Ppi e «liberal»: tavolo allargato sul Tfr

24/11/2000

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Venerdì 24 Novembre 2000
italia – politica
Morando (Ds): parliamo anche di flessibilità.

Ma la Cgil ribadisce il suo no a «mischiare» le questioni.
Ppi e «liberal»: tavolo allargato sul Tfr

ROMA Allargare il tavolo anche alla flessibilità, senza toccare però l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, e garantire compensazioni alle imprese attraverso un’accelerazione della già prevista riduzione dell’Irpeg. È questa la proposta lanciata dai "centristi" della maggioranza e dall’area "liberal" dei Ds per tentare di inserire la riforma del Tfr in Finanziaria dopo il preventivo accordo tra Governo e parti sociali, considerato indispensabile e urgente. Anche perché il tempo stringe: a disposizione ci sono non più di una decina di giorni per presentare un emendamento, quanto meno parziale, alla commissione Bilancio del Senato. Anche per questo il Governo ha deciso di provare a fare un ultimo tentativo all’inizio della prossima settimana con la speranza di uscire dall’attuale fase di stallo. «Stiamo ancora lavorando per inserire la riforma nella Finanziaria», ha detto ieri Lanfranco Turci, consigliere economico di Giuliano Amato. Ma ieri è arrivato subito un nuovo "no" della Cgil a qualsiasi tavolo allargato.

«Mettere insieme troppe questioni, come Tfr, sommerso e flessibilità — ha detto il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani — è sbagliato e non porta da nessuna parte. Ma Confindustria mette sul tappeto temi che non c’entrano con il Tfr, impedendo di costruire una cosa utile per il Paese, i lavoratori e le imprese». Ieri sera, comunque, Sergio Cofferati ha lasciato aperto uno spiraglio: «Qualcosa nei prossimi giorni accadrà».

A non pensarla come la Cgil è Enrico Morando, responsabile economico ed esponente "liberal" dei Ds: «Si potrebbe portare il tema della flessibilità al tavolo della riforma del Tfr, a condizione che Confindustria non insista sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori». Secondo Morando, già inserendo nel confronto la questione dell’arbitrato la trattativa potrebbe sbloccarsi e sfociare in ampia intesa che non dovrebbe essere necessariamente sugellata dall’unanimità.

Per il presidente della commissione Bilancio del Senato, Romualdo Coviello (Ppi), la via da seguire è invece quella di una riduzione dell’Irpeg a livello nazionale con ritmi più accelerati di quanto prevede attualmente la Finanziaria 2001: «Questo è un nodo da affrontare durante l’esame della Finanziaria a Palazzo Madama perché è evidentemente collegato all’aggravio recato alle imprese dalla soluzione, in fase di concertazione tra Governo e parti sociali, diretta a potenziare la previdenza integrativa con la riforma del Tfr».

Ma proprio alle parti sociali spetterà dare il via a questo collegamento tra le due operazioni (o, come lo ha definito qualcuno in Parlamento, «a questo scambio»). A ribadirlo è stato ieri il relatore della maggioranza al Senato sulla Finanziaria, Paolo Giarretta (Ppi), che ha invitato Confindustria e sindacati a non perdere questa opportunità anche per facilitare la verifica del 2001.

Ma per Marco Tronchetti Provera, presidente della Pirelli e vicepresidente di Confindustria, che ha ribadito che sul Tfr la concertazione è la strada maestra, proprio l’avvicinarsi delle elezioni potrebbe costituire un ostacolo al decollo della trattativa. «È un momento difficile — ha affermato Tronchetti Provera —, è un momento preelettorale, in cui le parti fanno fatica a sedersi al tavolo: c’è una tendenza ad alzare i toni ed è sbagliato. C’è un problema di competitività del Paese — ha aggiunto — bisogna che tutti si adoperino».

Anche per Cesare Romiti, presidente della Rcs, la concertazione è necessaria per definire il problema del Tfr: «Una soluzione è possibile se viene concordata. Nessuno può imporre in un Paese democratico una soluzione piuttosto che un’altra».

Marco Rogari