiamo lavorando per inserire anche dei membri esterni come quelli che appartengono alle associazioni dei consumatori’. E per chi non raggiunge l’obbligo dei crediti formativi, prima è prevista una semplice segnalazione, poi scatta la sospensione della qualifica.

      Ancot. Negli ultimi otto anni l’Ancot ha registrato un incremento di iscritti del 15% all’anno. Attualmente conta 2 mila iscritti: di cui 1.040 donne. ´I nostri praticanti sono regolarmente assunti oppure aprono partita Iva ed esercitano in forma autonoma. Ma saremmo d’accordo a qualificare il tirocinio universitario come apprendistato anche per i dipendenti. Oppure potrebbe andare bene regolare il tirocinio come collaborazione’, dichiara Arvedo Marinelli, presidente dei tributaristi dell’Ancot.

      Gli associati Ancot sono professionisti non regolamentati, per l’accesso alla professione serve il diploma o la laurea e tre anni di praticantato presso un consulente tributario. Ma la formazione permanente è obbligatoria come per gli altri professionisti. Da due anni il regolamento prevede formazione tributaria permanente: ogni associato deve fare ogni tre anni 90 ore di formazione. Se ne occupa il centro studi dell’organizzazione e alcune società accreditate i cui attestati di partecipazione sono riconosciuti validi come crediti formativi. Poi una commissione specializzata monitora la formazione. ´I responsabili provinciali raccolgono i dati e alla fine del triennio ci sarà un’apposita valutazione’, continua Di Cesare, ´nel biennio 2003/04 hanno partecipato oltre il 70% degli associati’.

      Colap. ´Tutte le associazioni fanno formazione e aggiornamento. Molte hanno un attestato di competenza per chi già esercita. Ogni tre o cinque anni alcuni hanno introdotto l’obbligo del tirocinio per essere iscritti nell’associazione’, racconta Ennio Ciampoli, presidente Colap. La durata del tirocinio va da tre mesi a nove mesi, ´comunque sono tutti retribuiti’, puntualizza Ciampoli. ´Prima erano regolati come co.co.co. e oggi sono stati trasformati in contratti a progetto o formazione lavoro. Ma si tratta a tutti gli effetti di lavoratori dipendenti. Saremmo interessati a convalidare il tirocinio universitario e ritenerlo valido per avere un attestato di competenza’.

      Gli attestati di competenza hanno dai tre ai sei anni di durata. Quando scadono, il professionista deve frequentare i corsi per ottenere nuovi attestati di aggiornamento. Ciascuna associazione risponde dell’attestato di competenza. Molto lo fanno con organi a parte che valutano il rispetto del codice deontologico. I corsi sono a carico dell’associato. E secondo il primo rapporto Censis sulle associazioni professionali, ´la formazione costituisce ormai un motore di cambiamento e di innovazione molto forte, nonché di qualificazione delle stesse associazioni: nel 44% dei casi queste ultime possiedono scuole preposte al rilascio dei titoli necessari all’accesso e in misura ben più ampia controllano la congruità della formazione. L’81,5% delle associazioni, invece, controlla ed eroga direttamente corsi di aggiornamento’.

      Ancit. Quando inizia l’attività di consulente tributario all’Ancit si chiama associato junior, ma è un vero professionista con tanto di partita Iva. Dopo un praticantato di tre anni, però, può diventare associato ordinario. I praticanti dell’Ancit rappresentano un 10% su 1.450 iscritti.

      Per la formazione e l’aggiornamento è previsto l’obbligo di raggiungere 40 crediti formativi all’anno (progetto emisfero).

      Se il professionista non raggiunge i crediti, allora non può ottenere la certificazione ´che è un attestato di garanzia che per il momento non ha valore legale ma è soltanto rivolto a garantire il cliente’, spiega Luigi Pessina, presidente dell’Associazione nazionale consulenti tributari italiani. Quindi non esiste una sanzione diretta a carico del professionista.

