Povertà, in aumento il divario Nord-Sud

18/07/2002


18 luglio 2002



Povertà, in aumento il divario Nord-Sud

Rossella Bocciarelli

ROMA – Sono quasi otto milioni i poveri in Italia e la maggior parte di loro vive nel Mezzogiorno. L’identikit degli italiani che faticano a sbarcare il lunario è contenuto in un dossier dell’Istat: nel 2001 circa 2 milioni 663 mila famiglie , pari al 12% del totale delle famiglie residenti, vivevano in condizione di povertà relativa, vale a dire con un tenore di vita inferiore a una cifra equivalente a 814,55 euro al mese per una famiglia di due persone. Si tratta in totale, spiega l’Istat, di 7 milioni 828 mila individui cioè il 13% della popolazione italiana. Ma, fatto pari a 100 il totale delle famiglie in condizioni di povertà, si scopre che il 66% di questi nuclei familiari vive nel Mezzogiorno. Il 4,2% delle famiglie italiane, inoltre, versa in condizioni di povertà assoluta, vale a dire che, se si tratta di una famiglia con due persone, sopravvive con meno di 559,63 euro mensili. In queste condizioni di miseria vive il 9,7% delle famiglie meridionali, mentre nel Centro e al Nord la quota è pari, rispettivamente, a 2,3% e a 1,3 per cento. Emerge una sostanziale stabilità, osservano gli esperti dell’Istat, per quel che riguarda l’incidenza della povertà, fra il 2000 e il 2001: lo scorso anno, infatti, la percentuale delle famiglie povere si è attestata al 12% con una lievissima diminuzione (nel 2000 la media nazionale era pari al 12,3%). Però se si esaminano le variazioni a livello territoriale, si vede che al Nord e nel Centro Italia si è verificato un miglioramento significativo : nelle regioni settentrionali infatti lo scorso anno la percentuale delle famiglie povere si è ridotta dal 5,7% al 5% mentre in quelle centrali è passata dal 9,7% all’8,4%. Nel Mezzogiorno, nonostante il lieve aumento (dal 23,6% al 24,3%) la situazione può essere definita stabile, ma nel complesso la "forbice" fra Nord e Sud si è allargata . C’è comunque un dato positivo ed è il fatto che nel 2001 si è attenuata "l’intensità" della povertà (dal 22,5% al 21,1%): in altre parole, in media le famiglie povere italiane vivono con il il 21,1% per cento in meno di 814,55 euro e rispetto al 2000 le loro condizioni economiche sono leggermente migliorate. Ma chi sono i poveri in Italia? Si tratta essenzialmente di famiglie numerose, con tre o più figli, di famiglie con anziani e di anziani soli. Circa un quarto delle famiglie con cinque e più componenti è povero, ma questo valore supera il 36% nel Mezzogiorno. Anche la presenza di anziani di età superiore ai 64 anni in famiglia aumenta l’incidenza della povertà, che risulta pari al 13,8% se è presente un anziano e raggiunge il 17,8% se ve ne sono due o più. Nel Sud, inoltre,lo svantaggio delle famiglie con a capo una donna è netto ed è essenzialmente dovuto alle anziane sole e alle famiglie con un solo genitore, che costituiscono, spiega ancora l’Istat rispettivamente il 47% e il 26% delle famiglie povere con a capo una donna nel Mezzogiorno. La povertà, com’è facile intuire, risulta fortemente correlata alla mancanza di istruzione e alla disoccupazione: più il titolo di studio della persona di riferimento è elevato, minore è l’incidenza della povertà: il 4,8% delle famiglie con a capo almeno un diplomato risulta povero, contro il 18,7% delle famiglie con a capo una persona senza titolo di studio o con licenza elementare. Quanto ai disoccupati, l’incidenza della povertà è pari al 22,8% se un solo componente è in cerca di lavoro e raggiunge il 41,1% se sono almeno due. Risulta in aumento l’incidenza della povertà fra le famiglie che hanno a capo un lavoratore dipendente. L’incidenza minima della povertà si osserva invece tra le famiglie con a capo un lavoratore autonomo: a livello nazionale è pari al 7,5% e nel Nord è pari al 3,2 per cento. Per avere un’immagine più chiara di come si polarizzi la distribuzione del reddito a livello territoriale, l’Istat ha calcolato anche altre due soglie aggiuntive , pari all’80% e al 120% di quella standard. In tal modo è possibile individuare quattro categorie di famiglie: quelle "sicuramente povere" (con consumi inferiori all’80% della linea di povertà standard); quelle "appena povere"(tra l’80% della linea e la linea stessa) quelle a rischio di povertà (con consumi superiori alla linea di non oltre il 20%) e quelle "sicuramente non povere", con i consumi più elevati. Ebbene: nel 2001 nel Nord le famiglie "sicuramente povere" erano l’1,8% del totale; nel Centro la quota sale al 3,1% e nel Sud raggiunge il 12,1%. Parallelamente, se si considerano i nuclei familiari sicuramente non poveri (che a livello nazionale sono l’80%) si vede che al Nord questa categoria rappresenta il 90% delle famiglie, mentre nel Sud e nelle Isole la quota di chi è veramente al sicuro dalla povertà scende al 63 per cento.