Pranzo a Palazzo Chigi per trovare i soldi del riassetto

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 5 - Primo Piano

      IL RETROSCENA

        Un pranzo a Palazzo Chigi
        per trovare i soldi del riassetto

          ROMA — Una lunga colazione con Tommaso Padoa-Schioppa, Cesare Damiano ed Enrico Letta, preceduta da un colloquio a quattr’occhi con il ministro del Lavoro. Il premier Romano Prodi ha cominciato così a preparare il rush finale sulle pensioni: partita che conta di chiudere assolutamente nei prossimi giorni, nonostante le forti resistenze che ancora manifesta la sinistra radicale.

          Damiano, autore della proposta che mira a sostituire lo scalone con due scalini prima a 58 e poi a 59 anni per applicare successivamente il sistema delle quote, considera decisivo l’accordo raggiunto martedì notte sugli aumenti alle pensioni basse. Sarebbe quello un segnale importante anche in direzione di Rifondazione comunista.

          Lo stesso segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni (che ieri ha incontrato a palazzo Grazioli il capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi) ha auspicato che quell’intesa possa rappresentare una specie di premessa dall’accordo sullo scalone. Consapevole, probabilmente, che è il sindacato oggi ad avere in mano il boccino della partita.

          Dopo aver incontrato i segretari generali delle tre confederazioni, il segretario di Rifondazione Franco Giordano ha visto anche i vertici dei Comunisti italiani, dei Verdi e di Sinistra democratica: che difficilmente potrebbero contestare un accordo fra il governo e la Cgil fino al punto di rischiare la caduta del governo. L’eventuale sì della Cgil agli scalini, accompagnato da una forte salvaguardia per gli operai e i lavoratori turnisti potrebbe soffocare i contrasti politici nella maggioranza e spianare la strada alla modifica della riforma Maroni- Tremonti. Tanto più che le norme finiranno sicuramente nella legge Finanziaria, una specie di salvacondotto sul quale inevitabilmente il governo dovrà porre la fiducia.

          Restano tuttavia da risolvere molti problemi tecnici, che potrebbero complicare, e non poco, le cose. La proposta di Prodi, che transiterebbe venerdì in consiglio dei ministri, dovrebbe contenere anche le misure per compensare i minori risparmi di spesa determinati dall’ammorbidimento dello scalone. E per questo potrebbe causare non poche turbolenze.

          La condizione essenziale è infatti che i soldi necessari (da un minimo di 2,5 a un massimo di 9,5 miliardi) siano reperiti all’interno della previdenza. Ma in che modo? Fra le ipotesi circolate finora c’è l’accorpamento degli enti, che secondo il governo potrebbe generare risparmi, a regime fino a 2 miliardi l’anno, ma che invece, secondo i sindacati, non produrrebbe alcun beneficio. C’è poi l’aumento dell’età pensionabile di vecchiaia delle donne (da 60 a 62 anni), che è stata però sepolta dalle critiche. E c’è sempre l’aumento dei contributi dei lavoratori autonomi: che rischierebbe però di scatenare una mezza rivoluzione. Si attende un nuovo grande sforzo di fantasia.

        S.Riz.