      Periti agrari. Lavori in corso anche in casa dei periti agrari. ´Stiamo pensando a una soluzione ma prenderemo una decisione solo dopo aver completato il monitoraggio che stiamo conducendo sul territorio’, annuncia Andrea Bottaro, presidente del Consiglio nazionale dei periti agrari (Cnpa). L’identikit del praticante che viene selezionato secondo la conoscenza diretta è nel 90% dei casi un ragazzo che abita nelle città ad alta densità di popolazione.

      L’aggiornamento in mancanza di una normativa ad hoc è effettuato con i corsi di aggiornamento sui temi di carattere professionale. Il richiamo anche in questo caso è legato al codice deontologico del Cnpa. Un bollino verde, spendibile come credito formativo, poi sarà rilasciato alla conclusione di corsi di formazione ad alto contenuto professionale.

      Veterinari. Il tirocinio è parte integrante del corso di laurea e occupa sei mesi della vita universitaria dei novelli veterinari. Per questo motivo ha natura gratuita, non sono previsti compensi ma il tirocinio consente l’accumulo di crediti formativi in campo universitario per poi accedere all’abilitazione della professione. ´Stiamo valutando ipotesi di un possibile praticantato ma dobbiamo delineare quali elementi rilevano per l’attività professionale’, spiega Gabriele Fruganti, consigliere della Federazione nazionale dei medici veterinari. L’aggiornamento per le professioni mediche è obbligatorio e, previsto dalla legge, si chiama educazione continua in medicina (Ecm).

      Farmacisti. Anche per i farmacisti il tirocinio inizia sui banchi universitari ed è indispensabile per l’esame di abilitazione di iscrizione all’albo. L’educazione continua si svolge nell’arco di tre anni con il raggiungimento per ogni evento formativo di un numero di crediti. Per il 2003, 20; per il 2004, 40 e per il 2005, 50. Una commissione valuta i crediti da attribuire agli eventi formativi. Controlli ancora fermi anche se la verifica spetterà agli ordini locali.

      Psicologi. Il tirocinio post lauream (sei mesi per i futuri iscritti alla sez. B del nostro albo, 12 mesi per i detentori di laurea specialistica e futuri iscritti alla sez. A) è obbligatorio. Le sedi di tirocinio vengono accreditate congiuntamente da università e ordine territoriale. ´Attualmente, ma solo in Lombardia, vengono accreditati anche studi professionali privati (finora potevano essere accreditati solo enti e strutture pubbliche e private provvisti di statuto costitutivo)’, racconta Roberto Bergonzi del Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi. Le sedi di tirocinio devono essere attinenti l’area di formazione. ´Data la grande varietà di aree e di contesti nei quali lo psicologo agisce (sanità, lavoro e organizzazione, giuridica e forense, scolastica, marketing e comunicazione, comunità, dipendenze, gerontologica), il ventaglio di sedi di tirocinio deve essere necessariamente il più ampio possibile’, evidenzia Bergonzi. I tutor dei tirocini devono avere almeno due anni di iscrizione all’ordine (sez. A) e non possono avere in carico più di due tirocinanti per semestre. I tirocinanti devono essere coperti da assicurazione (a carico della sede di tirocinio). Già adesso vi è uno squilibrio fra domanda e offerta di tirocinio, squilibrio che rischia di accentuarsi notevolmente nei prossimi anni (a fronte di 41 mila psicologi attuali esistono 70 mila studenti).

      Architetti. Un tirocinio obbligatorio che consentirà di avere un esame di abilitazione più soft. È questa una delle novità che potrebbe riguardare i futuri architetti con le modifiche in arrivo dalla riforma universitaria. ´Al momento non è previsto praticantato e i giovani che lavorano negli studi sono assunti con il contratto di lavoro a progetto come collaboratori’, dichiara Gianfranco Pizzolato, vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti. La riforma dunque consentirà a chi ha svolto un periodo di tirocinio (obbligatori sei mesi facoltativi i successivi sei) di effettuare tre prove per l’esame di abilitazione invece delle quattro fissate ´abbonando’ la prova pratica considerata svolta proprio con il tirocinio. Il canale d’accesso negli studi è la conoscenza diretta.

      Ingegneri. La situazione è simile a quella degli architetti per l’ordine degli ingegneri. ´Il tirocinio obbligatorio di un anno dovrebbe diventare una realtà dopo l’estate’, auspica Sergio Polese, presidente dell’Ordine nazionale degli ingegneri. Intanto la formazione dei professionisti si svolge sulla base di una propria volontà e va dagli aspetti più tecnici della professione alle novità normative in tema di sicurezza.

      Periti industriali. Il tirocinio universitario accorcerà la strada dei periti industriali. È quanto anticipa a ItaliaOggi Sette Mariano Magnabosco, presidente dei periti industriali: ´Stiamo studiando le modalità per riconoscere il nuovo tirocinio universitario ai fini del praticantato utile all’abilitazione da perito per gli studenti. Inoltre metteremo in pista anche un sistema di retribuzione ad hoc’. E per la disciplina del praticantato (che dura due anni) non si esclude neppure l’applicazione della legge Biagi. Per l’ingresso in studio, attualmente, si usa il passaparola, ma si ricorre sempre più spesso anche alle convenzioni universitarie. Quello dei praticanti è un vero e proprio esercito: ogni anno sono 2.200 coloro che svolgono gli esami di abilitazione su circa 46 mila iscritti. Lavori in corso, invece, sulla formazione ´dobbiamo concentrare nei sei mesi di tirocinio un iter che faccia fare al praticante tutto quello che poi farà come professionista’, spiega Magnabosco. Nel frattempo continua il sistema di formazione che è partito dallo scorso 1° marzo. Ogni anno il professionista si deve aggiornare con un numero minimo di crediti: 10 il primo anno, poi 30. Alcune fondazioni specializzate provvedono alla formazione attraverso i collegi provinciali.

      Aifi (Associazione italiana fisioterapisti). Per diventare fisioterapista non serve il praticantato. La laurea da sola è abilitante e il tirocinio, che dura ben 1.600 ore, si svolge nel corso della laurea. Per i fisioterapisti praticanti non è prevista una retribuzione ´ma la gratuità non è un problema’, spiega Vincenzo Manigrasso, presidente dell’Aifi, ´perché per tutte le professioni sanitarie la fase di tirocinio è di apprendimento, senza svolgere alcuna attività autonoma. Ciascun fisioterapista è affiancato da un tutor che lo segue nel percorso formativo. Inoltre nel corso del primo anno di tirocinio il giovane si limita a fare un’osservazione guidata’. Ogni anni accedono alla professione (con l’abilitazione) circa 2.500 fisioterapisti. Tre le modalità di accesso alla professione: come dipendente sanitario nazionale tramite concorso oppure dipendente presso strutture private convenzionate o non con struttura sanitaria pubblica. Infine c’è la libera professione e, presso le strutture sanitarie pubbliche del Nord Italia, si va diffondendo la collaborazione a progetto. ´Le risorse vengono reclutate, presentando il curriculum ma vale anche il passaparola. Il mercato del lavoro è piuttosto aperto e, poiché la popolazione invecchia, la richiesta di interventi specialistici è in continuo aumento’, puntualizza Manigrasso.

      Ogni anno ci sono circa 7.500 tirocinanti. Nell’arco degli ultimi dieci anni si sono iscritti almeno 25 mila tirocinanti. Oggi i fisioterapisti (chi ha ottenuto l’abilitazione) sono 40/45 mila.

      L’attività di formazione invece riguarda tutti i 45 mila iscritti: da alcuni anni, infatti, i crediti Ecm valgono anche per i fisioterapisti. Sono previsti 150 crediti nell’arco di un triennio, ´ora siamo nella fase di avvio per cui i 150 crediti si dipanano in cinque anni. E quindi per quest’anno abbiamo previsto 30 crediti’. Ma finora nessun organo si è occupato di accertare l’attività di formazione svolta dai professionisti. ´Questo dovrebbe avvenire grazie al consorzio delle professioni sanitarie che ha un collegio per ogni professione. Ma siamo in ritardo e ci auguriamo che prenda il via nell’arco dell’anno’, conclude Manigrasso. (riproduzione riservata)